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(it) Lotta di Classe No.69 - La Finanziaria: il Polo al Palo

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Date Fri, 1 Nov 2002 13:16:45 -0500 (EST)


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Lotta di Classe No.69 - Nov. 2002 

La Finanziaria: il Polo al Palo

La legge finanziaria, presentata dal Governo al Parlamento,
riflette la difficile situazione economica che l’Italia, insieme
al resto del mondo, sta vivendo.

Svanite le illusioni di una rapida ripresa, le economie dei
paesi industrializzati si trovano in un contesto poco
entusiasmante, in cui la stagnazione si associa al pericolo di
sussulti inflazionistici, in agguato dietro al possibile rialzo
del prezzo del petrolio.

L’Italia si trova in una condizione ancora più complicata.
Subisce, come gli altri paesi sviluppati, il quadro
congiunturale negativo ma, ingabbiata dal patto di stabilità
dell’Unione Europea, non può (o non vuole) porre in essere le
sole manovre che potrebbero portare sollievo all’economia: una
ripresa della spesa pubblica e un forte aumento delle
retribuzioni. Operazioni comunque difficili, per l’alto livello
d’indebitamento dello Stato italiano.

Il Governo deve, quindi, seguire un percorso in buona parte
obbligato, stretto tra due opposte e contemporanee necessità:
fornire stimoli all’economia (quindi spendere) e rispettare i
parametri di Maastricht, che impongono di procedere nel
risanamento dei conti pubblici (quindi risparmiare).

Cercasi Consumi Disperatamente

Per molti mesi il Governo Berlusconi, con italica fantasia, se
l’è cavata grazie ad un artificio: ha ostentato le più
ottimistiche previsioni economiche tra i paesi industrializzati.
La stima della crescita dell’economia italiana è stata
artificialmente gonfiata (il Tremonti sbandierava, fino a poche
settimane fa, un incremento del prodotto interno lordo del 2.3%
nel 2002). In questo modo aveva fatto contenti tutti: poiché la
misura dell’indebitamento dello Stato è calcolata come rapporto
tra il deficit pubblico e il Pil, se non si riesce a ridurre
davvero il numeratore … si può sempre truccare il denominatore!

Adesso però la farsa del nostro ministro dell’economia
(ribattezzato Trecarte, da un noto gioco di società …) è finita.
Tutti i previsori sono concordi: la crescita dell’economia
italiana nel 2002 non arriverà all’1%. Così la cupola
governativa si è trovata a dover prendere, sul serio, dei
provvedimenti economici.

Ne è venuta fuori una manovra piuttosto creativa dove, in
sostanza, si è cercato di fornire qualche stimolo all’economia
(riduzione dell’imposizione fiscale), coprendo questi mancati
introiti per lo Stato con risparmi, in parte, immaginari.

Il fulcro di questa finanziaria, l’aspetto più pubblicizzato dal
Governo, è la riduzione dell’imposizione fiscale sulle famiglie.
Attraverso complicati meccanismi, gli sgravi fiscali dovrebbero
comportare una riduzione delle imposte pagate dalle famiglie per
oltre 5 miliardi di euro. Ci sarebbe subito da far notare che
una parte di questi risparmi fiscali sarà assorbita dalla spesa
per pagare i commercialisti, vista la macchinosità dei criteri
introdotti nella dichiarazione dei redditi.

In ogni caso bisogna ammettere che, almeno ad una prima analisi,
la modifica di scaglioni e aliquote determinerebbe maggiori
sconti fiscali ai contribuenti con redditi meno elevati (chi ha
guadagna meno di 29 mila euro godrebbe di una riduzione fiscale
da un minimo di 157 fino ad un massimo di 561 euro). Non è
molto, però è meglio di quello cui ci avevano abituato i governi
dell’Ulivo …

Abbiamo finalmente un governo che pensa ai poveri? No, non è
questo. È semplicemente che, come la teoria economica insegna,
gli sgravi fiscali ai meno abbienti si trasformano quasi per
intero in spesa per consumi. Ecco il sostegno della domanda, lo
stimolo all’aumento dei consumi, che tanto preme ad imprese e
commercianti in questa situazione di stagnazione economica!

Per i ricchi, inoltre, si riduce la tassazione degli utili delle
imprese (Irpeg), nonché altri pesi fiscali come l’Irap.

I Risparmi sulla Spesa Pubblica: l’Immaginazione al Potere

La tradizionale politica economica democristiana rappresenta un
serbatoio inesauribile dove trovare illusioni di maggiori
entrate o minori spese per lo Stato. Non è stato quindi
difficile inventarsi qualcosa per generare l’apparenza di una
politica di bilancio severa e attenta alla quadratura dei conti.

Importanti risparmi, 7 miliardi di euro, dovrebbero derivare
dall’utilizzo delle "aste telematiche" per l’acquisto di beni e
servizi da parte delle Amministrazioni Pubbliche. Beh, è un’idea
innovativa. Solo che, proprio per risparmiare, non si è
provveduto all’acquisto e al rinnovo del parco computer delle
Amministrazioni Pubbliche. Su quale supporto troveranno posto le
aste telematiche? Sui pallottolieri?

