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(it) Umanità Nova n.38 - Un milione di NO alla guerra

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Date Thu, 21 Nov 2002 07:30:13 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 38 del 17 novembre 2002 

Il nostro forum è la strada!
Un milione di NO alla guerra 
Cominciamo dalla fine: il corteo contro la guerra.

Che saremmo stati in molti lo si era cominciato a capire sin
dalla vigilia. L'orario di partenza sempre più anticipato, le
decine e decine di autobus e treni in arrivo in una città già
stracolma ne erano l'indizio più sicuro. La realtà è stata
comunque di gran lunga superiore alle aspettative.

Siamo andati al luogo di ritrovo dello spezzone anarchico sin
dalle 9 e mezza del mattino. Le strade erano già piene. Appena
il tempo di aprire gli striscioni ed il corteo parte: una marea
umana in continua crescita. Il telefono squilla in
continuazione. I compagni sono ancora in viaggio o addirittura
fermi alle stazioni dove i treni, troppo pieni, tardano a
partire. All'inizio saremo poco più di un migliaio, poi, poco a
poco, lo spezzone cresce: arrivano di corsa i compagni da tutta
Italia. Alcuni non ci raggiungeranno mai: bandiere rosse e nere
fanno capolino in tutto l'immenso corteo. Alla fine, dopo ore e
ore di cammino, saremo svariate migliaia. 

In apertura lo striscione della FAI con la scritta "La guerra ha
bisogno di te, tu non hai bisogno della guerra. Obietta!
Diserta!". C'erano poi gli striscioni dell'USI-AIT, quelli delle
decine di gruppi locali, quello della FAI scampato alle cariche
di Genova, in coda l'FdCA. Chiudeva lo striscione nero "Padroni
di nulla, servi di nessuno. All'arrembaggio del futuro" che
aveva caratterizzato la presenza anarchica a Genova. Non manca
chi sceglie la caustica ironia toscana con la scritta
"Berlusconi è innocente, la guerra è giusta, mia madre è
vergine" o, più classicamente, "non ci sono poteri buoni", "noi
contro tutte le guerre, tutte le guerre contro di noi". Diversi
i gruppi stranieri: dagli svedesi che mandano al diavolo Bush
con una scritta bianca in campo nero, ai turchi che volantinano
sull'iniziativa "Kara ev" - Casa Nera di Istambul; ci sono i
compagni siberiani con una bellissima bandiera ricamata, i greci
tutti in nero e poi spagnoli, francesi, russi, cechi... 

Lungo il percorso, specie nella parte finale, la gente è in
strada, si affaccia dai balconi battendo le pentole, agitando
bandiere, intonando canzoni, applaudendo. Qualcuno offre caffè,
altri gettano coriandoli, da una finestra pende un lenzuolo
bianco con una A cerchiata. L'emozione è grande.


Il movimento non si fa ingabbiare nelle istituzioni

L'appuntamento fiorentino è stato, nonostante la volontà
criminalizzatrice del governo, nonostante il desiderio delle
aree moderate di ridurre la molteplicità del movimento a mera
struttura di supporto alle esigenze elettorali della dolente
sinistra ulivista, un'occasione per il movimento no-global di
mostrare una vitalità ed una forza che vanno al di là di
qualsiasi operazione di bassa cucina politica tentata dai
politici di professione autonominatisi "rappresentanti" del
movimento.

La città di Firenze è stata invasa per quasi una settimana da
migliaia e migliaia di persone provenienti dai quattro angoli
d'Europa. La macchina organizzativa dell'FSE ha cominciato a
dare segni d'asfissia sin dalle prime ore mentre il movimento si
dispiegava per le piazze e le strade della città. Ad un solo
giorno dall'inizio del meeting la Fortezza da Basso che ospitava
l'incontro si è trasformata in un caleidoscopio di lingue e
colori. Persino gli ossessivi controlli imposti all'ingresso da
sin troppo solerti omaccioni della CGIL si sono trasformati in
una formalità fastidiosissima ma del tutto inutile: la forza
d'urto della folla di compagni e i numerosi pass fantasiosamente
usciti dal nulla consentivano a chiunque di entrare senza alcun accredito.

All'interno i dibattiti "ufficiali" erano poco frequentati
mentre decine e decine di capannelli erano il sintomo
inequivocabile che la volontà di mettersi in rete della più
parte dei presenti non passava per i vari "portavoce" ma si
sostanziava in un transitare attraverso esperienze e percorsi in divenire.


Gli anarchici di "carta" dei media

Agli anarchici mass media, polizia e vari esponenti delle aree
moderate dello stesso SFE avevano cucito addosso un abito ben
confezionato ma scomodo, un abito che il movimento anarchico
nelle proprie varie componenti ha rifiutato di indossare.

Degli anarchici è stata di volta in volta annunciata l'assenza
cui faceva da controcanto la volontà di devastare la città, di
provocare scontri, di agire da vandali distruttori. Fra tutti
vogliamo ricordare solo quell'azzimato verme del signor Vittorio
Agnoletto che si è in più di un'occasione premurato di decidere
chi appartenesse e chi no al movimento no-global. L'organo di
Massimo D'Alema, "La Repubblica", già il 13 di ottobre
pronosticava l'arrivo di 5.000 anarchici pronti a mettere a
ferro e fuoco la città: un bel programma non c'è che dire!
Questo infame fogliaccio forse dimentica il sostegno dato a chi
ha messo veramente a ferro e fuoco città e villaggi della Serbia
e del Kossovo...

Agli anarchici di carta dei giornalisti a caccia dello scoop da
sbattere in prima pagina hanno risposto gli anarchici in carne
ed ossa, dimostrando con i fatti di essere una componente
importante di questo movimento, una componente indisponibile a
recitare il ruolo che le veniva assegnato.


