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(it) Umanità Nova n.40 - Lo sbattezzo di Eubulide

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Date Sat, 7 Dec 2002 09:38:34 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002 

Lo sbattezzo di Eubulide
Un "boccone amaro" per i vescovi italiani 


Leggendo le conclusioni della 50ma assemblea della Conferenza
Episcopale Italiana (che riunisce i vescovi ed i cardinali
italiani e che si pappa i fondi dell'otto per mille) mi è venuto
in mente un antico filosofo greco: Eubulide di Mileto.

Questo semisconosciuto filosofo era un epigono del più famoso
Zenone (quello del paradosso di Achille e della tartaruga) e,
volendo imitarlo, propose il paradosso del mucchio di sabbia:
sostenne l'impossibilità di realizzare un mucchio di sabbia
argomentando che, se un granello non fa un mucchio di sabbia,
aggiungendocene un altro non si otterrà un mucchio e, se due
granelli non fanno un mucchio, aggiungendocene un altro non si
otterrà un mucchio, e così via, all'infinito.

Per sua sfortuna, questo pensatore ebbe fama molto minore del
suo precursore, visto che all'epoca era già noto il detto "la
goccia che fa traboccare il vaso": ci sarà una goccia che
aggiunta alle altre (che da sole non bastano a riempire un vaso)
che lo farà traboccare. Basta decidere di quanti granelli debba
essere costituito un cumulo di sabbia perché divenga un mucchio,
ad esempio un milione, e si avrà che il milionesimo granello
aggiunto ai 999.999 presenti soddisferà la condizione.

Il filosofo mi è venuto in mente perché, nella conferenza stampa
finale, il cardinal Camillo Ruini dovendo spiegare ai
giornalisti perché la CEI aveva emanato un decreto con le
modalità da far seguire ai preti in presenza di richieste di
sbattezzo ha affermato "Per fortuna, i casi sono per ora
veramente poche decine".

Se poche decine di persone riescono a far discutere, sicuramente
malvolentieri ("un boccone amaro, ma necessario"), vescovi e
cardinali italiani c'è qualche conto che non torna, come nei
granelli di sabbia di Eubulide: a me risultano diverse decine di
migliaia di sbattezzati, ma è inutile dirlo al cardinale,
sosterrebbe che, in fondo, una persona in più a poche decine, fa
sempre poche decine.

Benché lo sbattezzo sia, ormai da diversi anni, entrato nei
vocabolari, si riesce ad apprezzare meglio il "boccone amaro"
ingoiato dai vescovi ricordando a cosa serve il battesimo.

Innanzi tutto la chiesa usa il numero dei battezzati come
strumento di pressione politica, per sostenere che gli italiani
sono quasi tutti cattolici (il 98%) e che quindi, anche se il
cattolicesimo non è più religione di stato, ha comunque diritto
a una tutela particolare. 

Oltretutto, e questo è meno noto, la chiesa ha, nei confronti di
tutti i battezzati, un potere coercitivo datogli dalle leggi
dello stato italiano che le riconoscono giurisdizione in materia
ecclesiastica.

Questa giurisdizione ecclesiastica non regola soltanto questioni
di fede, di cui un non credente può tranquillamente
infischiarsene, ma disciplinano anche aspetti della vita
quotidiana che possono coinvolgere tranquillamente un ateo.

Tanto per fare qualche esempio, ogni battezzato
(indipendentemente dalle sue reiterate professioni di ateismo)
può, legittimamente e legalmente: essere diffamato da un vescovo
per le sue scelte di vita, anche quando un cittadino qualsiasi,
dicendo le stesse cose, sarebbe passibile di denuncia per
calunnia e diffamazione; subire l'estrema unzione (qualora non
avesse la forza e la coscienza per opporvisi), anche se, da
vivo, l'avesse considerata uno sberleffo ad un morente ateo;
subire un funerale cattolico (anche se la famiglia o, come più
frequentemente accade, gli amici ed il partner, si opponessero).

Ricordiamo a chi voglia farlo che lo sbattezzo è un atto
individuale che chiunque può fare anche da solo. Se si vuole
l'aiuto dell'Associazione per lo Sbattezzo si può scrivere a Via
Garibaldi 47, 61032 Fano (PU) o ci si può collegare al sito
internet "http://www.anticlericale.it".

Sia che vi siate già sbattezzati, sia che meditiate di farlo,
tenete presente l'insegnamento di Eubulide: è sempre meglio
essere un granello di sabbia che non una goccia d'olio negli
ingranaggi della chiesa. 

Francesco Fricche



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