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(it) UmanitÓ Nova n.41 - La guerra sta iniziando...

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Date Tue, 10 Dec 2002 07:29:47 -0500 (EST)


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Da "UmanitÓ Nova" n. 41 dell'8 dicembre 2002 

La guerra sta iniziando... 


Ci siamo. Sembra proprio che ci siamo. I consueti bombardamenti,
ormai di routine, che gli aerei americani e inglesi scaricano
quotidianamente sulle no-flying zones dell'Iraq, sembrano aver
cambiato di segno per acquistare tutt'altro significato. E anche
l'improvviso risalto che ne danno i media, abituati a relegare
queste operazioni di morte nei pi¨ reconditi recessi delle
pagine interne, lasciano pensare che la grande battaglia per la
libertÓ e la sicurezza della civiltÓ occidente stia per cominciare. 

Da pochi giorni, per la prima volta dopo anni, si ricomincia a
parlare di vittime civili irachene; ed Ŕ dell'altro ieri la
notizia che Raf e Usaf hanno colpito basi antiaeree, per
rispondere al fuoco delle contraeree del rais. E chissÓ
cos'altro registreranno le cronache dal momento in cui stiamo
scrivendo a quando questo giornale sarÓ stampato. Ma non
lasciamoci impressionare. Siamo troppo allenati a non credere
alla patacche angloamericane, per prendere sul serio la
pericolositÓ dei cannoncini iracheni, e siamo altrettanto
vaccinati rispetto agli intossicanti fumi mediatici, per
prestare attenzione alle noiose banalitÓ da salotto vespasiano,
su colpe, concorsi di colpe, su chi ha cominciato, su chi non ha
cominciato, su chi Ŕ buono, su chi Ŕ cattivo.

La veritÓ Ŕ talmente nuda, che sembra perfino offensivo
riproporla all'attenzione dei lettori.

Gli Usa e i loro alleati da tempo stanno preparando la guerra
per il controllo del petrolio iracheno e per dare un segnale
forte, fortissimo, di supremazia non solo militare, ma anche
culturale, al resto del mondo. Le ispezioni dell'Onu sono fumo
negli occhi dell'opinione pubblica per far credere che si
seguono, diligentemente, le regole del diritto internazionale.
Dei risultati di dette ispezioni, coscienziose o da operetta che
siano, si farÓ strame per i maiali. L'invasione dell'Iraq (e
cos'altro ancora non Ŕ dato sapere) Ŕ solo questione di giorni,
com'Ŕ questione di giorni, stavolta sicuramente, la caduta di
Saddam Hussein. E ancora una volta, a farne le spese non saranno
quei bastardi che schiacciano i bottoni di comando ovunque essi
siano o che costruiscono nuovi capitali speculando su morte e
miseria, ma un'infinitÓ di vittime civili che dopo la dittatura
di Saddam dovranno ora affrontare i "liberatori" occidentali.
Come diceva Freak Antony, una volta toccato il fondo, si
comincia a scavare!

Del resto, non Ŕ che quella che scoppia oggi sia una guerra
nuova. Non Ŕ nuova la guerra che si combatte, non ci sono stati
armistizi o interruzioni, nessuno ha mai deposto le armi
nell'eterno conflitto fra oppressi e oppressori, fra sfruttati e
sfruttatori, fra paesi poveri e paesi ricchi. In Afganistan,
dopo che la guerra era "finita" da mesi con la liberazione di
Kabul, oggi i B52 riprendono a scaricare le loro bombe
miliardarie sulle casupole di fango di interi villaggi. E anche
in Iraq gli imminenti bombardamenti saranno solo un episodio, un
episodio in pi¨ che registrerÓ, come sempre, morte, fame e
distruzione per intere popolazioni colpevoli di sedere su un
mare di petrolio. E qualche bara di qualche assassino di
professione, coperta da qualche bandiera a stelle e strisce, con
qualche politicante in doppiopetto e qualche arlecchino
impettorito e medagliato che spargeranno su di essa, tentando di
nascondere un ghigno di soddisfazione, le loro lacrime di
repertorio.

╚ un episodio, come tanti, drammatico, luttuoso e funereo. Un
episodio che rispecchia, nella sua assurda ineluttabilitÓ,
l'unica logica che un potere affannato, ma ancora onnipotente,
vorrebbe imporre. Quella che pretende di identificare il
profitto capitalista con il progresso sociale. Quella che
pretende di risolvere le contraddizioni di un sistema economico
di rapina con fatiscenti dichiarazioni di diritti e democrazia.
Quella che porta "ordine e libertÓ" sulla punta delle baionette.
Quella talmente sicura di sÚ, e della forza dei propri "valori",
che si interroga incredula se qualcuno resiste per non lasciarsi
omologare. Quella che accumula ricchezze nelle societÓ dei
grandi valori occidentali, impoverendo e depredando tutti i sud
del pianeta. Quella che crea masse di disperati inseguiti da
fame e carestie, ma poi offre loro sontuose crociere sulle
carrette del mare. Quella... che ci fa schifo!

E anche l'Italia farÓ la sua parte. Questo governo, ma un altro
non avrebbe fatto diversamente, manderÓ i suoi uomini e i suoi
mezzi a fianco degli alleati. E burattini in divisa, pi¨ o meno
gallonati, ma tutti ugualmente esaltati, cercheranno i loro
miserabili scampoli di gloria nei deserti arabi. A noi italiani,
in sovrappi¨, toccheranno dosi massicce dell'insopportabile riso
dell'ometto coi rialzi nelle scarpe, quando annuncerÓ, esaltato
come i suoi soldatini, la vittoria del Milan... oops, volevo
dire del bene sul comunismo. E anche se non Ŕ pi¨ il comunismo,
non importa.

Noi anarchici, che di antimilitarismo ne capiamo come pochi,
abbiamo una straordinaria parola d'ordine: la guerra ha bisogno
di noi, noi non abbiamo bisogno della guerra! Oggi, a gridarlo,
non siamo pi¨ pochi come una volta. Facciamola diventare
un'acquisizione collettiva.

Massimo Ortalli 




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