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(it) Speciale LdC per Social Forum Europeo

From USI AIT Lazio <usiaitl@tin.it>
Date Wed, 6 Nov 2002 09:44:48 -0500 (EST)


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
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LOTTA DI CLASSE - PER L'AUTOGESTIONE SOCIALE - PER UNA SOCIETA' SENZA CLASSI

SITO WEB: http://www.usiait.it   e-mail: usiaitl@yahoo.com

A tutti i lavoratori d'Italia  (MANIFESTO DELL'USI DEL 1913)

"E' una vecchia gloriosa bandiera quella che risolleviamo. Essa copre l'opera
paziente della preparazione e si spiega nelle audacie sante alla rivolta,
il suo drappo si tinge col sangue dei martiri e non si sbiadirà nei languidi
colori della pace sociale. Vessillo di speranza e di battaglia. All'ombra
sua si raccolgono solo i forti cui non impaurisce il sacrificio, i combattenti
che sanno affrontare la lotta con gioia.

E' l'insegna della Ia Internazionale quella che risolleviamo Compagni!
Quanti sentono la vergogna dello avvenimento presente, quanti nutrono ancora
fede nei destini del proletariato, vengano con noi, in questo esercito di
liberi che vuol muovere verso le rosse aurore della Rivoluzione Sociale.
Viva l'organizzazione operaia! Viva l'Unione Sindacale Italiana

USI AIT 1912-2002. NOVANTA anni ... ma non li dimostra

L'Unione Sindacale Italiana (riattivata negli anni novanta) è oggi presente
in varie regioni italiane, in particolare le sue strutture più forti sono
nel Lazio, nella Lombardia e nel Friuli. E' presente in vari comparti, anche
privati, dove è firmataria di accordi decentrati e/o integrativi, nell'USI
sono stati eletti vari RSU.

L'Unione Sindacale Italiana venne fondata nel 1912 a Modena, al Congresso
nazionale dell'Azione diretta, dai delegati delle Camere del Lavoro rivoluzionarie.
Nasce in quella occasione un sindacato autenticamente libertario e federalista,
che assume una grande importanza nelle lotte dell'epoca, in opposizione
al sindacalismo riformista ed alla burocrazia sindacale. Ebbe un ruolo di
primo piano in occasione della storica "settimana rossa"  del 1914 e durante
il biennio rosso 1919-1920, quando l'USI promosse l'occupazione e 
l'autogestione delle fabbriche. I suoi aderenti (che in quegli anni erano circa 300 
mila) subirono le persecuzioni fasciste; l'USI venne sciolta  nel 1925 per opera
del Prefetto di Milano, su ordine di Mussolini.

Nel dopoguerra vi furono vari tentativi di riattivarla; ma solo alla fine
degli anni '70 si riuscì a costruire una rete nazionale. La sua presenza
nelle lotte dei lavoratori autorganizzati parte però dal Congresso di Roma
del '90; da allora l'USI è in continua espansione nei settori pubblici e
privati. Fedele alla propria tradizione, l'USI sostiene la lotta di classe
e si definisce l'unico sindacato veramente autogestionario; nell'USI sono
i lavoratori organizzati a decidere e non "altri".

L'USI  ha elaborato, nei suoi congressi, una propria piattaforma di lotta:
contro la disoccupazione, il precariato e l'esclusione sociale;   contro
   l'Europa  delle     frontiere blindate; per la libera circolazione e
residenza di tutti: uomini e donne; per il pieno diritto di cittadinanza
indipendentemente dalla nazionalità; contro lo smantellamento e la 
privatizzazione dei servizi sociali pubblici (sanità, scuola, casa, trasporti, 
energia ...); per uno sviluppo ecocompatibile, per un piano di lavori non 
mercantili ed ecosostenibili; per la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro 
a parità di salario e di ritmi, per un lavoro-reddito garantito per tutti;  contro
l'elevamento dell'età pensionabile;  per la difesa della salute nei luoghi
di lavoro; per la difesa e l'estensione delle libertà sindacali e di sciopero;
per l'azione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori, l'autorganizzazione
e l'autogestione, per la costruzione di Camere del Lavoro del sindacalismo
rivoluzionario

L'USI, oltre agli scioperi del 15 febbraio, del 16 aprile e del 18 ottobre
2002, ha indetto nel 2001 sia lo sciopero nazionale del 20/7 che quello
del 9/11 e scioperi unitari nel comparto scuola, l'ultimo il 12 novembre
ed ha partecipato in questi ultimi anni alle Manifestazioni CONTRO LA 
GLOBALIZZAZIONE CAPITALISTICA, a Genova ed a Roma, oltre che alle 
Marce europee contro la disoccupazione e l'esclusione sociale (Amsterdam, 
Colonia ...)

