A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ All_other_languages
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova n.31 - Comincia l'autunno: sciopero generale il 18 ottobre

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Tue, 1 Oct 2002 04:37:23 -0400 (EDT)


Da "Umanità Nova" n. 31 del 29 settembre 2002 
Sender: worker-a-infos-it@ainfos.ca
Precedence: list
Reply-To: a-infos-d-it

 ________________________________________________
      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
        http://ainfos.ca/index24.html
 ________________________________________________


Comincia l'autunno
Sciopero generale il 18 ottobre 


Lo sciopero generale del 18 ottobre è un classico esempio di
evento atteso ma non per questo banale.

Era, infatti, perfettamente chiaro che la CGIL, dopo le
mobilitazioni di primavera e il Patto per l'Italia fra governo e
CISL-UIL, non avrebbe potuto, se anche lo avesse voluto, non far nulla.

Era altrettanto chiaro che il sindacalismo alternativo, nel suo
assieme, non poteva che mantenere la mobilitazione e, in una
situazione del genere, scegliere la stessa data per lo sciopero.

Quello che è decisamente più importante e meno valutabile al
momento è come si regoleranno i lavoratori. Siamo di fronte,
infatti, ad una situazione nuova per molti versi.

Per parte mia, ritengo sia prematuro parlare di una rottura di
medio periodo (sul lungo periodo siamo tutti morti e non mette
conto fare previsioni sulle politiche dei diversi sindacati) fra
CGIL da una parte e CISL-UIL dall'altra. Alcune forzature del
governo e le tensioni interne al padronato oltre che la
conduzione di vertenze di categoria potrebbero offrire spazi di
ricomposizione dell'unità del sindacalismo di stato.

Ma, sul breve periodo che pure qualcosa conta, siamo di fronte
ad una rottura fattuale e simbolica senza precedenti nei passati
quattro decenni.

Una situazione del genere non può non avere delle ricadute fra i
lavoratori e si tratta di ricadute importanti. Nei fatti vi è
una spaccatura sindacale e politica che oppone "moderati" (nulla
è più ridicolo di un termine del genere quando indica la
subordinazione alla controparte") ad "estremisti" (ed anche in
questo caso si tratta di una sorta decisamente particolare di
estremismo). 

Una variabile importante, forse la più importante, è costituita
dalla politica governativa e padronale. Se qualcuno aveva
sperato che il governo avrebbe potuto e voluto comprare quote di
consenso fra i lavoratori, le prime anticipazioni sulla legge
finanziaria dimostrano che una scelta del genere non è stata fatta. 

Quando si destinano 205 milioni di euro per i contratti della
polizia e delle forze armate e 560 per tutti gli altri pubblici
dipendenti si lancia un segnale in equivoco almeno per chi
sappia fare i conti. 

Se, sul piano economico, non vi è margine di mediazione, su
quello dell'occupazione il governo sembra aver deciso di sparare
alcuni dei "fuochi di artificio" che il cavalier Berlusconi ha
promesso alcuni giorni addietro.

Solo nella scuola si prevedono 170.000 posti di lavoro in meno
grazie ad un assieme di misure assolutamente spaventose. È
ragionevole supporre che il governo sia già determinato a
"concedere" qualche generosa riduzione dei tagli previsti ma la
misura dell'operazione la dice lunga sul clima sociale.

Per parte sua, il padronato non è da meno ed è stato chiarissimo
nel ricordarci che non vi sono margini per aumenti contrattuali
e che la rottura del fronte sindacale non è, dal suo punto di
vista, un problema.

La FIOM, d'altro canto, ha recentemente scoperto che nelle
piattaforme sindacali si devono chiedere aumenti salariali reali.

Insomma, la materia per uno scontro sociale reale c'è tutta.

Tutto ciò mentre rullano i tamburi di guerra, mentre il capo del
governo ci ricorda, con il suo strano stile da intrattenitore,
che non sarebbe simpatico indisporre l'amico americano e che, se
sarà necessario compiacerlo, il contributo italiano all'ennesima
guerra del golfo non mancherà.

Insomma, e per ricapitolare, un governo debole ed arrogante, un
padronato in rotta di collisione con lo stesso governo che pure
aveva sostenuto con fiducia, un sindacato istituzionale spaccato
come una mela, una situazione di crisi internazionale manovrata
dall'alto, l'aggravarsi delle tensioni sociali.

In questo quadro, la scelta dei sindacati di base di scioperare
unitariamente il 18 ottobre mi pare, oltre che necessitata,
anche l'unica sensata. Scegliere una data diversa per la
mobilitazione sarebbe stato, infatti, un suicidio in diretta
oltre che il sintomo di un'incomprensione radicale delle ragioni
e della natura dell'attuale movimento di opposizione sociale.

La scelta di scioperare con la CGIL dal punto di vista della
data pone, sarebbe sciocco negarlo, problemi di chiarezza
politica e sindacale.

Nei giorni passati non sono mancate iniziative da parte di
settori del sindacalismo alternativo che si sono rivolti alla
CGIL simulando di credere possibile un fronte unito "a
sinistra". Si è trattato di operazioni formalmente legittime ma
sintomatiche dal punto di vista della chiarezza delle posizioni
e delle prospettive. La necessità di un diniego o, meglio, di un
silenzio da parte della CGIL per "legittimare" la scelta di
costruire scadenze di piazza indipendenti la dice lunga sulla
situazione da questo punto di vista.

D'altro canto, sarebbe ingeneroso negare che i dubbi se non
sulla natura perlomeno sulle potenzialità delle attuali scelte
della CGIL attraversano il corpo dei militanti del sindacalismo
di base e che la questione non si può liquidare con anatemi
contro i "neofrontisti".


Il fatto, comunque, che il cartello del sindacalismo di base si
mobiliti, per l'essenziale, unitariamente è un bene in sé.

La scelta di puntare su manifestazioni regionali è, a mio
avviso, opportuna. Sarebbe stato, infatti, sbagliato lasciare le
piazze alla CGIL.

Si tratta ora di lavorare, in primo luogo, per la riuscita dello
sciopero, perché si caratterizzi su di una piattaforma chiara,
perché funzioni da volano per la ripresa della conflittualità
aziendale, territoriale, categoriali.

Non sarà, ma ci siamo abituati, un lavoro di poco conto ma va
colta come occasione per un rilancio ed una ricollocazione sui
problemi dell'oggi dell'intervento libertario.

Segnali positivi di unità del movimento libertario su questo
terreno vi sono, si tratta di fare di questa unità una forza
capace di incidere sul terreno di classe.

Cosimo Scarinzi 



http://www.ecn.org/uenne/



*******
                  *******
     ****** A-Infos News Service *****
          Notizie su e per gli anarchici

 Per iscriversi        -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
                          nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
 Per informazioni      -> http://www.ainfos.ca/it
 Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
 Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca




A-Infos Information Center