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(it) UmanitÓ Nova n.42 - Il labirinto afgano: Ad un anno dallo scoppio della guerra

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Date Mon, 16 Dec 2002 10:02:22 -0500 (EST)


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Da "UmanitÓ Nova" n. 42 del 15 dicembre 2002 


Il labirinto afgano
Ad un anno dallo scoppio della guerra 


Fintanto che non ho abbattuto il nemico devo temere che egli
abbatta me, quindi non sono pi¨ padrone delle mie azioni, ma
egli impone a me la legge come io la impongo a lui.
(Karl von Clausewitz) 

Quanto sta avvenendo in Afganistan sin dall'inizio
dell'operazione avviata un anno fa continua a rimanere coperto
dalla disinformazione militare tendente ad accreditare una
normalizzazione democratica e una pacificazione nazionale che in
realtÓ sono soltanto fantomatici obiettivi propagandistici; ogni
tanto per˛ trapelano notizie che raccontano un'altra "storia",
come quella diffusa il 2 dicembre riguardante un'azione di
bombardamento - 900 Kg. di ordigni a guida laser - effettuata da
un B.52 statunitense contro milizie afghane nella provincia
occidentale di Herat e ad una decina di chilometri dalla base
aerea di Shindand.

Secondo le agenzie d'informazione si sarebbe trattato di un
attacco richiesto dalle forze speciali Usa coinvolte nei
combattimenti in corso tra le milizie di due "signori di
guerra", il governatore Ismail Khan e il "comandante" Amanullah
Khan.

Da mesi si protraggono gli scontri anche al Nord tra le milizie
uzbeke di Dostum e quelle tagike di Ustad Atta Mohammed, mentre
a Kabul continuano gli attentati contro il governo di Karzai e
le azioni di guerriglia contro le truppe d'occupazione culminati
in ripetuti attacchi con razzi e mortai.

Secondo alcune fonti, in novembre sarebbe stato siglato un
accordo tra il debole governo di Kabul e il generale Dostum per
la creazione di un esercito nazionale, con il sostegno economico
e militare degli Usa, L'accordo per˛ non comprenderebbe le aree
pashtun al confine col Pakistan dove sono pi¨ forti le tensioni
antiamericane.

I militari occidentali infatti non sono mai stati visti come
liberatori dalle diverse etnie (pashtun, tagiki, usbeki,
kirghisi, turkmeni, baluci, kuci...), ma al massimo come utili
alleati del momento per eliminare una fazione avversaria o
un'etnia nemica; in questo senso nella percezione degli afgani
l'operazione Enduring Freedom Ŕ apparsa come il risultato della
lotta tra tagiki e pashtun, tra i vari capi tribali e signori
della guerra a cui i comandi Usa e britannici hanno elargito
soldi per ottenerne la non-ostilitÓ verso il governo Karzai
accettando anche la ripresa della produzione in grande stile
dell'oppio (si prevede che entro la fine del 2002 toccherÓ quota
3.400 tonnellate, ossia 18 volte pi¨ alta di quella del 2001);
ma come ammesso in un rapporto del Foreign Office "In Afganistan
non Ŕ possibile comprare i signori della guerra. Si possono
soltanto 'affittare' per un certo periodo".

D'altra parte anche dietro alcune "vittorie" conseguite dalle
forze Usa contro i Talebani un anno fa vi erano ben altre
veritÓ: "chi conosce bene la situazione - annota Gino Strada in
"Buskashý"- fa notare che gli scontri a Gardez erano il
risultato di rivalitÓ locali, e della nomina del nuovo
governatore imposto dal governo provvisorio" piuttosto che il
risultato di eroiche battaglie campali.

In questo territorio, storicamente incontrollabile, dove vi sono
almeno 30 mila mujaheddin armati dei diversi clan Ŕ previsto
l'invio del contingente italiano, composto da mille alpini, che
in marzo dovrebbe andare a dare il cambio ai Royal Marines nella
zona di confine con il Pakistan, aggiungendosi ai circa 300
militari italiani giÓ presenti a Kabul; c'Ŕ da augurarsi che
oltre ai muli, ai preservativi e alle baionette, siano
opportunamente equipaggiati di "bustarelle" tattiche.

Uncle Fester


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