L'USI AIT in occasione dello SCIOPERO GENERALE e SOCIALE DEL 18 
OTTOBRE ha invitato  tutti i lavoratori e le lavoratrici, le altre strutture del
sindacalismo di base, i delegati, le delegate e le RSU, i lavoratori precari
e atipici, a costruirlo unitariamente lo, per riportare nelle piazze tutti
i lavoratori che si erano mobilitati il 15 febbraio ed il 16 aprile.

L'USI AIT si dichiara favorevole ad uno SCIOPERO GENERALE EUROPEO 
su una Piattaforma sociale unitaria di Lotta.

Infatti solo con lo sciopero generale e la lotta di tutti/e si può infatti
costruire una reale opposizione sindacale e sociale nel nostro paese ed
in Europa, che sia rispettosa delle richieste e dei bisogni dei lavoratori
e delle lavoratrici, dei precari, degli atipici, dei disoccupati.

Ricordiamo che l'USI AIT aveva indetto per il 18 ottobre lo sciopero di
24 ore (con telegramma del 21/09/02) sulla seguente piattaforma economica,
sociale e di lotta: Contro la guerra e gli effetti della Legge Finanziaria.
Il rifiuto del Patto per l'Italia. Contro la privatizzazione ed i tagli
ai servizi pubblici e sociali. Contro le politiche governative che colpiscono:
scuola, istruzione e sanità pubblica. Contro la precarizzazione dei rapporti
di lavoro e tutte le esternalizzazioni. Contro ogni modifica peggiorativa
del sistema delle pensioni. Per un lavoro/reddito per tutti/e. Per la riattivazione
della scala mobile. Per un reale recupero salariale in tutti i contratti
di lavoro e una vera applicazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi
di lavoro. Per una riduzione dell'orario di lavoro e il miglioramento della
qualità della vita.  Più istruzione, più sanità pubblica e casa per tutti/e.
Per la difesa della contrattazione collettiva, del diritto di sciopero senza
vincoli, delle libertà sindacali. Per l'estensione dell'art. 18 dello statuto
dei lavoratori a tutti/e.  Per il diritto di cittadinanza di tutti e tutte.

Contro la legge Bossi-Fini, legge razzista.

* * * * *

Coordinamento cittadino Aziende Holding Campidoglio - ROMA WORK 
FORUM - USI AIT LAZIO

Il lavoro svolto in tutti questi mesi, anche sulla base di quanto riportato
nel documento sotto riprodotto, da parte del Coordinamento Cittadino 
Aziende Holding Campidoglio - Roma WorK Forum: Comune di Roma 
(Biblioteche, AEC, Asili Nido, Scuole dell'Infanzia, Amministrativi e Tecnici 
Cartografia Informatizzata, Servizi Ambientali) e RSU Comunali (USI-RdB-CNL), 
Roma Multiservizi, A.M.A. SpA, ALL CLEAN, Case di Riposo/Coop. Sociale 
"IL CIGNO", FARMACAP, Zètema Progetto Cultura, StA,  CILO - Consorzio 
SOLARIS/ACLI,  RSU della Formazione Professionale (Unicobas), Coop. 
Sociali socio assistenziali, imprese di pulizia, punto "INFOLAVORO" c/o 
L.T.Q. Roma XI, Lavoratori e RSU Scuole Statali, Associazioni e Coop. 
di lavoro autogestite,  ha dato risultati concreti e positivi, riuscendo ad ottenere 
un Consiglio Comunale straordinario sul lavoro il 6 maggio che ha approvato 
all'unanimità diversi ordini del giorno di indirizzo sulle proposte dell'USI e del 
Coordinamento Cittadino.

Inoltre si è riusciti ad ottenere a Roma la costituzione di un Osservatorio
permanente sul Lavoro. Certamente sono delle piccole vittorie nella vertenza
cittadina che oppone i lavoratori e le lavoratrici al Comune di Roma, nelle
Aziende pubbliche comunali e in quelle affidatarie dei servizi e che proseguirà
 nei prossimi mesi, per costruire un altro "futuro" che rispetti diritti e bisogni.  

