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(it) Umanità Nova n.41: Torino 30/11: Chiudere le galere, cancellare le frontiere

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Date Mon, 9 Dec 2002 12:17:15 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 41 dell'8 dicembre 2002 

Torino 30 novembre
Chiudere le galere, cancellare le frontiere 


Senza Stati né frontiere nessuno è clandestino. Questa scritta
campeggiava sullo striscione viola che ormai da tempo
caratterizza il Coordinamento Antirazzista della FAI e che,
anche il 30 novembre a Torino, ha aperto lo spezzone anarchico
alla manifestazione nazionale per la chiusura dei Centri di
detenzione temporanea per immigrati "senza documenti".

L'iniziativa, promossa dal Forum migranti, era stata indetta
come occasione di lotta nazionale, ma, di fatto, ha visto la
partecipazione soprattutto di realtà del nord ed, in
particolare, del nord ovest. Il corteo che da piazza Sabotino si
è snodato lungo corso Peschiera per poi dirigersi al lager per
immigrati di corso Brunelleschi era di circa 15.000 persone. Lo
spezzone anarchico raccoglieva alcune centinaia di compagni in
maggioranza piemontesi cui si sono aggiunte delegazioni dalla
Liguria, Emilia, Lombardia e Friuli.

Il Coordinamento Antirazzista aveva deciso di essere presente
alla manifestazione perché ne condivideva l'obbiettivo centrale,
la chiusura definitiva dei CPT. "I CPT non sono galere, ma sono
circondati da robusti muri e sbarre aguzze. Non sono galere ma
chi 'si allontana', viene braccato da uomini armati. Non sono
galere, ma chi si ribella viene pestato a sangue, trattato come
una bestia, bruciato vivo. Sono i luoghi che quest'Europa che
apre le frontiere ai capitali ma le chiude agli immigrati
destina a persone la cui sola colpa è cercare una possibilità di
vita. Una possibilità di vita che per i più fortunati, quelli
che non muoiono nel viaggio, quelli che non vengono espulsi
subito, significa lavoro nero, super sfruttamento nei campi,
nell'edilizia, nelle produzioni nocive. 

Sono gli schiavi legalizzati dall'ordinamento democratico,
schiavi tollerati se utili, disponibili alle più bestiali
condizioni di lavoro e di vita, schiavi che possono essere
imprigionati e cacciati quando non servono più. Manodopera a
basso costo, docile e ricattabile è quanto di meglio chieda il
capitale nostrano." Così il volantino distribuito dai compagni
della Federazione Torinese. 

Il Coordinamento Antirazzista aveva peraltro scelto di non
aderire formalmente ad una manifestazione che annoverava tra gli
organizzatori anche partiti politici (PdCI, Rifondazione, Verdi)
oltre ai sindacati (CGIL) ed associazioni (Arci) a questi
collegati, che votarono a favore della legge Turco-Napolitano
che, era allora primo ministro Romano Prodi, sancì l'istituzione
di queste galere amministrative. Sempre dal volantino della FAT:
"Oggi vediamo sinistra DS, Verdi, Rifondazione, PdCI (per non
parlare del loro sindacato di riferimento, la CGIL) scendere in
piazza contro la Bossi-Fini. È il gioco delle parti tra chi è al
potere e chi il potere l'ha perso. Un gioco ignobile da parte di
gente che solo tre anni orsono ha votato per l'apertura dei CPT
ed oggi vorrebbe chiuderli solo perché le chiavi della galera
sono passate alla destra. Chi governa bada solo a conservare od
acquisire il potere infischiandosene sempre di belle parole come
libertà, diritti, eguaglianza. Il loro comportamento concreto è
sufficiente a dimostrare che la scelta riformista, lungi
dall'aprire prospettive di liberazione, non serve che a
garantire la perpetuazione dell'oppressione e del potere.

Noi, anarchici, senzapatria, internazionalisti, clandestini per
scelta in un sistema che sfrutta, opprime, incarcera migranti e
nativi sappiamo che solo una società libera da frontiere, stati,
padroni, governi può renderci tutti cittadini del mondo." 

Una Torino blindatissima ha accolto la manifestazione ma
nonostante l'alito pesante della questura si fosse fatto sentire
per giorni nel quartiere S. Paolo, dove erano stati tolti i
cassonetti e rimosse le auto, la polizia si è tenuta lontana dai
manifestanti e le saracinesche dei negozi sono rimaste aperte al
passaggio del corteo. La notte precedente erano comparse
numerose scritte contro i Disobbedienti che il Comune, dietro
richiesta degli interessati, si era affrettato e far coprire.

La manifestazione si è conclusa di fronte al CPT di corso
Brunelleschi. Gli organizzatori avevano trattato con la questura
l'ingresso di una delegazione di circa 200 persone ed avevano
ricevuto il permesso di colorare i muri esterni della prigione.

Quest'ultima iniziativa è stata contestata da una trentina di
persone tra squatter delle case occupate e Sharp che hanno
atteso l'arrivo del corteo davanti al lager con uno striscione
con la scritta "Il carcere non si colora, si distrugge". Un
breve momento di tensione c'è stato quando esponenti del
servizio d'ordine degli organizzatori hanno tentato di strappare
lo striscione degli squatter, "colpevoli" di spostarsi troppo
lentamente a lato per consentire il passaggio del corteo. È
volato qualche pugno, sputi ed insulti: un disobbediente ha
rimediato un occhio nero. Alla fine lo striscione è stato issato
tra due alberi.

Lo spezzone anarchico si è sciolto di fronte al lager poiché non
c'era alcun interesse né a visitare la prigione né, tanto meno,
a dare una nota di colore ad un luogo ove si perpetra la
violenza e l'oppressione di uno stato, che, anche attraverso una
legislazione scopertamente razzista, crea ed alimenta
discriminazione.

Mortisia 



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