A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ All_other_languages _The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova - Speciale: Il nostro forum è il mondo intero! (Pt.VII)

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Thu, 28 Nov 2002 13:55:16 -0500 (EST)


 ________________________________________________
      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
        http://ainfos.ca/index24.html
 ________________________________________________

Il nostro forum è il mondo intero! (Pt.VII)

Inserto del n. 37 del 10 novembre 2002 di Umanità Nova,
settimanale anarchico 

Ambiente e clima
Invertire la rotta 

La continua emissione di gas di scarico dovuta alla combustione
di petrolio, carbone e metano, accompagnata alla sistematica
distruzione delle foreste, ha portato a quella che va
considerata la più grave crisi ambientale del pianeta. In
pratica il calore del sole viene intrappolato causando un
aumento della temperatura del pianeta che provoca eventi
meteorologici sempre più violenti a catastrofici. Si tratta di
un fenomeno generalmente accettato negli ambienti scientifici
internazionali anche se non mancano i contestatori che parlano
di "catastrofismo ingiustificato".

La prima conferenza dell'ONU sullo stato del pianeta si svolse
nel 1979 ma la svolta "ambientalista" delle Nazioni Unite risale
agli anni '90: nel 1990 l'IPPC, organismo intergovernativo
creato nel 1988, diffonde il suo primo rapporto che dimostra
l'evidenza del riscaldamento della terra, prevede un ulteriore
grave peggioramento entro il 2100 e considera le attività umane
come le maggiori responsabili del disastro. La conseguenza è la
convocazione del "vertice sulla terra" che si svolge nel giugno
1992 a Rio de Janeiro.

Dopo il vertice di Rio l'ONU ha organizzato almeno una decina di
conferenze internazionali su ambiente e sviluppo che avrebbero
dovuto riunire gli Stati attorno ad una politica comune capace
di invertire la rotta e "salvare" il pianeta. Il punto più alto
di questo progetto venne probabilmente raggiunto con la firma
del protocollo di Kyoto, dicembre 1997, che prevedeva di
riportare nel 2008-2012 le emissioni di gas serra al livello del
1990. Si trattava di un obiettivo misero visto che per "salvare"
il pianeta le emissioni dovrebbero essere ridotte di almeno il
60% rispetto ai livello degli anni '90 (fermo restando che i
benefici effetti di questa drastica riduzione si comincerebbero
a vedere non prima del 2100). L'unico fatto positivo era che
almeno gli Stati accettavano l'idea di rallentare il tasso di
crescita delle emissioni. 

Come ben sappiamo il protocollo di Kyoto sta agonizzando, non
tanto per il tenace boicottaggio degli Stati Uniti, quanto per i
suoi evidenti limiti e contraddizioni. Si tratta di limiti e
contraddizioni che derivano non solo dal fatto che non esistono
le basi materiali per un accordo praticabile a livello
planetario (considerata la sfrenata concorrenza fra paesi ricchi
e paesi poveri e, naturalmente, all'interno stesso dei paesi
ricchi) ma anche perché il protocollo si fondava sull'illusione,
tipicamente riformista, che sia possibile dare l'assalto al
riscaldamento globale senza mutare le radici del sistema
produttivo oggi dominante. Pochi ricordano (o sanno) che alla
base dell'accordo di Kyoto c'era il successo riportato dal
protocollo di Montreal del 1987 che decise la messa al bando del
gas freon, responsabile del famoso "buco dell'ozono". Oggi,
secondo l'organizzazione metereologica mondiale, il "buco" si
sta lentamente restringendo. Ma si trattava di un precedente
poco significativo poiché mentre la riduzione dello strato di
ozono è provocata in gran parte da un gruppo ben definito di
prodotti industriali per la maggior parte dei quali esistono dei
sostituti meno dannosi, il riscaldamento globale è provocato da
gas che sono alla base delle attività delle società
industrializzate. Il protocollo di Kyoto cercò di evitare di
affrontare problemi strutturali accettando l'illusione,
tipicamente capitalista, di poter risolvere le crisi ambientali
con gli strumenti del mercato. Anche qui c'era un precedente
positivo. Nel 1992 il congresso USA aveva approvato un
emendamento alla legge sull'aria pulita destinato a ridurre le
emissioni di aerosol di solfato che stavano danneggiando i
polmoni degli americani e sfigurando le loro città. La legge
stabiliva multe contro le industrie che superavano i tetti di
emissione ma permetteva a quelle che rimanevano al di sotto dei
tetti di vendere le loro eccedenze al miglior offerente in una
specie di borsa dell'inquinamento. La legge del '92 ha dato dei
risultati anche grazie al declino strutturale della grande
industria americana. 

