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(it) UmanitÓ Nova n. 37 - La finanziaria 2003: Guerra contro i lavoratori

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Date Thu, 14 Nov 2002 13:16:23 -0500 (EST)


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Da "UmanitÓ Nova" n. 37 del 10 novembre 2002 

La finanziaria 2003
Guerra contro i lavoratori 

La finanziaria ha debuttato alla Camera lunedý 4 novembre,
arricchita del maxi-emendamento approvato dal Consiglio dei
Ministri l'ultimo giorno di ottobre e concordato, il giorno
prima, con i pi¨ entusiasti partner del governo: Cisl, Uil e
Confindustria. Neanche questa volta Ŕ stata convocata la Cgil:
oramai la concertazione "macro" funziona a corrente alternata e
i tempi per un riavvicinamento delle confederazioni, anche dopo
lo sciopero solitario del 18 ottobre, non sembrano cosý
accelerati. Forse la Cgil potrebbe essere "riammessa" soltanto
dopo una sostanziale accettazione del proprio isolamento, se non
addirittura dopo l'ammissione della sconfitta della propria
strategia. Su questo terreno, chi vivrÓ vedrÓ. Per adesso
proviamo a fare il punto sullo stato delle cose per quanto
riguarda il procedere della politica berlusconiana.

Si pu˛ dire, schematicamente, che il governo si prefigge due
obiettivi di breve termine e due obiettivi di medio termine:

obiettivi di breve termine sono l'approvazione della finanziaria
ed il varo definito della legge delega sul mercato del lavoro;

obiettivi di medio periodo sono la modifica dell'art. 18 dello
Statuto dei Lavoratori e la ripresa dell'iniziativa per la
"riforma" delle pensioni.


Tenere insieme la coalizione al governo, maneggiando materiale
altamente esplosivo, Ŕ la vera scommessa berlusconiana: perdere
qualche ministro man mano che si procede Ŕ esercizio di qualche
abilitÓ negoziale, ma conservare il controllo su variabili come
i leghisti, i nordisti, i sudisti, i padroni nordisti e sudisti,
i piccoli e medi imprenditori, gli gnomi della finanza, i
democristiani travasati, gli enti locali ribelli, i liberisti, i
protezionisti, insomma tutte le "sensibilitÓ" che albergano nel
Polo Ŕ vera e propria arte, che travalica la pi¨ sperimentata
delle professionalitÓ. Come se tutto ci˛ non bastasse, bisogna
riconoscere che la congiuntura internazionale (in generale) e i
guai della Fiat (in particolare) non favoriscono certamente gli
eroi al governo, cui si impedisce da pi¨ parti e con vari mezzi
la traduzione concreta dalla teoria alla pratica del motto ormai
famoso del "lasciateci lavorare". 

Nella realtÓ effettuale, il governo ha cercato con il
maxi-emendamento alla finanziaria di mantenere gli impegni presi
con gli amici, senza peraltro indicare dove intende recuperare i
denari necessari. In sostanza:

vengono confermati i benefici a fondo perduto alle imprese, come
da legge 488, cancellando la precedente misura che li aveva
trasformati (per meno di un mese) in finanziamenti a scadenza
ventennale alle aziende del Nord che investono nel Sud;

vengono reperiti altri 500 milioni di euro come risorse
aggiuntive da destinare alle imprese (250 milioni) e per
favorire l'occupazione (250 milioni);

viene confermato fino al 2006 il bonus fiscale per ogni occupato
(100 euro al mese ciascuno, pi¨ altri 300 se il neo-occupato Ŕ
al sud, pi¨ altri 50 se ha pi¨ di 45 anni);

viene rifinanziata l'Artigiancassa e previste nuove norme che
semplificano lo smaltimento dei rifiuti, significativamente
definito pacchetto "lasciateci lavorare";

viene ribadito l'invito a ripresentare le richieste di rimborso
per "credito d'imposta agli investimenti", sebbene le relative
risorse finanziarie siano finite giÓ a luglio.

L'insieme di questi provvedimenti comporta una bella retromarcia
e rappresenta un succulento regalo alle imprese, per la non
modica cifra di 2.800 milioni di euro. Ricordiamo che il
presidente della Confindustria, il mitico D'Amato, aveva
lamentato per il sistema delle imprese un costo di 3 miliardi di
euro per le misure comprese nel decreto fiscale del 20
settembre: dunque il governo gli ha restituito quasi tutto.
Resta da vedere cosa dovranno scucire banche ed assicurazioni
per i provvedimenti che li riguardano: ma sono imprese che
controllano meno voti e sono poco simpatiche a tutti, dunque
l'effetto mass-media Ŕ molto meno pernicioso. D'altra parte, i
provvedimenti del governo stanno per dischiudere ai protetti
settori della finanza i nuovi e opulenti mercati delle
assicurazioni sanitarie e della previdenza integrativa, al fine
di tamponare gli indigesti buchi di bilancio causati dai
prestiti concessi a Fiat, Enron, Worldcom, Abb, Argentina, e via
discorrendo. 

Contentata la Confindustria, varato il maxi-emendamento per il
Mezzogiorno, soddisfatte Cisl e Uil con le risibili riduzioni di
tasse ai redditi medio-bassi (come da Patto per l'Italia), al
Governo resta come unico ostacolo la resistenza degli enti
locali. Regioni, Province e Comuni continuano a protestare per
la drastica riduzione dei trasferimenti in loro favore, che
imporrÓ a questi enti di innalzare in modo significativo la
pressione tributaria sui propri cittadini: la sanitÓ, la
formazione professionale, scuole d'infanzia, trasporti vedranno
lievitare in modo esponenziale le tariffe applicate. Qui si
concentrerÓ, in tempi brevi, un punto chiave di resistenza.

