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(it) LINKAZZATO n.4 - I reati contestati

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Sun, 24 Nov 2002 12:47:35 -0500 (EST)


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LINKAZZATO #° 4 - Novembre 2002

I REATI CONTESTATI

Fanno parte dei delitti contro la personalità dello Stato
quattro dei reati contestati ai no global arrestati. Si tratta
di reati gravissimi e le norme che li prevedono hanno trovato
applicazione soprattutto nel periodo del terrorismo. In
particolare la cospirazione politica mediante associazione, che
e' uno dei delitti contestati agli arrestati, rappresenta uno
dei reati associativi più gravi previsti dal nostro ordinamento.
A punirlo e' l'articolo 305 del codice penale, che prevede che
quando tre o più persone si associano per commettere uno dei
delitti contro la personalità dello Stato "coloro che
promuovono, costituiscono o organizzano l'associazione sono
puniti per ciò solo con la reclusione da cinque a 12 anni"; pene
aumentate "se l'associazione tende a commettere due o più dei
delitti" in questione. Risale al 1930 e fu introdotto per
colpire le opposizioni comuniste, socialiste e anarchiche un
altro dei reati di cui devono rispondere i no global. Si tratta
del delitto previsto dall'articolo 270 del codice penale
"Associazioni sovversive", che e' di rara applicazione. La norma
punisce con la reclusione da 5 a 12 anni chiunque, nel
territorio dello Stato "promuove, costituisce, organizza o
dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la
dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere
violentemente una classe sociale, o comunque a sovvertire
violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti
nello Stato". Gli altri delitti contro la personalità dello
Stato di cui devono rispondere i no global sono la "propaganda
ed apologia sovversiva o antinazionale", punita dall'articolo
272 e "l'attentato contro gli organi costituzionali", previsto
dall'articolo 289. Per il primo reato, che consiste nel fare
"propaganda per l'instaurazione violenta della dittatura di una
classe sociale sulle altre, o per la soppressione violenta di
una classe sociale o comunque per il sovvertimento violento
degli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato",
e' prevista la pena della reclusione da uno a cinque anni. Il
secondo e' invece punito con la reclusione non inferiore a 10
anni se si commette un fatto diretto a impedire, in tutto o in
parte, al presidente della repubblica o al governo o al
parlamento o alla Corte costituzionale o alle assemblee
regionali l'esercizio delle loro funzioni. Reclusione da uno a
cinque anni invece se il fatto ha solo lo scopo di turbare
l'esercizio di queste funzioni: un caso, quest'ultimo, previsto
dal comma 2 richiamato nell'ordinanza di custodia nei confronti
dei no global. 

La riformulazione estensiva a scala occidentale dell'infrazione
di terrorismo, dà luogo alla creazione di uno spazio giudiziario
europeo privo dei necessari fondamenti giuridico-costituzionali.
Il modello anglo-sassone del Common Law (assenza di costituzione
scritta e civiltà giuridica fondata sulla tradizione, usi e
costumi) è di fatto l'ispiratore di questo edificio giuridico
senza un ordinamento costituzionale preventivo e unificato. Il
peggio di ogni tradizione riassume la sintesi di questa area
giudiziaria che, esentata dalla presenza dei vincoli di una
norma costituzionale superiore, propria della tradizione del
Civil Law, fa anche a meno dei "pesi e contrappesi" che pure
ispirano la tradizione anglo-sassone. Se l'Europa finanziaria e
monetaria, lo spazio di libero scambio e circolazione dei
capitali e delle merci, s'ispirano ad una ferrea dottrina
neoliberale, l'Europa giudiziaria fa strame invece della stesso
formalismo predicato dalla scuola giuridica liberale
preferendole la tradizione dello Stato di diritto autoritario,
che ben conosciamo in Italia attraverso l'eredità della
codificazione fascista e soprattutto grazie al ventennio
emergenzialista, figlio del sostanzialismo giuridico della
sinistra (quello della "via giudiziaria al socialismo" divenuta
più tardi "via giudiziaria alla eliminazione dell'avversario
parlamentare"). Gli estensori dei due testi non nascondono
affatto le loro intenzioni allorché suggeriscono, nero su
bianco, che tra i comportamenti illeciti perseguibili
"potrebbero rientrare, tra l'altro, gli atti di violenza
urbana". Appare chiaro come negli obiettivi di questo nuovo
arsenale giuridico si vogliano far entrare a pieno titolo le
azioni e le pratiche di buona parte dei nuovi movimenti che si
sono manifestati a Seattle, Praga, Göteborg e Genova. Tra i
comportamenti illeciti (riassunti in 13 punti) qualificati ora
come azioni di terrorismo segnaliamo: 