A proposito di "Bilancio partecipativo",  "forme della democrazia diretta"
Premessa - Nella realtà romana, nella quale lavoriamo e abitiamo, il percorso
che è stato messo in piedi da un anno dalle lavoratrici e dai lavoratori
che hanno dato vita al Coordinamento Cittadino  Aziende Comunali e della
Holding Campidoglio (Marzo 2001) e successivamente dal Roma Work Forum 
(Settembre/Ottobre 2001), al quale partecipano realtà lavorative non inserite 
nell'ambito del Comune di Roma e delle società partecipate o collegate ad 
esso, ha affrontato anche le questioni relative allo sviluppo di quello che è 
definito "bilancio partecipativo" e alle esperienze di democrazia diretta e dal 
basso.

Il dibattito non è per nulla concluso, anzi la continua verifica pratica
di quello che si cerca di costruire suoi posti di lavoro e nel territorio
con la coerenza su alcuni principi e criteri fondamentali, è uno dei punti
di forza che permette a queste situazioni di mantenere una certa vitalità,
evitando di farle ricadere nello sterile "intergruppi" superpoliticizzato,
ma fuori dalle dinamiche reali o dal gruppo di "esperti" che elaborano ipotesi
mai verificate o verificabili in concreto.

Il fatto di "sporcarci le mani" e "smuovere i neuroni" collettivamente
e all'interno di processi lavorativi e di un impegno sociale, permette a
noi tutti/e di operare delle scelte di campo ben precise, che hanno 
nell'autorganizzazione sindacale e "sociale", nella democrazia assembleare, 
nella costruzione autogestita e dal basso di iniziative e di proposte concrete, 
nella solidarietà umana e "di classe" contro sfruttamento, discriminazioni, 
intolleranza e settarismo, il nostro quotidiano e costante modo di agire e di 
pensare, portando alla luce un fattore dinamico e ineliminabile, il conflitto, 
nelle varie forme e modalità nelle quali esso si esplica. 

Questo contributo è da considerarsi una sintesi del "nostro lavorio continuo",
di questo processo di verifica teorico/pratico, tuttora in fase di  "movimento"
e di sviluppo del conflitto.
	
Città metropolitana, decentramento municipale, partecipazione diretta:
partiamo dal punto di vista di lavoratrici e lavoratori.
	
La prima considerazione che si è fatta, partiva dall'analisi delle realtà
lavorative e dalle profonde mutazioni in termini di disgregazione e 
frammentazione della classe lavoratrice.
	
La progressiva scomposizione del lavoro, la diversificazione dei regimi
contrattuali, lo smantellamento  o il progressivo indebolimento di diritti
considerati come acquisiti, da trasmettere alle future generazioni di lavoratori
e lavoratrici come patrimonio e "dote" per la conquista di nuove garanzie
e di condizioni migliori per operare una "radicale trasformazione dell'esistente",
ci ha portato a ridefinire e a rifocalizzare alcune categorie e alcuni discorsi.
	
La disgregazione della classe operaia come è stata identificata in passato,
a seguito del superamento del modello fordista e taylorista e del modello
di fabbrica, il progressivo squilibrio e la frammentazione del "proletariato"
come perno per lotte sociali di ampio respiro, per servizi/reddito/ diversa
socialità e "qualità della vita", hanno prodotto la scomparsa di una diffusa
cultura dell'opposizione e dell'antagonismo "classico", quindi su dimensioni
dell'ambito economico e sociale, dal punto di vista dei modelli relazionali
imposti dalla grande fabbrica e dal sistema gerarchico che irreggimenta
la forza - lavoro. 
	
Questo non significa assolutamente che non esistano più operai, fabbriche
o che si sia estinto il capitalismo e lo sfruttamento; significa comprendere
le trasformazioni avvenute e quelle in atto, le modificazioni dei luoghi
di produzione e delle relazioni sociali, i suoi effetti sul territorio urbano
e sulle forme di partecipazione "democratica", sugli assetti istituzionali
e sulle modalità di intervento delle classi subalterne e dei ceti popolari
all'interno di questo rinnovato sistema di potere.
	
Se si accetta che il nuovo modello di fabbrica "diffusa", coerente con
le fasi di ristrutturazione capitalistica su base mondiale ha ridefinito
le relazioni sociali che produce, estendendole a tutta la compagine sociale
(in sintesi, quello che si definisce come "globalizzazione"), la diminuzione
degli spazi di libertà e di decisionalità dal basso fino alla totale negazione
o superamento delle regole delle libertà civili di stampo liberal - borghese,
sono due situazioni che hanno assunto una loro visibilità e una loro rilevanza,
è quindi necessario operare un'inversione dialettica e uno sviluppo di modelli
ed esperienze che partendo dal basso e dalla verifica concreta 
della  "irriducibilità" e dell'ineliminabilità del CONFLITTO, sviluppi dei percorsi 
di effettiva e maggiore partecipazione diretta, di rifiuto della delega e del loro 
intrecciarsi sulle scelte in ambito istituzionale dei nuovi assetti, relativi al 
decentramento urbano, delle competenze, responsabilità, poteri e al nuovo 
ruolo delle municipalità.                  
      
