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(it) Lotta di Classe no.68 - Lavoratori contro la guerra e contro il potere

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Date Tue, 15 Oct 2002 08:08:00 -0400 (EDT)


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Lotta di Classe - Numero 68 - Ottobre 2002 


Lavoratori contro la guerra e contro il potere

 

LO SCIOPERO DEL 18, SOLO UN PRIMO PASSO CONTRO LA GUERRA, CONTRO
GOVERNO E PADRONATO, CONTRO LA CONCERTAZIONE E LA FALSA
OPPOSIZIONE


Il risultato, pur importante, di essere riusciti ad effettuare
per il 18 Ottobre uno sciopero generale (quasi) unitario del
Sindacalismo di Base contro la guerra e contro le scelte
economiche, sociali e militari del governo Berlusconiano, và
comunque attentamente analizzato in molti suoi aspetti, per far
si che quella del 18 sia solo una prima tappa di lotta e che il
Sindacalismo di Base sappia trasformare, da protagonista, questa
fase di scontro per estendere una conflittualità radicale e
vincente che porti alla fine a una nuova stagione di vera
trasformazione sociale.

Lo sciopero attuale proclamato dai Sindacati di Base viene fatto
con una propria piattaforma di lotta di classe e con
mobilitazioni di piazza alternative e separate da quelle della
CGIL.

Punti base della piattaforma sono il rifiuto della guerra,
contro la legge antimmigrazione Bossi-Fini, contro i tagli alla
spesa sociale proposti con la finanziaria, contro le manovre in
atto per toglierci liquidazioni e pensioni, la lotta al
precariato e al caporalato (interinale), l’opposizione alla
politica della concertazione, l’estensione a tutti i lavoratori
dell’art. 18, forti aumenti salariali per tutte le categorie,
difesa ed allargamento delle libertà sindacali e sociali.

Due questioni ci preme sviluppare in questo giornale. Due
tematiche (CGIL e fase attuale, l’impegno dei sindacati contro
la guerra) su cui invitiamo alla riflessione per poter dare
risposte concrete e vincenti nei momenti di dura lotta che ci
aspettano.

Primo aspetto da analizzare riguarda il ruolo della CGIL e delle
varie componenti della sinistra in questo sciopero. Da tempo
sosteniamo che la "nuova verginità" di sindacato di lotta che la
CGIL tenta di accreditarsi è FALSA e STRUMENTALE. Questo, sia
con Cofferati o Epifani alla guida, è sempre un sindacato
rimasto profondamente inserito nella logica della concertazione
e della spartizione clientelare del potere, così come UIL, CISL,
UGL e CISAL che hanno firmato lo scellerato Patto per l’Italia.
Un sindacato, la CGIL, che (con gli stessi dirigenti di oggi)
nei cinque anni di regime del centro-sinistra non ha mai mosso
un dito per estendere a tutti i lavoratori l’articolo 18, per
frenare privatizzazioni, flessibilità e mobilità selvagge,
licenziamenti, attacchi alle pensioni, mafia del caporalato e
delle agenzie interinali, guerre ad altri popoli e repressioni
interne di ogni forma di dissenso. Anzi di tutto questo la CGIL
è sempre stata complice ricavando dal suo ruolo interessi e
profitti.

La differenza odierna è, a nostro avviso, esclusivamente
tattica. Siccome c’è un governo di destra al potere la CGIL (e
dietro di lui la sinistra DS, altre componenti dell’Ulivo e la
stessa Rifondazione) gioca la carta della lotta e della piazza
per mettere in crisi Berlusconi e, chissà, per preparare la
strada a un nuovo centro sinistra al potere con alla guida i
suoi Rutelli, D’Alema e forse lo stesso Cofferati.

A riprova della natura concertativa della "nuova" CGIL citiamo
la recentissima firma del contratto nazionale interinale da
parte di questo sindacato (insieme a CISL e UIL, ohibò la
"Triplice" è pur sempre ancora unita quando si tratta di
guadagnare soldi con lo sfruttamento selvaggio dei giovani
lavoratoti!). Il contratto partirà dall’autunno e durerà quattro
anni. Di fatto la CGIL, come gli altri sindacati concertativi,
ha grossi interessi nel mantenimento di questo caporalato
schiavista gestendo direttamente le sue agenzie interinali da
cui ricava soldi e controllo politico della manodopera.

Siamo quindi, come USI, di fatto su un piano completamente
alternativo a quello della CGIL che consideriamo, al pari del
governo e del padronato, ancora controparte dei lavoratori e
delle fasce più deboli della società. Nessuna confusione deve e
può essere fatta su questo.

La stessa proposta, da parte di aree del sindacalismo di base,
di aprire "tavoli di confronto" (e di intesa) con la CGIL ci
appare contraddittoria e fallimentare, alla fine utile solo ai
vertici CGIL in cerca di ricostruirsi una nuova immagine per
cavalcare lo scontento della base e per tradire poi i lavoratori
al momento finale. Come sempre.

A noi, Sindacati di Base, il compito di non rincorrere più la
CGIL ma di coinvolgere la sua base in una stagione continua di
conflittualità permanente (che va ben oltre lo sciopero del 18)
contro il governo fascista di Belusconi ma anche contro ogni
tentativo di mantenere una società basata sulla logica
capitalista dello sfruttamento, del militarismo e
dell’oppressione sociale (sia se a portarla avanti è la destra
come oggi e sia se, come nel recente passato, queste prerogative
erano anche dell’Ulivo al potere, ben difeso da tutto l’apparato
della CGIL).