f) "l'occupazione abusiva o il danneggiamento di infrastrutture
statali e pubbliche, mezzi di trasporto pubblico, luoghi
pubblici e beni". Reato passibile d'una pena di reclusione di
anni 5. I CSOA (Centri sociali occupati e autogestiti) sono
avvertiti, salvo nel frattempo aver regolato il contratto
d'affitto o di compra-vendita col legittimo proprietario. Sono
avvertiti anche tutti quei movimenti sociali che nel corso delle
loro azioni possono aver avuto l'idea d'occupare il proprio
posto di lavoro, o una stazione ferroviaria o la pista di un
aeroporto, per non parlare, infine, delle autogestioni
scolastiche; i) "l'intralcio o l'interruzione della fornitura di
acqua, energia o altre risorse fondamentali". Tutti gli
eventuali scioperi "irregolari" nel settore potrebbero
inquadrarsi agevolmente come delle azioni di terrorismo. La
triplice, e soprattutto i Cobas sono avvertiti, non foss'altro
perché la pena di reclusione erogabile sale fino ad un massimo
di anni 10; 

j) "gli attentati mediante manomissione dei sistemi di
informazione". I compagni virtualisti, le reti informatiche di
movimento, gli hacker, sono messi in mora. Niente più
manifestazioni digitali, cortei di mail, assalti a siti con
bombardamenti o invio di virus stile "I love you". Finiti gli
scherzi, ragazzi! Pena il rischio di anni 5 di reclusione; 

