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(it) Umanità Nova n.39- L'impronta del governo: Migranti. Storie di ordinaria ingiustizia

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Date Wed, 27 Nov 2002 05:46:53 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 39 del 24 novembre 2002 


L'impronta del governo
Migranti. Storie di ordinaria ingiustizia 


Come capirebbe anche l'ultimo degli sprovveduti, ma ciò
evidentemente non vale per i nostri geniali governanti, quando
il contenuto repressivo e vessatorio di un provvedimento
amministrativo si incrocia con la superficialità normativa e con
l'inefficienza dell'apparato burocratico incaricato di darvi
attuazione, i risultati non possono che essere disastrosi. E,
come sempre, a pagarne il dazio non sono i legislatori o i
funzionari ministeriali responsabili bensì, e nessuna
meraviglia, gli incolpevoli cittadini sottoposti a tale
provvedimento. Residenti o migranti che siano.

Il fatto è questo. Alcune centinaia di migliaia di lavoratori
migranti già "regolarizzati", desiderano tornare, per le
festività o il ramadan, nei loro paesi d'origine. Per farlo, per
espatriare, devono rinnovare il permesso di soggiorno,
altrimenti, con il permesso non rinnovato, rischierebbero quasi
sicuramente, una volta usciti, di non poter rientrare in Italia
e di perdere così il lavoro. Se prima questa formalità
burocratica richiedeva il tempo "ragionevole" di circa due mesi,
oggi, con la nuova Bossi-Fini che obbliga al rilascio delle
impronte digitali, la medesima pratica richiede dai cinque ai
sei mesi. Come mai? Semplice, gli apparecchi elettronici per la
registrazione delle impronte, promessi dal governo Berlusconi (e
si sa quanto valgono le promesse del cavaliere) non ci sono, per
cui le questure devono ricorrere al vecchio e farraginoso
sistema dell'inchiostro, con relativi controlli incrociati da
parte della polizia giudiziaria. Risultato: l'impossibilità
materiale per centinaia di migliaia di persone la cui unica
colpa è quella di non avere un passaporto italiano, di
ricongiungersi finalmente, anche se per poche settimane, con la
loro terra e i loro famigliari.

Come capirebbe anche l'ultimo degli sprovveduti, ma non è il
caso dei nostri geniali governanti, la promulgazione della
Bossi-Fini non è solo la porcata che da tempo denunciamo nelle
piazze, nei volantini e sulle colonne di questo giornale, ma, a
queste condizioni, è anche l'ennesima dimostrazione di come la
nuova classe dirigente, attenta e sensibile solo allo spirito
forcaiolo e vendicativo di tanta parte del suo elettorato, non
prenda in considerazione nemmeno gli effetti della propria
attività legislativa. Tanto più quando, alle normative della
Bossi-Fini, si affiancano quelle previste per la sanatoria dei
migranti cosiddetti non regolari. È proprio di questi giorni la
notizia che i tempi previsti per la chiusura delle pratiche
varieranno dai tre anni e mezzo per Torino ai due per Bologna o
Milano, lasciando così nel limbo della precarietà altre
centinaia di migliaia di lavoratori. A quanto pare, mancano gli
uffici e il personale. 

Siamo convinti che sia più facile dimostrare la verginità della
madonna che non riscontrare solidarietà e umanità in figuri come
Borghezio o Speroni, o tolleranza e permissivismo in gerarchetti
come Gasparri o La Russa, ma qui, evidentemente, oltre alle
scontate intenzioni repressive, ci troviamo di fronte anche a
esemplari momenti di sublime e gratuita stupidità. Quella
stessa, tanto per intenderci, che si riflette negli abituali
"ragionamenti" dei tanti celti, padani e razze piave che tuttora
vagheggiano, ottusamente, il ritorno a una mai esistita Italia
unirazziale. Bella roba!

Parlando da un punto di vista meramente amministrativo, dal loro
punto di vista, appare chiaro che, per porre mano a questi
ulteriori effetti punitivi di una legge già di per sé duramente
punitiva, basterebbe sospendere per qualche tempo il prelievo
delle impronte, in attesa che passi il periodo delle feste e che
arrivino le malefiche macchinette. Sarebbe sufficiente questo
piccolo atto amministrativo, questo facile provvedimento, che
nulla toglierebbe, per inciso, alle finalità che il governo si
era proposto. Brutti, sporchi e cattivi volevano essere, e
brutti sporchi e cattivi rimarrebbero comunque, non c'è da
dubitarne.

Eppure siamo sicuri che così non sarà, che così non potrà
essere. L'impronta che questo esecutivo vuole lasciare nel
paese, sulla questione dell'immigrazione e dell'accoglienza ai
lavoratori migranti, risponde a criteri ispirati esclusivamente
a controllo, sfruttamento e repressione. Non c'è niente nelle
loro teste, nelle loro parole, nei loro atti, che possa farci
credere che per loro quello dei migranti non sia altro che un
problema. Un dannato problema da risolvere con il rigore e la
durezza che troppi italiani si aspettano da loro, e non, al
contrario, una emergenza sociale da affrontare con sensibilità e
intelligenza. E pertanto, senza che se ne parli, o che qualche
anima bella della sinistra sia pronta ad improvvisare appositi
girotondi, si nega, senza alcuna necessità, a centinaia di
migliaia di persone già costrette a una vita di merda, anche la
gioia temporanea di ritrovare gli affetti e la socialità che
hanno dovuto abbandonare. Ma chissenefrega: tanto, non sono mica
uguali a noi!

Massimo Ortalli


http://www.ecn.org/uenne/



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