Il secondo obiettivo su cui il governo ha segnato un punto Ŕ la
legge delega sul mercato del lavoro,

passata alla Camera e destinata ora alla terza e definiva
lettura del Senato. Escludendo il controverso provvedimento di
abolizione dell'art. 18, tutta la materia sta per diventare
legge. In pratica viene introdotto, tra le altre cose, il
concetto di "staff leasing" (ogni azienda potrebbe evitare per
sempre di assumere a tempo indeterminato), il "job-on-call" (il
lavoratore deve attendere la telefonata che lo fa lavorare in
cambio di una indennitÓ di disponibilitÓ), il "job sharing", lo
straordinario per i part-time, ecc. ecc. In sostanza viene
completato il lavoro cominciato nel 1998 con il pacchetto Treu,
un naturale proseguimento della politica del lavoro dei governo
Prodi, D'Alema e Amato. Maroni sta completando l'opera,
proponendo tra l'altro l'abolizione del contratto nazionale di
lavoro per incrementare (va da sÚ...) la flessibilitÓ del
mercato del lavoro.


Gli obiettivi su cui si concentrerÓ il governo, dopo novembre,
hanno invece il respiro del progetto strategico: abolire l'art.
18 significa decretare sul campo una sconfitta importante del
movimento sindacale per la difesa dei diritti, un evento dal
grande significato simbolico; arrivare alla riforma delle
pensioni pu˛ rappresentare il punto d'arrivo di una strategia
mirata alla riforma strutturale dei meccanismi di spesa. A quel
punto non resterebbe da fare altro che terminare il processo di
privatizzazioni e poi completare l'opera con la definitiva
attuazione della riforma fiscale, in modo da abbassare le tasse
dei molto ricchi, prelevando un po' di pi¨ a tutti, con la scusa
di aiutare i poveri.

Per quanto riguarda l'art. 18, si tratta di riprendere in mano
quello che Ŕ diventato il disegno di legge 848 bis, uno stralcio
del provvedimento complessivo sul mercato del lavoro. Il governo
intende presentare un emendamento che recepisca il Patto per
l'Italia: deroga sperimentale per 3 anni all'art. 18 applicato
alle imprese con meno di 15 addetti che decidano di assumere
nuovi lavoratori. Insieme a questo provvedimento centrale, si
discuterÓ di riforma degli ammortizzatori sociali, con il varo
definitivo delle nuove norme su licenziamenti, collocamento,
formazione, indennitÓ di disoccupazione. Prosegue senza soste il
disciplinamento della forza lavoro.

Infine le pensioni: anche qui il governo non intende perdere
tempo. ╚ suo obiettivo affrontare il problema a livello
comunitario, con il vertice europeo di Copenhagen. Subito dopo,
e comunque entro il primo semestre 2003, il governo vuole
arrivare ad una sessione sulla previdenza, riprendendo in mano
la legge delega attualmente arenata: obiettivo principale
arrivare ad un allungamento di almeno cinque anni dell'etÓ
pensionabile entro il 2010, possibilmente sotto l'ombrello
protettivo delle indicazioni in sede UE. Naturalmente tutti i
sindacati, compresi quelli concertativi, negano che esista una
simile ipotesi: ma sappiamo bene che si tratta di prese di
posizioni tattiche per rafforzare il proprio ruolo negoziale.


Possiamo concludere con alcuni punti ferni:

il contesto economico comporta una forte erosione degli spazi
disponibili necessari a "comprare" il consenso: la crescita Ŕ
ridotta nel 2002 a meno dello 0,5% e nel 2003 non andrÓ oltre
l'1,5%; gli investimenti sono crollati del 5,8% nel primo
semestre e addirittura dell'8,7% al netto dell'edilizia;

la competitivitÓ dell'azienda Italia Ŕ in forte calo e in un
mercato mondiale dove il commercio estero Ŕ salito del 4,2% nel
primo semestre, l'export italiano ha avuto una flessione del
2,4%.

Le entrate preventivate nella finanziaria 2003 sono in gran
parte frutto di ipotesi fantastiche (condono fiscale, scudo per
il rientro di capitali, privatizzazioni), mentre sarÓ
probabilmente necessario, per fronteggiare le uscite, varare
misure straordinarie (una tantum, inasprimenti fiscali,
ulteriori tagli di spesa).

Di fronte ad un governo che non si ferma mai e che non ha soldi
da investire, anche Cisl e Uil potrebbero avere problemi di
consenso nel continuare a collaborare con il governo; questo a
prescindere dal confronto frontale con la Cgil, per cui il
contenzioso non pu˛ che allungarsi.

L'opposizione sociale, in generale, ed il sindacalismo di base,
in particolare, hanno davanti compiti molto superiori alle reali
possibilitÓ di adempierli e, per contralto, occasioni molto
favorevoli che sarebbe interessante poter sfruttare per
crescere. 

Il nostro principale obiettivo Ŕ quello di conquistare un ruolo
visibile e concreto nella difesa delle condizioni di vita di
settori ampi del lavoro e della societÓ, facendo subentrare il
protagonismo alla delega, sfruttando e ampliando tutte le
contraddizioni dell'avversario.

Renato Strumia 



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