Su questo terreno, fermo restando che non esiste un "altro modello
possibile" da poter esportare tout court in ogni situazione, ma un percorso
e delle idee di fondo comuni in tutto il pianeta, che hanno necessità di
essere adattate alle concrete realtà (politiche, economiche, sociali), diverse
le une dalle altre, oltre che dal fattore dinamico e ineliminabile del conflitto,
è possibile e fattibile partire per sperimentare e introdurre modelli partecipativi,
di autogoverno e di forme di "autogestione" , per sviluppare proposte e
iniziative per una economia non mercantile, ecosostenibile ed ecocompatibile,
per un recupero di assetti urbani e di relazioni sociali non mercificate.
 Insomma, tornare a praticare la logica del "pensare globalmente e agire
localmente" dal punto di vista anticapitalista.
	
Le assemblee sui posti di lavoro, di singolo reparto o sede decentrata,
le assemblee plenarie e i gruppi di "lavoro", tipica espressione della 
democrazia diretta e partecipativa delle classi lavoratrici, la rotazione degli 
incarichi e delle responsabilità, la scelta delle priorità sulle quali investire le
energie e le risorse, privilegiando la collettività delle decisioni, la
loro condivisione e il rispetto dell'unità nella diversità, sono patrimonio
comune da proporre con rinnovato vigore e assumono tutta la loro attualità,
all'interno delle iniziative e dei percorsi di intervento sul piano locale
e di assetto municipale, senza dimenticare l'esperienza italiana e francese
delle Camere del Lavoro Rivoluzionarie e delle Case del Popolo...
	
Le esperienze dei comitati di caseggiato, di quartiere, le forme di 
assemblearismo "popolare", che traggono dall'antica "civitas" e dall'agorà i 
loro presupposti storici e di riferimento, sono esperienze di decisionalità dal 
basso e di autogoverno delle priorità nelle scelte di campo, che possono 
incidere profondamente in senso positivo, se accompagnati dalla ripresa 
dell'iniziativa culturale "antagonista" ai modelli dominanti, per ridurre i "fattori 
di danno" prodotti dalla mercificazione della cultura e dal prevalere della logica 
del dominio e dell'autoritarismo del potere. E' la riconquista della "politica" nel
suo senso più genuino, del fare e del condividere insieme rispetto al dover
- fare e dal dover - obbedire, tipici di ogni assetto autoritario, per quanto
"democratico" possa essere "concesso" all'interno di assetti istituzionali
liberal/capitalistici.
	
L'ALTERNATIVA NON AUTORITARIA E NON "CONCESSA" del 
MUNICIPALISMO
	
Questi spunti di riflessione ci hanno portato a porre una scelta di campo,
uno spartiacque imprescindibile; la scelta è una maggiore democrazia 
partecipativa "concessa dall'alto" (che di certo non è la nostra!), anche per 
effetto di esponenti istituzionali più illuminati su scala locale o anche nazionale,
all'interno di un rispetto della "compatibilità" oggi ancor più dominante
(quindi sotto il primato della "politica" del potere economico e finanziario
e del controllo dei flussi di informazione,  della formazione e della cultura
in genere), che al massimo possono "mettere una pezza qua e una là" al disastro
ambientale, alla distruzione di rapporti di solidarietà e di socialità non
mercificata, allo sfruttamento bestiale su scala planetaria della forza
- lavoro, spacciando questa pratica come "il minore dei mali possibile"
e l'unica alternativa di "governo della parte insana della globalizzazione
capitalistica".
	
Oppure, come facciamo da sempre noi dell'USI, agire e sviluppare la dinamica
del conflitto sul territorio urbano, sulla città, sulle modalità concrete
di decisionalità dal basso nelle scelte di destinazione delle risorse (produttive,
finanziarie, sociali culturali...) esistenti e sul recupero della dialettica,
questa pure "conflittuale", finalizzata allo sviluppo di forme di autogoverno
(da verificare e implementare progressivamente) e di consenso verso un modello
di relazioni economiche e produttive che sostituiscano nei settori indicati
come "prioritari" e utili collettivamente, la produzione e lo scambio per
la ripartizione e la socialità, rispetto al profitto e all'accumulazione,
la valorizzazione e il recupero delle risorse ambientali senza uso di sostanze
inquinanti.
	