Questa "fatwa" capitalista lanciata contro ogni attacco portato
alla proprietà, ai beni - mobili e immobili - e ai mezzi di
produzione - materiali e immateriali - mostra come, l'infrazione
di tipo terrorista costituisca oramai una violazione
dell'essenza stessa dell'etica del capitale, valore supremo da
difendere in sé. Non è tanto "l'intensità di violenza" o la
volontà di nuocere all'integrità della persona umana, come
recitavano alcuni testi in passato, che oggi viene presa di
mira, quanto il pregiudizio portato contro la proprietà, i mezzi
di produzione, la valorizzazione, che senza più alcun velo
d'ipocrisia, è ora esplicitamente sanzionato come crimine
assoluto. L'estensione a dismisura della nozione di terrorismo
(concetto insolubile, categoria aporetica divenuta un operatore
ideologico abusato, aporia giuridica, parola pattumiera, vera e
propria stigmate), è ripresa in modo particolare dal Terrorism
Act10, varato nel Regno Unito nel gennaio 2000. Provvedimento
che definisce il terrorismo come un'azione o una minaccia
d'azione mirata a "influire sul governo o a intimidire la
popolazione o una parte di essa"... o ancora come "l'azione o la
minaccia d'azione compiuta allo scopo di promuovere una causa
politica, religiosa o ideologica". Si tratta della definizione
più estesa che esista attualmente nella legislazione mondiale.
Qualcuno ha ricordato (fornendo una paradossale interpretazione
garantista d'un testo ben lontano da quei principi) come sia
necessario, per incappare in questo nuovo tipo d'infrazione, la
presenza non solo dell'elemento materiale (l'atto illecito) ma
anche la compresenza dell'elemento intenzionale (la volontà
illecita). In altre parole, non è sufficiente occupare, per
esempio, un posto di lavoro perché venga commesso una infrazione
di tipo terrorista; occorre che questa occupazione sia
inquadrata all'interno di una esplicita volontà di sovvertire,
sabotare o semplicemente colpire l'ordine costituito, le
istituzioni e il governo. Ma la volontà, quand'essa non risulta
oggettivata da prova scritta o registrata, è oggetto
d'interpretazione, materia di scandaglio per il lettino dello
psicanalista. Una volontà può essere "attribuita", i margini
dell'arbitrio poliziesco e giudiziario sono molto larghi in
questo senso. Un tale dispositivo giudiziario, applicato ad
ambienti e comportamenti che per definizione si collocano ai
margini del lecito e dell'illecito, percorrendo i confini della
norma costituita, può causare notevoli danni alle libertà
pubbliche e della persona. Ed in ogni caso, è il diritto stesso
alla critica, oltre ché la possibilità concreta d'esercitare
materialmente opposizione, insubordinazione, refrattarietà, che
viene preso di mira e si trova criminalizzato da questa
formulazione. Queste nuove regole sono già state recepite nelle
settimane scorse dalle legislazioni d'alcuni paesi europei.
Francia, Italia, Germania, Spagna, hanno integrato il loro già
ricchissimo arsenale giuridico antiterrorista. L'Italia s'è
dotata, attraverso un decreto legge, d'una ulteriore
qualificazione del reato d'associazione sovversiva che porta a
sette il numero dei reati associativi inclusi nel codice penale.
Una proliferazione che fa dell'originario codice Rocco un
manuale di liberalità con le sue sole tre qualificazioni:
"associazione per delinquere", rivolta ai reati di diritto
comune che gli inglesi definiscono, dopo l'emergere del
conflitto nord irlandese, "crimini decenti e ordinari";
"associazione sovversiva" e "banda armata", infrazioni di natura
politica che in molti paesi rilevano del diritto speciale e
d'eccezione. Ad esse, col sommarsi delle emergenze, che s'aprono
senza mai conoscere chiusura per cui ad infrazioni la cui natura
storico-sociale è ciclica (insurrezioni, moti, disordini)
corrisponde una sanzione normativa perenne tale da rendere
endemicamente artificiali questo tipo di fenomeni, s'aggiungono
stratificandosi: "l'associazione sovversiva con finalità di
terrorismo"; "l'associazione per delinquere di stampo mafioso";
la figura anomala del "concorso esterno all'associazione per
delinquere di stampo mafioso" e ultima arrivata "l'associazione
sovversiva con finalità di terrorismo internazionale". Gli
estensori del testo della Proposta di DECISIONE QUADRO DEL
CONSIGLIO sulla lotta contro il terrorismo spiegano che: "I
diritti sanciti dalla legge lesi da questo tipo di reato non
sono gli stessi diritti lesi dai reati comuni dal momento che le
motivazioni dell'autore del reato sono diverse; ciò anche se i
reati terroristici possono generalmente essere equiparati, per i
loro effetti pratici, ai reati comuni e, pertanto, altri diritti
sanciti dalla legge sono ugualmente lesi. Infatti, di solito le
azioni terroristiche attentano all'integrità fisica o psichica
di individui o gruppi, ai loro beni o alla loro libertà, allo
stesso modo dei reati comuni, ma vanno oltre in quanto minano le
strutture di cui sopra. Pertanto, i reati terroristici sono
diversi dai reati comuni e ledono diritti diversi. È quindi
opportuno prevedere elementi costitutivi e sanzioni diverse e
specifiche per reati di tale gravità". Ad essere sanzionato è il
momento intenzionale. Non l'atto illecito in sé, che trova già
una sua configurazione criminale prevista dalle infrazioni di
diritto comune, ma le motivazioni. Le giustificazioni
ideologiche costituiscono l'elemento volitivo. La tipologia
politica, culturale o religiosa, è dunque l'elemento
specificamente punito nell'infrazione di terrorismo. Un quid, un
sovrappiù etichettato come ipercriminale. Questa confessione
piena e aperta, sans vergogne, testimonia della svolta radicale
intrapresa dagli ordinamenti giudiziari dei sistemi politici
retti da forme di governo rappresentativo. 

P.Persichetti 



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