Questi due successi spianarono la strada al protocollo di Kyoto
che qualcuno ha così riassunto: i gas colpevoli del
riscaldamento potevano essere individuati, si potevano negoziare
obiettivi e date per la loro riduzione e gli Stati meno
inquinati avrebbero potuto cedere i loro diritti di inquinamento
a quelli che superavano le quote stabilite. Ad appena cinque
anni di distanza quello di Kyoto può essere considerato come un
progetto di futile ingegneria ambientale che ormai conserva solo
un interesse accademico.

Diciamolo chiaramente: quello di Kyoto è un fallimento salutare
poiché quell'accordo nasceva già morto! Non solo perché
assomigliava più ad un grande mostro burocratico, con le sue
percentuali di riduzione stabilite con il bilancino della
convenienza economica e dell'opportunità politica, ma
soprattutto perché accettava la tesi che proteggere il clima è
un costo e che quindi era necessario contrattare come
suddividere questo peso. Nella conferenza di Kyoto, come nelle
conferenze che l'hanno seguita, da L'Aja a Bonn, da Marrakesh e
Johannesburg, è stato completamente nascosto il principio che la
transizione verso energie a bassa o nulla emissione rappresenta
una possibilità ecologica ed economica anche perché riduce gli
enormi costi provocati dalle catastrofi meteorologiche e da
quelle causate dall'uso dei combustibili fossili. Si è invece
preferito puntare tutto sugli scambi monetari del diritto di
inquinare, una forma di imperialismo ecologico sul quale si
stanno buttando a capofitto i grandi gruppi industriali di mezzo
mondo.

Porre al centro dell'attenzione la lotta per la salvaguardia
dell'ambiente ribadendo i principi di prevenzione, di sviluppo
interno, di una cultura libera dalla schiavitù del profitto
significa entrare in conflitto con gli interessi dominanti
poiché porre questi principi al cuore di impegni seri mette in
discussione certi modi di consumo, i poteri delle
multinazionali, i grandi orientamenti della ricerca scientifica,
l'apertura selvaggia di tutti i mercati, la dittatura mondiale
dei mercati finanziari, il potere del complesso
militare-industriale. 

Concludendo: non saranno i vertici fra gli Stati a risolvere il
problema del riscaldamento della terra. La difesa dell'ambiente
non è negoziabile!

Occorre modificare il sistema produttivo e lo stile consumistico
di vita; occorre abbandonare il mito dello sviluppo universale,
rifiutare l'economia di mercato capitalista, il salariato e la
ridistribuzione dei profitti per rilanciare il principio "a
ciascuno secondo i suoi bisogni" facendo del

lavoro un momento di solidarietà sociale. 

Se la questione energetica è al centro di questa grande crisi
ambientale l'unica soluzione praticabile è quella di puntare da
subito ad una gestione diretta da parte delle comunità della
produzione energetica, fondata su energie rinnovabili a nulla o
bassa emissione (vento, maree, sole) lasciando agli idrocarburi
uno spazio marginale legato solo ad attività di estrema utilità
collettiva. 

Insomma bisogna coniugare la lotta per la difesa dell'ambiente a
quella per una trasformazione radicale della società.

M. Z.


  
http://www.ecn.org/uenne/


*******
                  *******
     ****** A-Infos News Service *****
          Notizie su e per gli anarchici

 Per iscriversi        -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
                          nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
 Per informazioni      -> http://www.ainfos.ca/it
 Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
 Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca




A-Infos Information Center