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(it) Trieste: Sciopero del Sindacalismo di base

From "Lino Roveredo" <alterlinus@libero.it>
Date Mon, 14 Oct 2002 13:37:22 -0400 (EDT)


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
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Trieste: Sciopero del Sindacalismo di base 


Venerdì 18 ottobre il sindacalismo di base ed auto-organizzato
sciopera tutta la giornata

- contro la guerra, senza se e senza ma

- contro le politiche neoliberiste del Governo Berlusconi (in
testa, il famigerato Patto per l'Italia sottoscritto con CISL e
UIL), che attaccano  i salari e i diritti dei lavoratori
(art.18, lavoro stabile e sicuro)

- contro la Legge Finanziaria che fa a pezzi le conquiste sociali
(privatizzazione della sanità e di altri servizi pubblici
essenziali, controriforma della scuola, blocco delle assunzioni
nella Pubblica Amministrazione) e che fa altri regali alle
imprese e ai ceti più abbienti (condono fiscale, riduzione
aliquote IRPEG, sconti e deduzioni IRAP).

Contro il Governo che blocca i salari e riduce la spesa sociale
ma aumenta le spese militari rilanciamo le parole d'ordine di
questi ultimi anni di lotta e di mobilitazione: salari europei e
loro salvaguardia automatica, reddito di garanzia a disoccupati
e precari, tutela di pensioni e liquidazioni, no alle
privatizzazioni dei servizi essenziali, difesa della scuola
pubblica, no alle spese militari, no alla persecuzione degli
immigrati extra-comunitari.

Lo sciopero del 18 vuole riaprire nei luoghi di lavoro spazi di
rivendicazione e di conflitto su: salario, precarietà del
lavoro, diritti e democrazia.

IL SALARIO ­ Negli ultimi vent'anni i padroni hanno realizzato
straordinari aumenti di produttività che hanno fatto salire alle
stelle i profitti d'impresa lasciando a operaie ed operai
soltanto miserabili briciole salariali. 

Il pesantissimo decennio di concertazione che ci stiamo buttando
dietro le spalle (accordi fra Governi di centro-sinistra e
CGIL-CISL-UIL), ha prodotto un grave peggioramento delle
condizioni di reddito dei lavoratori dell'industria e dei
servizi (nel periodo 1992-2000 nell'industria la produttività è
aumentata del 2,1% all'anno, l'inflazione è cresciuta del 3,9%
all'anno, le redistribuzioni reali sono diminuite del 5%, dati
della Banca d'Italia !)

E' giunto il momento di avanzare rivendicazioni salariali su
tutta quella produttività finora non pagata, altro che giochetti
su inflazione reale e inflazione programmata.

E' ora di pretendere salari in media con i salari europei, con
un nuovo meccanismo di indicizzazione automatica (ripristino
della scala mobile), che siano in grado di garantire realmente
ai lavoratori ed alle loro famiglie un'esistenza libera e
dignitosa (così recita la Costituzione italiana).

LA PRECARIETA' DEL LAVORO ­ Nessun posto di lavoro è sicuro e in
qualsiasi momento vi possiamo cacciare: questo è il messaggio
che manda la FIAT (a nome di tutto il padronato) con il suo
piano di licenziamento di 8.000 lavoratori. Lo stesso messaggio
arriva quotidianamente in ogni fabbrica dove lavorano operai
"tutelati" da un contratto a tempo indeterminato assieme a
operai con contratto variamente atipico (lavoro temporaneo,
lavoro a chiamata, lavoro interinale, lavoro esternalizzato,
lavoro a periodi e ad orari flessibili). Questa situazione
inoltre mette spesso in contrapposizione un lavoratore con
l'altro, facendo il gioco degli imprenditori che puntano
continuamente alle divisioni interne alla classe lavoratrice.
Significa, aspetto ancor più drammatico, rendere costantemente
precarie le condizioni di lavoro e (soprattutto) di vita di un
numero sempre più consistente di salariati privi di stabilità
occupazionale. Il "contratto di soggiorno" introdotto dalla
famigerata legge Bossi-Fini mette i lavoratori stranieri in una
condizione di massima ricattabilità e debolezza: se sono
licenziati vengono espulsi. Si dovrebbero quindi adattare a
qualsiasi condizione di lavoro e di retribuzione per non perdere
non solo il lavoro, ma ogni possibilità di decidere della loro
vita. Il contratto di soggiorno attacca tutti i lavoratori,
vuole rendere tutti più precari, ricattabili e deboli e va
quindi assolutamente abrogato.

No ai licenziamenti, diritto di tutti ad un'occupazione
garantita nel tempo, eliminazione delle forme di sfruttamento
"atipico" della manodopera cui ricorrono in modo ormai
sistematico i padroni, riduzione generalizzata dell'orario a
parità di salario e blocco degli straordinari per la creazione
di nuova occupazione stabile, diritto a un salario europeo di
disoccupazione che consenta di vivere decorosamente a chiunque
venga temporaneamente escluso dal mercato del lavoro.

I DIRITTI E LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO ­ La difesa
dell'art. 18 e sua estensione a tutti i lavoratori e
l'estensione a tutti i lavoratori di alcuni elementari diritti e
tutele sindacali (assemblea, rappresentanza sui luoghi di
lavoro) sono obiettivi fondamentali in questa fase.

I lavoratori debbono essere protagonisti e poter decidere su
tutti i problemi che riguardano le loro condizioni di lavoro ed
il loro salario. La loro decisione sulle piattaforme deve essere
vincolante. E' l'assemblea dei lavoratori che deve l'ultima
parola, senza essere monopolizzata dai soliti noti. Anche
l'elezione delle RSU deve essere effettivamente libera (senza
quote di riserva)  e i delegati rispondono ai lavoratori che li
hanno eletti.

CONTRO LE POLITICHE DI GUERRA
CONTRO LA "GUERRA" AI LAVORATORI
VENERDI' 18 OTTOBRE 2002
SCIOPERO GENERALE
MANIFESTAZIONE REGIONALE A TRIESTE DALLE ORE 9.30 IN PIAZZA
DELLA BORSA

PER FERMARE LA GUERRA
PER DIFENDERE LA SCUOLA, LA SANITA', LA PREVIDENZA PUBBLICA
PER L'ABROGAZIONE DELLA LEGGE BOSSI-FINI
PER SALARI E STIPENDI EUROPEI
PER RIPRISTINARE LA SCALA MOBILE
PER ESTENDERE L'ARTICOLO 18
PER IL REDDITO GARANTITO A TUTTI


Per informazioni e adesioni:  tel. 0434/27059, cell. 3299882900, 3396812954


Confederazione COBAS, Rappresentanze Sindacali di Base RdB-CUB,
U.S.I. Unione Sindacale Italiana, Circolo Libertario "E.Zapata",
Collettivo Studentesco LiberiTutti



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