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(it) A4 newsbot #10 - Auto-distrutti

From A4 newsbot <a4newsbot@paranoici.org>
Date Thu, 12 Dec 2002 12:37:52 -0500 (EST)


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Auto-distrutti

Si potrebbe pensare che con i suoi diecimila morti l'anno nella sola 
Francia (35 milioni di morti dalla sua invenzione, secondo la Croce Rossa), 
l'automobile è diventata il primo predatore dell'uomo.

Ciò nonostante la crescita dell'industria automobilistica è considerata un 
fattore di prosperità. Si è presi da un senso di vertigine di fronte alla 
capacità di auto-obnubilamento dell'umanità, che in una certa misura, 
organizza il proprio sterminio. Per non parlare poi del fascino (degno di 
quello del cobra prima dell'attacco mortale) che la macchina esercita sulle 
sue vittime (presenti o future). Fascino le cui manifestazioni più 
aberranti sono le riviste specializzate, le pubblicità sgargianti che 
esaltano la velocità, e i numerosi Saloni dell'auto.

Nessun'altra specie, nella storia della creazione, ha mai generato il 
proprio predatore con tanto entusiasmo.
I topi non sono mai andati al salone del gatto.
- Didier Tronchet - Piccolo trattato di ciclosofia

Voi direte: ma siete degli incoscienti! In questo momento in cui 
l'industria privata dell'auto italiana, la FIAT-Alfa Romeo-Lancia-Ferrari è 
in crisi, voi vi mettete a parlare dell'automobile come di una nocività... 
invece di invitare a comprare italiano come direbbero quelli più di destra 
o a nazionalizzare la FIAT come dicono quelli più di sinistra voi sfidate 
l'automobile, il simbolo del novecento.

Ebbene sì lo sfidiamo perché l'automobile, ma soprattutto il modo come 
viene utilizzata al giorno d'oggi è una vera piaga, vediamo perché.

Inquinamento e cambiamento climatico
Le auto sono la più grande sorgente di inquinamento e distruzione 
ambientale del pianeta. Circa la metà di tutto il petrolio prodotto viene 
utilizzato come carburante delle automobili. Della stessa proporzione, 
ossia del 50% è la provenienza dell'inquinamento atmosferico. Questo viene 
solitamente sottovalutato perché invisibile e lento nell'uccidere, ma 
dobbiamo sapere che, a Roma, le malattie legate all'inquinamento da 
traffico hanno un peso pari al 5,1% dei decessi tra la popolazione della 
città, e le malattie legate alle polveri fini (PM10), come le bronchiti 
acute, sono sempre più diffuse e gravi. In Italia, rimanendo nella media 
attuale, nei prossimi 12 mesi, tra 17mila e 18mila italiani moriranno 
prematuramente, uccisi dall'inquinamento da traffico. Altri 3mila 
lasceranno la vita in incidenti stradali e 220mila resteranno feriti più o 
meno gravemente.

Dobbiamo poi considerare tutto ciò che quelle piccole fabbriche di 
inquinamento che sono le auto generano o rilasciano nell'aria come le 
polveri dei freni o al suolo come le batterie usate, l'olio usato e le 
stesse carcasse delle auto; tutti materiali difficilmente riciclabili e che 
anzi pongono ulteriori problemi alla collettività per il loro smaltimento o 
stoccaggio. Ci sono poi anche da considerare i danni ambientali legati 
all'estrazione ed al trasporto del petrolio che, aumentandone sempre più i 
consumi stanno aumentando di pari passo l'inquinamento e la devastazione 
dei territori dove il petrolio viene estratto, dove passano gli oleodotti e 
con dei veri disastri ambientali quando, sempre più di frequente, avvengono 
incidenti in mare che causano il naufragio di petroliere ed il rilascio del 
carico in mare con la successiva e definitiva distruzione dell'ambiente 
marino e costiero, la morte degli animali e la rovina per tutte le 
popolazioni che da quell'ambiente traggono sostentamento.

Guerra per il petrolio
Aldilà di quelle che sono state più sfacciatamente guerre per il petrolio, 
come quella in Iraq-Kuwait nel 1991, la prossima ventura annunciata contro 
l'Iraq e tante altre, i popoli del pianeta sono continuamente afflitti da 
colpi di stato (vedi i continui tentativi in Venezuela ad opera degli USA 
che vogliono una sicurezza in prezzi e rifornimenti che l'attuale 
presidente eletto Chavez gli nega) e regimi dittatoriali instaurati e 
mantenuti per mantenere il controllo sul petrolio oppure terrorizzati da 
squadroni della morte o truppe mercenarie al servizio delle compagnie 
petrolifere che schiacciano ogni tentativo di protesta contro nocività e 
miseria (nonostante il petrolio), come accade per le popolazioni del delta 
del Niger o per gli indigeni in Colombia, Messico e altrove. Difatti le 
operazioni di estrazione e trasporto del petrolio sono così nocive e 
realizzate in condizioni di vera e propria rapina che, in molti paesi del 
mondo, non sarebbero possibili se non associandole a presidi e campagne 
militari, che schiacciano l'opposizione delle popolazioni locali, depredate 
e inquinate. Le multinazionali si arricchiscono, i generali e i dittatori 
si arricchiscono e le popolazioni sono schiacciate sotto un tallone di 
ferro. Quando questo non basta più, si arriva alla vera e propria invasione 
militare come in Cecenia o, come già in programma, in Iraq.