Su queste sfide e su queste scelte di campo, si misura il reale stato e
grado di verifica delle forme di autogoverno, della compatibilità con i
modelli non mercantilistici e non inquinanti, l'apprezzamento e la condivisione
di settori crescenti di "cittadini/e" e di segmenti "ricomposti" delle classi
lavoratrici, di esperienze concrete da coordinare e da federare, eliminando
il carattere autoritativo delle decisioni e del "potere" e l'affermazione
di un reale cambiamento nel segno della libertà e della solidarietà.
	
Questo percorso e questa sfida sono il terreno sul quale siamo impegnati
a misurarci e a confrontarci...  e dal quale partiamo anche per le nostre
iniziative politico sindacali, come quella organizzata in occasione del
Consiglio Comunale straordinario sul lavoro a Roma, da noi richiesto con
varie mobilitazioni, che si è svolto il 6 maggio.                 
     
Nota:    Dopo un presidio in Consiglio Comunale di 100 lavoratori
e lavoratrici ad ottobre si è ottenuto un nuovo incontro con Commissioni
ed Assessori sulle tematiche rimaste ancora in sospeso e si stanno preparando
nuove iniziative di lotta per il mese di novembre.

CONTRO LA PRECARIETÀ E LE ESTERNALIZZAZIONI,  PER IL DIRITTO AL 
LAVORO, AL REDDITO, AI SERVIZI CONTINUA LA LOTTA.

	
La nostra storia politico sindacale è iniziata 90 anni fa...l'Unione Sindacale
Italiana ha visto il suo inizio con le Camere del Lavoro Rivoluzionarie,
con le lotte degli edili, dei metallurgici, dei cavatori di marmo, dei braccianti
agricoli, dei mille lavori operai stagionali e saltuari dei primi del secolo
scorso.
	
L'attuale gruppo militante rappresenta la quinta generazione di lavoratrici
e di lavoratori che ha ripreso il percorso del sindacalismo rivoluzionario,
autogestito e internazionalista.
	
Molto è cambiato ma non l'antico spirito di un sindacato fatto da lavoratori
e gestito da loro stessi, ancora oggi "l'emancipazione dei lavoratori sarà
opera dei lavoratori stessi...o non sarà".
	
Premesso questo, le nostre esperienze concrete e spesso vincenti quando
si tratta di precariato e privatizzazioni, non solo nelle grandi città come
Roma o Milano, ma anche  con un sostegno concreto e coerente in alcune grandi
vertenze nazionali (quella del  Coordinamento Nazionale LSU/LPU, dei precari
degli Enti Locali nel settore scolastico ed educativo...) che hanno coinvolto
decine di migliaia di persone e le tante storie individuali e collettive
che ci stanno dentro, ci permettono oggi di fare alcune valutazioni complessive,
per non ripetere gli stessi errori e per continuare la lunga e permanente
lotta contro uno "degli spettri che si aggirano per il mondo: il precariato
generalizzato".
	
Abbiamo imparato sulla nostra pelle che la precarizzazione del lavoro,
di chi si sente oggi "garantito" è sempre più legata al processo di 
esternalizzazione e privatizzazione di servizi pubblici essenziali, di dismissioni 
di settori e rami di azienda, di processi di trasferimento di impianti e forza lavoro
da una parte all'altra del pianeta, senza alcun rispetto di genere (anzi
con una discriminazione sempre più accentuata) e tanto meno dell'ecosistema.
Quando si parla di "precarietà" e si vuole intervenire davvero, è necessario
capire che i precari non sono solo CO.CO.CO., gli interinali, le mille forme
del lavoro non garantito, non si tratta di un'eccezione, è la costante che
spezza ogni rigidità contrattuale e salariale, scompone e frammenta le classi
subalterne e lega la produzione  e i servizi connessi, ad una continua ricerca
del profitto che mette a rischio anche coloro che hanno un posto di lavoro.
Questo ragionamento non è un ricordo del passato!