Gli anarchici a Firenze

Una parte degli anarchici della sede di Vicolo del Panico ha
dato vita ad una tre giorni fuori dalle mura della Fortezza
dell'FSE. I media si sono subito buttati a pesce sulla ghiotta
notizia creando un clima di pesante tensione intorno alle
iniziative di questi compagni. Ma sono rimasti a bocca asciutta.

Di grande valore simbolico l'iniziativa di apertura della tre
giorni: un presidio alla Tomba etrusca della Montagnola a Quinto
Basso nei pressi di Sesto Fiorentino. Qui ci sono i cantieri
dell'Alta Velocità la cui opera rischia di mettere a repentaglio
la stabilità della tomba, una delle più belle della zona. I
"vandali" hanno mostrato chi siano i veri distruttori di opere
d'arte nel nostro paese: chi, in nome del profitto, devasta
l'ambiente e le vite di migliaia di persone. Imponente lo
schieramento di polizia. Il giorno successivo replica di fronte
al carcere di Sollicciano, una cui ala era stata svuotata per
"ospitare" gli eventuali arrestati di quel fine settimana. I
detenuti hanno accolto gli anarchici con battimento di
suppellettili e grida di saluto. Il sabato la protesta si è
spostata di fronte alla farmaceutica Menarini, una ditta
impegnata nella sperimentazione biotecnologica. Lastre di ferro
erano state poste a protezione della fabbrica e la presenza
poliziesca era ancora una volta asfissiante. Dopo il presidio
alcuni dei compagni confluiranno nel corteo contro la guerra. Le
serate della tre giorni si sono svolte nella Loggia del
Porcellino, nei pressi di piazza della Repubblica. Il Porcellino
Squott, occupato per l'occasione, è stato luogo libero di
incontro e socialità: ogni sera concerti, proiezioni video,
distribuzione di vino e giornali.


Altri anarchici fiorentini, resuscitato per l'occasione il
vecchio gruppo G.E.T.E.M., hanno deciso di dar vita ad un punto
di riferimento per i compagni che, soprattutto dall'estero, sono
confluiti a Firenze. Affittato a proprie spese uno stand
all'interno della Fortezza, hanno fornito informazioni,
distribuito stampa e libri, preso contatti. Decine e decine di
compagni, russi, bielorussi, siberiani, francesi, spagnoli,
ucraini, ungheresi, turchi, greci ma anche italiani sono passati
dallo stand significativamente battezzato "Servizio di
corrispondenz@ fiorentino", lasciando indirizzi, prendendo
contatti, scambiando informazioni su iniziative e progetti.
Ottima la distribuzione di libri, giornali e volantini.


Un altro gruppo di compagni di Torino, Trieste e Alessandria,
coadiuvati da un compagno della FAI locale, arrivati sin dal
mercoledì, hanno distribuito Umanità Nova e lo speciale "Il
nostro forum è il mondo intero", oltre a circa 10.000 volantini.
Esterni, per scelta, ad un Forum che mostrava sin nel programma
la lottizzazione di antica marca democristiana degli spazi di
intervento, abbiamo scelto di stare nelle strade di Firenze.
Strade alle quali la presenza del movimento aveva dato una
connotazione gioiosa che contrastava con le previsioni fosche,
da guerra civile, del Ministero dell'interno. I negozi chiusi da
lamiere erano solo una piccola nota grigia in una città che
invece in molte botteghe e bar esibiva gli adesivi "Firenze
città aperta" e striscioni contro la guerra. In piazza Duomo
abbiamo udito compagni intonare "Figli dell'officina" ed altri
canti anarchici. Un gran bel sentire.


Firenze e oltre

L'appuntamento fiorentino ha dimostrato che il movimento
no-global, sia pur carsicamente, è in continua crescita. Le
centinaia e centinaia di migliaia di persone che hanno
manifestato contro la guerra "senza se e senza ma" ne sono la
chiara dimostrazione. La nostra critica nei confronti dei
tentativi di burocratizzazione ed ingabbiamento di questo
movimento trova conferma dopo la kermesse fiorentina, dove le
varie stelle e stelline del firmamento no-global si sono
contese, e ancora si contenderanno, la leadership di un
movimento che sono ansiose di trasformare in un partito. Persino
l'esangue ed incredibile Fassino si è, a bocce ferme, messo in
fila come possibile padrino in concorrenza con i vari Cofferati,
Bertinotti, Martini, limitandosi a citare i pescecani più
grossi. Resta da vedere se troveranno pesciolini disponibili a
farsi ingoiare.

L'area anarchica, nonostante l'eterno ritorno dell'eguale, ossia
la criminalizzazione preventiva e la successiva cancellazione
mediatica dalla scena, ha dimostrato di essere una delle
componenti di un movimento che si caratterizza per una forte
tensione libertaria, una tensione non riducibile alle maglie
rigide di un Social Forum presidiato dagli sgherri della CGIL.

I prossimi mesi ci diranno se i tentativi di riassorbire il
movimento nei partiti, magari nella formula bertinottiana di un
cartello di sinistra alla spagnola, avranno buon esito o si
infrangeranno contro la capacità di autonomia delle reti
orizzontali che sono l'anima autentica dei no-global.

I banchi di prova non mancheranno: dalla guerra che si avvicina
alla crisi fiat, dalla questione del lavoro e del reddito a
quella delle libertà, dalla lotta contro le leggi razziste a
quella per la libera circolazione.

Noi, come sempre ci saremo. Il nostro forum, a Firenze come
ovunque, è nelle strade, nelle piazze, nelle città che abitiamo.
Il nostro forum è il mondo intero.

Maria Matteo 


http://www.ecn.org/uenne/


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