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(it) UmanitÓ Nova n.41 - Carlo Giuliani: La veritÓ non si archivia

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Date Mon, 9 Dec 2002 12:17:14 -0500 (EST)


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Da "UmanitÓ Nova" n. 41 dell'8 dicembre 2002 

Carlo Giuliani
La veritÓ non si archivia 


L'elenco era giÓ lungo; vengono in mente i nomi di Saverio
Saltarelli, Giuseppe Tavecchio, Franco Serantini, Roberto
Franceschi, Giannino Zibecchi, Roberto Boschi, Pietro Bruno,
Mario Salvi, Francesco Lo Russo, Giorgiana Masi: sono solo
alcuni degli assassinati dalle forze dell'ordine in scontri di
piazza negli anni Settanta.

Ed assieme ai nomi, tornano alla memoria scene altrettanto
tragiche di quelle viste in Piazza Alimonda a Genova.

Per tutti questi omicidi, cosý come per le centinaia di vittime
innocenti della Legge Reale ai posti di blocco, corrispondono
altrettante consolidate impunitÓ per gli esecutori e i mandanti.

Infatti la richiesta d'archiviazione presentata dal giudice
Franz riguardo l'imputazione del carabiniere Mario Placanica Ŕ
la premessa di un'ennesima quanto prevedibile "assoluzione" per
le conseguenze mortali dell'operato di un agente in servizio
d'ordine pubblico.

Forse per pudore, il magistrato ha glissato sull'ipotesi
incredibile del proiettile cal. 9 parabellum deviato
fortunosamente da un calcinaccio lanciato da un dimostrante,
optando per la tesi della "legittima difesa" basata sulla stessa
figura del giovane carabiniere Placanica in preda al panico che,
vedendosi perduto, ha sparato dall'interno del Defender
uccidendo un ragazzo che lo stava minacciando con un piccolo
estintore vuoto.

Si potrebbe obiettare che il diritto all'autodifesa andrebbe
anche riconosciuto alle migliaia di persone che il 21 e il 22
luglio 2001 furono aggredite, massacrate, seviziate, incarcerate
e persino denunciate da chi difendeva il vertice del G8, ma
questa Ŕ una considerazione di parte, inoltre lasciamo ad altri
sia l'illusione di chiedere diritti al potere che il rispetto
delle istituzioni, magistratura compresa. Comunque piuttosto che
parlare astrattamente di giustizia, vale la pena sottolineare
quella che rimane l'ombra pi¨ oscura che si Ŕ affacciata nelle
ricostruzioni dei fatti.

Nessun processo evidentemente potrÓ stabilire se fu proprio uno
dei colpi esplosi da Placanica ad uccidere Carlo; infatti lo
stesso carabiniere in questi mesi ha continuato a rilasciare
dichiarazioni quanto meno contraddittorie che assomigliano quasi
a messaggi trasversali; anche nell'ultima intervista, pubblicata
su La Repubblica del 3 dicembre scorso, Ŕ tornato a dire: "E non
vorrei - lo ripeto - che abbia sparato anche qualcun altro".

╚ stato ipotizzato che questo "qualcun altro", anch'esso a bordo
del Defender, possa essere un appartenente a reparti speciali,
eccellente tiratore, che Ŕ riuscito a centrare Carlo in una
situazione e ad una distanza in cui era tutt'altro che facile
"fare centro".

Ci sono alcune foto che sembrano avvalorare tale ipotesi ed
anche alcune testimonianze, eppure rimane una presenza
inquietante che sembra destinata a rimanere "coperta" e
depistata per ordini superiori; evidentemente la sua identitÓ,
il suo ruolo e il suo curriculum contrasterebbero troppo con la
versione ufficiale dei fatti.

D'altra parte, dai documenti processuali Ŕ emersa una veritÓ che
fa pensare: in Piazza Alimonda Ŕ stata accertata la presenza di
almeno due superaddestrati "specialisti" del Battaglione
carabinieri-paracadutisti "Tuscania", veterani della missione in
Somalia e degli scontri a fuoco nelle vie di Mogadiscio.

Per quanto riguarda invece Carletto non abbiamo assoluzioni
morali da invocare: la sua scelta di stare dalla parte del torto
ci basta per farcelo sentire come carne della nostra carne.

Anti 



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