Quattro miliardi di euro di maggiori ricavi si otterranno dalla
valorizzazione del patrimonio pubblico. Questo vuol dire, in
pratica, che si dovrebbero aumentare canoni e affitti. Spesso lo
Stato ignora la stessa esistenza di importanti parti del proprio
patrimonio, come farà a valorizzarlo? Inoltre, a chi aumenterà
gli affitti, agli stessi cui promette di ridurre le tasse?

Sette miliardi di euro dovrebbero essere ricavati dalla vendita
di immobili di proprietà pubblica. Quella dell’alienazione
dell’edilizia pubblica è un classico della finanza fantasiosa.
Ma, anche ammettendo che si riescano a vendere gli immobili, su
questi non si percepirà più alcun affitto o canone: questa non è
forse una riduzione delle entrate per gli anni successivi?

Infine, per galvanizzare gli amanti della tradizione italiana, a
chiusura di tutta la manovra c’è un bel condono fiscale. Da qui
dovrebbero arrivare 8 miliardi di euro. Però, ai poveri evasori
fiscali (una categoria che certamente raccoglie impiegati,
postelegrafonici, infermieri, operai, insomma gli insaziabili
lavoratori dipendenti) mi permetto di dare un consiglio:
aspettate a aderire al concordato. Oggi lo Stato ha bisogno di
soldi, però se la cava ancora. Se continua così, tra un paio di
anni, la necessità di reperire denaro sarà così disperata che il
prossimo condono conterrà condizioni ancora più vantaggiose per
il "contribuente occulto" (sarebbe ora di smettere di usare il
termine, inutilmente offensivo, di evasore).

I Tagli "Indolori"

I veri risparmi arriveranno dal taglio dei trasferimenti agli
enti locali, cui è però riconosciuto un aumento della
compartecipazione alle imposte riscosse dallo Stato (Irpef in
primo luogo). Sempre agli enti locali vengono posti precisi
paletti su deficit e spese correnti, inoltre non potranno
aumentare le addizionali Irpef. Su tutto poi grava il blocco
delle assunzioni nel pubblico impiego. La traduzione di questi
provvedimenti in minori e peggiori servizi per i cittadini sarà
pressoché immediata, soprattutto per quelle aree del paese dove
peggiore è la situazione della finanza pubblica (come l’Italia
Meridionale).

Altri provvedimenti riguardano un aumento delle spese per la
ricerca (300 milioni di euro). Speriamo non siano utilizzati per
aumentare gli stipendi dei baroni universitari. C’è anche uno
stanziamento aggiuntivo di 300 milioni di euro per le spese
militari. D’altra parte, anche se pochi ne parlano volentieri,
l’Italia è in guerra

C’è poi una perla che si tiene ingiustamente nascosta: dal 2003
l’Inpdai, l’ente previdenziale dei dirigenti d’azienda,
confluirà nell’Inps. È forse un’operazione per affratellare i
lavoratori di diverso inquadramento? Si vuole dare un segnale di
austerità, del tipo "pensioni uguali per tutti"? No.
Semplicemente l’Inpdai, a causa della differenza tra i
contributi che riscuote e le esose prestazioni pensionistiche
che eroga, ha accumulato un passivo ormai insostenibile. Ma,
finalmente, dal 2003 tutti i lavoratori potranno dare il loro
contributo per garantire un principesco tenore di vita ai
dirigenti di azienda andati in pensione dopo anni di lavoro
usurante (per gli altri).

 

In conclusione cosa si può dire di questa finanziaria? È la
conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che l’attenzione
dell’attuale governo è rivolta altrove, probabilmente agli
interessi privati dei ministri che lo compongono. Si è dato
qualche spicciolo alle masse (così poi spendono di più e aiutano
l’economia), si è evitato di calcare la mano su pensioni e
sanità (perché mettersi a litigare, proprio adesso, con i
sindacati?), si sono un po’ aumentate le risorse per i militari
(facciamo vedere a Bush che siamo feroci combattenti), si sono
inventate immaginarie entrate statali per tener buoni quei
rompiscatole dell’Unione Europea (tanto anche quelli hanno i
loro problemi). Tutto questo nella speranza di non scontentare
troppo nessuno. Poi si vedrà, sperando che l’economia si
riprenda, che si vinca la guerra, insomma, che succeda qualcosa.

Viene il sospetto che, quando si parla di finanziaria, il
pensiero di Berlusconi corra automaticamente alla società della
sua famiglia, la Fininvest.

Invece c’è un aspetto che non va sottovalutato. La riduzione
fiscale, anche se appare operata, in questo caso, a vantaggio
dei percettori di redditi bassi, introduce un pericoloso
precedente. Sappiamo che il Polo ha già in saccoccia anche la
seconda parte della manovra sull’Irpef, che prevede la riduzione
delle tasse sui redditi più elevati. Ma, a parte questa
considerazione, la riduzione dell’imposizione fiscale avrà, come
effetto, la riduzione della spesa pubblica. Minori entrate non
possono che produrre minori uscite. Questo accadrà in tempi
brevi, a causa dell’indebitamento dello Stato italiano. Spesa
pubblica significa tante cose, dall’acquisto di carri armati al
mantenimento delle strutture ospedaliere, dal finanziamento dei
servizi segreti al pagamento dello stipendio degli insegnanti.
Non è difficile immaginare quali componenti della spesa pubblica
questo governo ha in animo di ridurre!

 

Toni Iero



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