Quanto ci costa la società dell'auto?
Tutti noi paghiamo tasse anche per mantenere il sistema, costosissimo, di 
strade, segnalazioni, vigili, varchi controllati ecc. ecc. Se poi 
possediamo un'auto di nostra proprietà, oltre alla spesa iniziale, 
(tutt'altro che indifferente) dobbiamo considerare assicurazione, benzina, 
bollo, manutenzione, deprezzamento e spesso, riparazioni per incidenti. Poi 
abbiamo il costo dei parcheggi, delle ore di produttività, riposo e tempo 
libero perse nel traffico. Il costo incalcolabile del cambiamento climatico 
e delle guerre. Poi ci sono i costi che pesano sulla spesa sanitaria e le 
pensioni di invalidità, ossia per la cura delle persone afflitte dalle 
malattie polmonari e cancerogene causate dall'inquinamento prodotto dalle 
auto; ma soprattutto la cura ed i tentativi di riabilitazione delle 
migliaia e migliaia di feriti e mutilati causati dagli incidenti stradali. 
Difatti, per quanto giovani possiamo essere, purtroppo ognuno di noi si è 
dovuto confrontare con la morte o il ferimento grave di parenti o amici 
dovuto ad un incidente stradale.

A cosa servono le strade?
Sono posti dove i bambini e ragazzi/e possono giocare a pallone e ad altro, 
i genitori possono insegnare ai figli ad andare in bici, dove i vicini si 
incontrano e parlano? Sono posti per festival, feste degli abitanti della 
zona, marce, manifestazioni, sport...? In breve le strade sono "spazi 
pubblici" per la comunità? O sono semplicemente parcheggi e canali per lo 
scorrimento incessante del traffico automobilistico?

Se non riflettiamo su questo neanche ci accorgiamo di quello che sta 
succedendo... stiamo chiusi in casa con bambini, cani e gatti perché 
sappiamo che appena questi ci sfuggissero dal controllo sarebbero uccisi da 
qualche auto in corsa. Gli automobilisti uccidono animali continuamente, ne 
uccidono più della vivisezione e della caccia messe insieme ed uccidono 
indiscriminatamente dagli animali domestici alle specie in pericolo di 
estinzione. Però, malgrado questo, continuiamo a collaborare a questa 
società che aliena ed emargina, già, perché la società basata sull'auto ha 
portato all'emarginazione dei gruppi sociali che ne sono esclusi come 
bambini ed anziani, che devono trovare qualcuno che li porti a scuola o 
dove vogliano loro; la città viene sempre più pensata a misura d'auto e 
l'auto è utilizzata per qualsiasi spostamento, breve o lungo, con o senza 
carico, e come possiamo vedere, quasi sempre da soli.

Asfaltare, asfaltare, asfaltare!
Il lastricamento del territorio fa sì che l'acqua, invece che essere 
assorbita nel terreno, sia convogliata da tombini e fogne verso i fiumi... 
ecco quindi le alluvioni divenute ormai consuetudine negli ultimi anni. 
L'asfalto continua a coprire spazi verdi e tagliare via zone alberate; il 
tutto fa parte della stessa spirale che conduce al cambiamento climatico di 
cui abbiamo già detto.

Del resto è ormai dagli anni sessanta che gli ingegneri del traffico hanno 
studiato che costruire nuove strade o ampliarle genera solo nuovo traffico, 
numerosi studi e la realtà sotto ai nostri occhi dimostrano che il traffico 
si espande velocemente fino al livello di congestione. Insomma, aggiungere 
corsie per diminuire il traffico ha la stessa logica di chi pensa di 
risolvere il problema dell'obesità allargando la cinta e posizionandola al 
buco successivo.

C'è soluzione?
Sicuramente; ripensando il sistema dei trasporti, a partire da noi stessi. 
Andare più spesso a piedi o scegliere, per percorrenze più lunghe, o per 
essere più veloci di andare in bicicletta ogni volta che è possibile, e 
l'esperienza e la volontà dimostrano che quasi sempre è possibile. Lottare 
per ottenere trasporti pubblici migliori e un servizio bus notturno 
efficiente che non ci costringa a dover uscire in auto. Pensare delle città 
più piccole ed equilibrate dove non sia necessaria l'auto per fare 
qualsiasi cosa. E poi tantissimo altro. Basta decidere quali sono le nostre 
priorità, arricchire le multi del petrolio e dell'auto o VIVERE.

visita: http://www.tmcrew.org/eco/bike/


p.s.: in questo numero e' anche presente un fumetto e altre belle immagini 
ti consigliamo quindi di visitare la versione web o saricare il file PDF
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