Proprio in questo periodo, le nostre strutture nei luoghi di lavoro e le
forme di coordinamento che con molta fatica abbiamo messo in piedi, 
superando con decisione gli ostacoli padronali e i particolarismi settoriali e 
locali, stanno conducendo 12 vertenze cittadine a Roma, tra Comune di  Roma, 
aziende partecipate e collegate (FARMACAP, ZETEMA, Roma Multiservizi, 
AMA...), cooperative e società private del settore socio sanitario assistenziale, 
altre a Milano (Imprese di pulizie, anche per la regolarizzazione dei tanti 
immigrati utilizzati negli appalti, settore delle telecomunicazioni, dei servizi, 
della sanità privata al  San Raffaele...), altre ancora nel Nord Est. Le ultime solo
in ordine di tempo, la schifosa operazione della giunta Veltroni di 
esternalizzazione del trasporto scolastico agli studenti delle scuole dell'obbligo 
e l'affidamento del servizio alla Roma Multiservizi, che  di fatto trasforma le circa 
400 lavoratrici precarie in "disoccupate" e la questione dei lavoratori e dei
precari alla Farmacap (Azienda Speciale comunale farmasociosanitaria), 
impiegati nel settore sociale tra psicologi, assistenti sociali, educatori e 
operatori, anche a qualifica operaia, legati alla futura gestione dei servizi e agli
affidamenti che il Comune intende dare alla propria azienda con servizi
alla cittadinanza nel settore sociale.       
	
Due poi le vicende nazionali che ci stanno impegnando, quella del personale
ATA (non docente) della scuola statale (ex Enti Locali) la difficile vicenda
del lavoro "atipico/anomalo", che vede la figura dei CO.CO.CO. al centro
dell?attenzione anche legislativa, con la finalità di eliminare i principi
dello Statuto dei Lavoratori che resiste dal 1970 con lo "statuto dei lavori",
quelli flessibili, precari, sottopagati, con scarse garanzie di tutela delle
condizioni di sicurezza.
	
Si tratta di una vera e propria "guerra di classe", che produce tra gli
operai in produzione e tra i "precari", una serie impressionante di morti
e di infortuni sul lavoro (nel 2002 1300 morti e 1.100.000 infortuni)
	
Per fortuna, abbiamo messo in piedi una serie di strutture tecniche di
supporto alle nostre lotte e di sostegno a coloro che vogliano intraprenderle
(avvocati, consulenti, tecnici del CAF o di patronato) e siamo ormai in
grado di gestire corsi di formazione di base sui diritti sindacali, sulle
leggi sul lavoro, di lettura di una busta paga. La strada dell'autorganizzazione
e dell'autogestione è lunga, ma il millennio è appena iniziato...

* * * * *

Alcuni appunti sulla crisi economica mondiale e su quella italiana  di Giuseppe
Martelli - Segreteria collegiale dell'USI - 

Nei giornali, nelle trasmissioni televisive, si parla, ormai da alcuni mesi,
della difficile situazione economica del nostro paese e dell'economia mondiale,
dell'altalena delle borse di tutti i paesi.

La sensazione della massaia che va a fare la spesa e che trova tutto rincarato
ben oltre quel 2,7% di inflazione determinata dall'Istat e che non riesce
più a quadrare i suoi miseri bilanci familiari è reale - questo "libero
mercato" non funziona più dalla "piccola spesa" al "grande gioco della borsa".

Ci troviamo in una fase di crisi economica, di recessione - molto simile
a quella della "grande crisi degli anni 20".

L'economia americana, la locomotiva (non quella mitica degli anarchici,
cantata da Guccini) non tira più, soffocata dagli scandali dei suoi manager,
dalle spese sostenute per mantenere in piedi la sua politica di "dominio
imperialista" (così si diceva un tempo!) o di "impero del male" (termine
più adatto da guerre stellari!). 

Una crisi dovuta alle paure e alle insicurezze del popolo americano  che
incontra difficoltà ad ottenere delle serie prospettive di lavoro (lì, ormai,
è quasi tutto precarizzato, mentre aumenta costantemente la disoccupazione!),
la difesa della propria salute e della propria pensione (vedi il fallimento
delle mutue private, dei fondi pensione che sempre più investivano i soldi
dei lavoratori nella ricapitalizzazione della stessa azienda o in mercati
di rapina del terzo mondo!) ? 

Dopo l'11 settembre hanno trovato un nemico esterno da combattere (quel
BIN LADEN che avevano addestrato contro i Russi!).

La stessa EUROPA, costruita da poco sulle ceneri delle politiche sociali
e basata sui rigidi parametri di stabilità previsti dagli accordi di Maastricht,
trova difficoltà a costruirsi un proprio "binario" e "rallenta anch'essa
la sua corsa, non solo frenata dalla locomotiva americana, ma anche da suoi
stessi dubbi - dalle sue incapacità, dalle sue paure e dal suo modello 
capitalistico (vedi quello familiare Italiano, con la crisi della Fiat degli Agnelli!).