Sulla guerra, questa guerra "mondiale" scatenata dagli USA dopo
l’ 11 settembre, non ci stancheremo mai di dirlo, si sta
giocando il futuro dell’umanità. Non è certo il terrorismo (la
stessa versione americana degli attacchi dell’11.09.01 fa acqua
da tutte le parti) il nemico degli USA come non lo è Saddam
(messo su ed armato proprio da loro). Il problema, in un mondo
avviato verso catastrofiche previsioni, è il controllo delle
materie prime e il dominio militare ed economico sulla terra.
Quindi ieri la guerra andava portata all’Afghanistan, oggi
all’Irak, domani alla Siria e all’Iran, poi alla Cina e così via
(senza dimenticare l’Europa). La lunga guerra mondiale iniziata
da Bush è (come da lui sempre affermato) appena agli inizi.

Ora il problema guerra diventa centrale anche per l’impegno
antimilitarista di un Sindacato come l’USI-AIT e di tutto il
Sindacalismo di Base. C’è poco da scherzare, la guerra è già
entrata nelle nostre vite con la sua cultura di morte che ci
propinano, con le finanziarie di "guerra" che varano per
sostenere le loro spese belliche, con le progressive limitazioni
alle libertà che attuano, con la militarizzazione sempre più
ossessiva dei nostri territori.

Già pronta la fase due con l’applicazione del CODICE PENALE
MILITARE DI GUERRA già approvato dal parlamento italiano nello
scorso dicembre (se ne scordano tutti di parlarne, ma è già
operante e potrebbero, in caso di inasprimento dello scontro,
portare velocemente alla privazione delle libertà, alla
soppressione delle forze dell’opposizione e al completo
controllo militare). Non crediamo che il governo Berlusconi
esiterà a servirsi, se sarà il caso, di questi strumenti che il
parlamento gli ha così gentilmente donato.

L’attacco all’Irak muta comunque lo scenario della partita a
scacchi per il potere in Italia tra Polo ed Ulivo, e su questo
dobbiamo fare alcune riflessioni per non rimanere intrappolati
in giochi fatti sulla pelle dei lavoratori per gli interessi dei
soliti sciacalli.

Partiamo da una semplice constatazione iniziale: Polo e Ulivo,
compresa la sua componente di "sinistra" (si fa per dire) sono
entrambe guerrafondaie, filoamericane e militariste. La
criminale aggressione del governo D’Alema alla Jugoslavia nel
1999 non si può e non si deve dimenticare. Così come la
responsabilità criminale di tutta quell’area (allora al governo)
che oggi vota contro la guerra (sinistra DS, Kossuttiani, Verdi,
ecc.) unicamente per interessi elettorali e politici. Così come
ancora denunciamo la CGIL (così come CISL e UIL) che nel 1999
oltre a non fare nulla contro la guerra appoggiarono
pesantemente le scelte assassine di Clinton e di D’Alema.

Siccome oggi tutta una certa "sinistra infame" si riscopre
contro la guerra in Irak (anche se un anno fa quasi tutto il
parlamento unito, Ulivo compreso, votò in favore
dell’aggressione all’Afghanistan) invitiamo a diffidare dei
falsi pacifisti di oggi, guerrafondai accaniti fino a ieri.

E se ci troveremo la CGIL o i DS a manifestare per la pace
dovremo urlargli forte in faccia che gli aerei di D’Alema che
hanno bombardato Belgrado (uccidendo tanti civili e bimbi) sono
identici agli aerei di Berlusconi pronti a seminare morte e
distruzione a Bagdad. Così come la polizia del centrosinistra
che ci massacrava a Napoli è la stessa del centrodestra che ha
caricato, torturato e ucciso a Napoli. Così come le stragi di
immigrati, recentemente affogati sulle nostre coste, continuano
la tradizione già efficacemente attuata dal ministro Napoletano
con lo speronamento e l’affondamento della nave di albanesi nel
canale di Otranto. Le pallottole, le violenze e i manganelli
degli sbirri e dei militari sono sempre le stesse.

Contro questa guerra l’USI-AIT si opporrà con tutte le sue
forze, chiamando tutti i lavoratori a disertare e boicottare la
macchina bellica. Tutto il Sindacalismo di Base dovrà fare come
sempre la sua parte, chiamando alla lotta e organizzando la
mobilitazione.

Un primo passo significativo è stato mettere al primo punto
dello sciopero del 18 ottobre il no alla guerra. Sarà importante
poi, quando l’Irak sarà attaccato, proclamare ed attuare da
parte del Sindacalismo di Base unito uno SCIOPERO GENERALE
ESCLUSIVAMENTE CONTRO LA GUERRA, accompagnato da FORTI AZIONI
ANTIMILITARISTE.

Su questo terreno, collegandoci internazionalmente a tutti i
movimenti d’opposizione, la guerra e la sua cultura potranno
essere adeguatamente combattute. Se sapremo osare potranno anche
essere vinte.

 
Careri Gianfranco (Segreteria USI-AIT)



Lotta di Classe
Organo periodico mensile dell'Unione Sindacale Italiana sezione 
dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori

http://www.ecn.org/usi-ait/



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