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(it) Gioventù Libertaria: "Volunteers of Peace"

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Thu, 28 Nov 2002 13:51:02 -0500 (EST)


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
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"Volunteers of Peace"

Con questa lettera-appello stiamo promuovendo una piccola-grande
campagna - "Volunteers...of peace" - a cui diverse forze
cominciano ad aderire, in primo luogo il comitato Al-Awda.
Saranno con noi i giovani israeliani che rifiutano di servire
l’esercito dello stato d’Israele e i giovani palestinesi
impegnati nell’Intifada, per incontrarci nelle scuole come nelle
facoltà, e non solo. Perciò ci rivolgiamo a tutti per
partecipare attivamente a questa iniziativa, chiediamo ad ogni
comitato o collettivo, nonché alle associazioni e forze
organizzate, di farla propria e di prepararla con noi,
costruendola da tutti i punti di vista, tanto ideale quanto
materiale, perché è una campagna totalmente autofinanziata.

* * * * *

"...noi obbediremo alla nostra coscienza e rifiuteremo di
prendere parte ad atti di oppressione contro il popolo
palestinese, atti che dovrebbero essere più propriamente
chiamati atti terroristici. Facciamo appello alle persone della
nostra età, ai coscritti, ai soldati dell’esercito permanente e
ai soldati riservisti perché facciano la stessa cosa."

Così recita una delle lettere scritte dagli Shministim - gli
studenti della XII classe - ungruppo di più di 200 giovani
israeliani che hanno scelto di rifiutare l’occupazione della
terra palestinese e che non vogliono "partecipare al terrorismo
dell’Idf (esercito israeliano)".

Una scelta coraggiosa, da cui possiamo imparare. E’ la scelta di
ritrovare il proprio essere umani, rifiutando il ruolo
disumanizzante del soldato.

E’ la scelta di spezzare la complicità che buona parte della
società israeliana ancora mantiene verso le criminali
istituzioni statali israeliane.

Perché come giustamente affermano nella loro seconda lettera,
"lo stato d’Israele commette crimini di guerra e calpesta i
diritti umani distruggendo città, paesi e villaggi palestinesi;
espropriando terre, detenendo e commettendo esecuzioni senza
processo, operando demolizioni di massa di abitazioni;
saccheggi, imposizione del coprifuoco, tortura, negazione
dell’aiuto medico, costruzione ed espansione degli insediamenti.
Tutte queste azioni sono opposte alla moralità umana e
attraverso queste ed altre azioni Israele nega sistematicamente
ai Palestinesi la possibilità di condurre la loro vita giorno
per giorno. Questa realtà porta alla sofferenza, alla paura,
alla disperazione le quali generano gli attacchi terroristici."

E’ proprio la moralità umana, così estranea agli stati sempre e
soltanto guidati da interessi di potere, che anima questi
giovani. La loro scelta ci dice che la pace non è una chimera
vana, anche nella terra di Palestina, nonostante essa sia
probabilmente la massima espressione della morsa
guerra-terrorismo-guerra che stringe tutto il mondo.

E’ una scelta di pace non generica, bensì radicale perché
significa avere il coraggio di vivere le proprie idee cercando
di emanciparsi dalle tante catene di questo sistema: lo stato,
che ha già incarcerato diversi di loro, la fami-glia che li
osteggia, la scuola che li addita a nemici pubblici, i ricatti
delle presunte persone care che finiscono con l’emarginarli.

Dicevamo, scelta radicale perché la pace - in Palestina, come in
ogni luogo - può sorgere solo da un cambiamento che vada alla
radice. Andare alla radice significa innanzitutto cogliere la
propria e altrui umanità. E’ proprio ciò che può unire questi
giovani israeliani a tanti giovani palestinesi protagonisti
dell’Intifada: gli uni non più solo vittime della spietata
guerra condotta dallo stato d’Israele, ma persone che lottano
per la propria libertà e autodeterminazione, gli altri mai più
soldati pronti ad uccidere. La Palestina può rinascere dai
popoli che la abitano, se i giovani israeliani che hanno
iniziato una scelta di pace si uniscono ed imparano dai giovani
palestinesi, gli shabab, protagonisti di una straordinaria e
contraddittoria rivoluzione popolare, quale è l’Intifada.

Possiamo realmente trarre molti insegnamenti dalla scelta dei
giovani refusenik nonché innanzitutto dal coraggio degli shabab.
Gli unici suggeriscono che non è possibile attendere la fine
della guerra per cominciare a costruire la pace, precisamente
perché solo e soltanto cominciando a scegliere la pace è
possibile mettere fine alla guerra, eliminandola dalla storia.
Gli altri ci dicono che oggi più che mai non ci può essere una
pace reale senza rivoluzione.

Queste sono solo alcune ragioni per cui stiamo cominciando a
preparare il loro arrivo in diverse città di questo paese, tante
altre le scopriremo insieme, conoscendoci e conoscendoli.

Vogliamo organizzare tanti dibattiti in cui questi giovani
refusenik insieme ai giovani palestinesi, ci raccontino delle
loro vite e scelte; per conoscere certamente, ma anche e
soprattutto perche ci mostrano che vivere diversamente dalla
normalita e possibile, scegliendo di impegnarsi per un
cambiamento radicale. Ci dicono che cercare di essere migliori e
possibile se lo vogliamo e se impariamo ad affrontare i tanti
condizionamenti sociali, culturali, familiari, ci suggeriscono
che impegnarsi con passione e coerenza giorno per giorno dipende
da quanto ci organizziamo con le nostre forze, scoprendole,
ovvero autorganizzandoci.

Gli stati hanno sempre preteso, per i loro eserciti, volontari
pronti alla guerra e ad obbedire all'ordine di uccidere. Noi
siamo disponibili ad essere "soltanto" volontari di pace, pronti
ad obbedire unicamente alla nostra coscienza; disposti
"solamente" a lottare per quella trasformazione radicale da cui
potra nascere una pace autentica.

* * * * *

I giovani refusenik israeliani e gli shabab palestinesi saranno
in Italia dal 2 al 18 dicembre e viaggeranno in almeno sei città
(Torino, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Roma).

Prepara con noi questa iniziativa, contattaci ai numeri che
trovi nell’ultima pagina!


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