Purtroppo l'Europa non è nata da un tentativo di svolta - da un cambiamento
sociale, da una politica alternativa (cioè da una rivoluzione sociale e
culturale!!) capace di risolvere i reali problemi dei suoi cittadini.  

E' stata una costruzione troppo ardita e "frettolosa", sovradeterminante,
rispetto ai bisogni reali della stessa popolazione, tanto per poter "imporre"
il libero mercato di scambio ed il potere delle "grandi" imprese!

Nasce dalla paura di una crisi, di una recessione, che oggi si sta puntualmente
verificando e contro la quale non si sono prese adeguate "medicine alternative".
Questa crisi, questa paura, questa insicurezza ha trovato, come in America,
la necessità di essere rivolta contro qualcuno (quando invece l'unico vero
accusato è il  sistema capitalistico!) i diversi, i non allineati (com'è
stato a Genova!), i MIGRANTI (costretti, come gli Italiani un tempo, a pagare
due volte la "crisi" causata da questo sistema; prima nel loro paese d'origine
e poi nel paese dove sono fuggiti cercando di sopravvivere!).

Una risposta - in molti casi è stata la guerra - le tante guerre che infestano
il "globo" ne sono la  dimostrazione. (e la prossima guerra "possibile"
 sarà quella che Bush vuole dichiarare contro un vecchio alleato americano:
Saddam Hussein, al quale "loro" hanno "insegnato" l'uso delle armi chimiche).

Un'altra, la "nostra", sarebbe quella di comprendere che non è più sostenibile
questo tipo di sviluppo, che questo sistema non funziona e non dà futuro.
Di come sia necessario un riequilibrio, frenando  il "consumismo", lo sfruttamento
dell'uomo e della natura, l'inquinamento e così via.

Purtroppo la paura e l'insicurezza, a volte, non fanno pensare ,,, Nel nostro
caso hanno portato ad una svolta a destra (forse anche per il disincanto
verso una sinistra sempre più liberista) portando al potere, in Europa,
governi conservatori e reazionari; che trovano 'adeguati' alleati nelle
dittature, spesso militari, presenti in altre parti del mondo.

I governi europei (così come quello USA e tanti altri) cercano solo di rafforzare
il potere dei forti (com'è sempre più evidente nel nostro paese!) e stanno
trasformando l'Europa in una fortezza, anzi in una serie di fortezze (visto
che anche le frontiere vengono nuovamente blindate in caso di manifestazioni
internazionali), come le vecchie città medioevali.

La globalizzazione dell'intero pianeta sta ottenendo proprio l'effetto opposto
"si torna indietro" ma questo lo si vede non solo nei territori ma anche
sui posti di lavoro, dove sembra quasi essere tornati nelle condizioni del
primo novecento (e forse per noi sindacalisti rivoluzionari si riaprono
spazi di intervento, se saremo capaci di farci comprendere dai lavoratori).
Sarà forse anche per questo che assume sempre più validità la parola d'ordine:
L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARA' OPERA DEI LAVORATORI 
STESSI - O NON SARA'! (ma per far questo occorre un sindacato autogestito - 
come l'USI!)

E' infatti chiaro che in queste condizioni cresceranno sempre più le giuste
istanze di rivolta da parte delle popolazioni (non quelle ridicole forme
di "lotta armata" che qualche "nostalgico" ancora propugna!) - a partire
dalle periferie dell'impero del male (vedi Argentina) riprenderanno le lotte
popolari di massa, la "lotta di classe".

Il movimento internazionale "NO GLOBAL" ha cercato di interpretare e 
rappresentare (a volte a suo unico beneficio) molte di queste istanze, spesso 
senza incidere nella quotidianità e nella territorialità.

Ma per fare un buon lavoro bisogna anche sporcarsi le mani, come spesso
facciamo noi compagni e compagne dell'UNIONE SINDACALE ITALIANA - 
bisogna rilanciare e rafforzare sul territorio e nei posti di lavoro 
l'autorganizzazione sindacale e sociale, pensando anche alla rinascita delle 
CAMERE DEL LAVORO (quelle definite, nel primo '900, "rivoluzionarie" e, 
oggi, come "autogestite").

Sempre più dobbiamo diffondere in ogni occasione, anche al Social Forum
Europeo di Firenze, il motto del movimento anarchico: "NE' DIO, NE' STATO,
NE' SERVI NE' PADRONI" aggiungendovi anche "ALL'ARREMBAGGIO DEL 
FUTURO"! (com'era scritto nello striscione degli Anarchici a Genova)

Occorre rendere evidente come questo governo, conservatore e reazionario,
sia stato capace di fare ulteriori danni (sì, perché altri ne avevano già
fatti i governi precedenti gestiti dalla "sinistra liberista"!)

Molti degli impegni del "contratto con gli Italiani" sottoscritto da Berlusconi
non hanno trovato nessuna attuazione, anzi la prevista ripresa economica
non si vede  (anche il FMI prevede una riduzione della stima di crescita
economica del nostro paese dall'1,4% al solo 1%). Si abbassano le tasse
ai ricchi ed aumenta l'evasione fiscale - anche questa è una causa, insieme
alla recessione economia, delle basse entrate fiscali di questi mesi.

Questo è niente rispetto al reale costo della vita. Nonostante i dati forniti
dall'ISTAT, tutte le associazioni dei consumatori hanno denunciato aumenti
reali dei prezzi  ben più forti (effetto dovuto anche alla "confusione"
del cambio dalla Lira all'Euro!). La differenza  registrata sull'inflazione,
pari quasi al doppio (!) è dovuta, anche,  ad un paniere ISTAT che tiene
poco conto delle famiglie con reddito medio-basso e dei loro consumi.
Mentre i nostri salari sono bloccati ... anche dai vari "patti" oltre che
da una contrattazione nazionale "non ancora iniziata" per molti comparti
e categorie (CCNL scaduti dal dicembre '01!!).

Chi (CISL - UIL - CISAL - UGL & company) ci aveva venduto per un piatto
di lenticchie, ora, si accorgerà che non ci sono  più "lenticchie" - perché
anche il loro costo è aumentato e non è sostenibile da questo governo, pure
"per merito" della politica fiscale di Tremonti. Infatti ci sono delle "vere"
voragini nei conti dello stato (non dovute alle piogge!!). Mancano all'appello
miliardi di euro, per un calo delle entrate IRPEF (pari a 2 miliardi) e
IRPEG (3 miliardi). Mentre si sono esauriti i fondi per gli sgravi fiscali
al sud e non ci sono più neanche i soldi per gli ammortizzatori sociali
ed incombe il taglio - su pensioni e sanità. 

Tutto quanto sta avvenendo in Italia è sempre più funzionale all'abbattimento
di quel poco di "welfare state" assicurato dai precedenti governi (ma quale
benessere!!).

E' un cerchio che si sta chiudendo, come in altri paesi (vedi l'Europa),
che bisogna spezzare proprio a partire da una ripresa delle lotte che il
sindacalismo di base si deve assumere in prima persona - senza più le tante
divisioni attuali che lo hanno, finora, solo indebolito, a vantaggio dei
"concertativi". 

Così come per noi è sbagliato credere che sia possibile risuscitare nella
CGIL lo spirito della lotta di classe; perché nonostante i due scioperi
generali ai quali abbiamo anche noi partecipato attivamente (vedi al Comune
di Roma!) le scelte della CGIL sono sempre interne ad una logica della 
concertazione con i padroni e le istituzioni e nelle situazioni "reali" lavorative c'è
sempre la "disposizione" di svendere i lavoratori e le lavoratrici, sia
dal punto di vista salariale che normativo.

L'USI AIT LAZIO, come segreteria della Confederazione, fornisce un servizio
di consulenza ed assistenza sindacale (anche per verifica buste paga e TFR)
e legale (anche sul mobbing); inoltre fornisce assistenza fiscale e di patronato
(HA UN EFFICACE SERVIZIO CAF)  e, per ora, solo per ROMA tramite un 
accordo firmato  con un CAF fornisce ASSISTENZA GRATUITA per la 
compilazione del modello di censimento per gli IACP (D.S.U.) e per i modelli 
I.S.E. - I.S.E.E.e I.S.E.U.  Anche nella sede di Milano in Via Isonzo 10 è 
possibile ottenere un servizio di consulenza ed assistenza sindacale e legale.

LOTTA DI CLASSE - anno 23  N. 11 - novembre  2002 - NUMERO SPECIALE 
PER IL SOCIAL FORUM EUROPEO

Redazione: USI AIT LAZIO - Via Iside 12 - 00184 Roma - Per contatti: USI
AIT LAZIO tel. 06/70451981 - fax 06/77201444
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347/4264674) -   



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