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(it) Umanità Nova n.40 - Il filo spinato della vergogna

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Date Sat, 7 Dec 2002 09:38:34 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002 

Il filo spinato della vergogna. La libertà dei migranti è la
libertà di tutti: chiudiamo i CPT! 


Se dovessimo spiegare a un ignaro visitatore proveniente da
un'altra galassia, con un solo esempio, il grado di ottusa
crudeltà col quale la civile società italiana sta oggi
affrontando il fenomeno delle migrazioni di massa, penso che non
potrebbe esserci scelta migliore che descrivergli cosa siano i
Centri di Permanenza Temporanea.

Se è indubbio, infatti, che i nostri governi - così attenti alle
richieste dei loro elettori - stanno dando alla questione dei
migranti una risposta che risente di un'impostazione altalenante
fra spinte repressive e interessate attenzioni alle regole dello
sfruttamento, pardon, del mercato del lavoro, è altresì indubbio
che i CPT compendino in sé la vera "filosofia" della nostra
classe dirigente. Quella, cioè, che considera gli individui
appartenenti a società considerate "inferiori", non come
soggetti giuridici legittimati a godere di quei minimi diritti
civili che non si negano, ormai, nemmeno agli animali, bensì
come entità astratte e metafisiche sulle quali poter esercitare
ogni forma di vessazione.

Per capire meglio, cerchiamo di seguire, anche se controvoglia,
il loro ragionamento: la questione dei migranti è un problema di
ordine pubblico e non una emergenza sociale; ai problemi di
ordine pubblico si risponde con metodi repressivi; i metodi
repressivi, per definizione, devono punire i delinquenti;
essendo tutti i migranti "clandestini" dei delinquenti, con loro
le regole democratiche non valgono; se non valgono le regole
democratiche, tutto è lecito. E questo è esattamente quanto
accade nei CPT.

Quanto accade, infatti, si situa al di fuori di ogni principio
giuridico degno di tal nome, e faticheremmo molto per far capire
all'ospite extraterrestre, sempre più confuso, come questo possa
accadere nella cosiddetta patria del diritto. E per fargli
capire anche, come mai, ai tanti garantisti da due centesimi al
chilo che affollano il nostro paese, non interessi assolutamente
nulla dei diritti umani, prima ancora che civili, dei reclusi
nei CPT: si è mai sentito, tanto per non far nomi, uno di quei
radicali sempre pronti a cazzeggiare allegramente con le proprie
urine, spendere una parola per questi detenuti?

Da tempo, ormai, parliamo di CPT, e su questo giornale sono
numerose le informazioni su di essi e sulle lotte per chiuderli.
E non è un caso che ce ne siamo occupati spesso. Non solo per
quell'insopprimibile senso di naturale solidarietà, umana e
politica, che ogni anarchico sente di dover dare a tutte le
incolpevoli vittime dei meccanismi repressivi del potere, ma
anche perché, e ci pare di sentirlo con sempre maggiore
chiarezza, i CPT possono prefigurare, orwellianamente, molti
scenari della futura società. Insomma, oggi a loro e domani...
chissà?

È indubbio che le tensioni sociali interne e quelle
internazionali siano destinate, nei prossimi anni, ad
inasprirsi. L'attuale crisi economica, e quelle che seguiranno
(a proposito, invito i lettori a prendere in mano l'inquietante
e suggestivo Forza, Italia! del nostro Toni Iero) non potranno
non trovare dure risposte popolari, così come i venti delle
prossime guerre non soffieranno solo sui deserti del medio
oriente, ma anche sulla nostra rabbia, e su quella di altri
milioni di persone. È altrettanto indubbio, quindi, che il
potere dovrà dotarsi di mezzi di coercizione e di limitazione
degli spazi di libertà sempre più ampi, e che questi mezzi non
risponderanno, necessariamente, ai criteri giuridici fin qui
utilizzati. Anzi, più ce ne sarà bisogno, e più la risposta
degli stati sperimenterà nuove strade che ignoreranno ogni
parvenza di garantismo costituzionale. E se da noi si fanno le
prove generali con i CPT, prendendo a cavie indifese gli ultimi
degli ultimi, dall'altra parte dell'oceano gli statunitensi ci
sbattono in faccia la base-prigione di Guantanamo, per farci
presagire cosa ci può aspettare.

Appare così più che plausibile che, nella creazione dei CPT, non
si realizzi soltanto l'insopprimibile afflato repressivo di una
classe dirigente pronta ad assecondare quanto di peggio la
ispira e la sostanzia, ma ci si ritrovi anche la volontà di una
"sperimentazione" che funzioni da laboratorio sociale creando un
modello diversamente applicabile a scenari futuri. Ecco quindi
che nelle varie vie Corelli, Mattei e Brunelleschi non si
vogliono solo punire i diseredati caduti nelle mani di un
sistema di controllo privo di garanzie, ma si gettano le basi,
temiamo, per comprimere mille altri soggetti sociali nelle
regole della kafkiana Permanenza Temporanea.

Abbiamo lottato, e lottiamo tutti i giorni, contro questi mostri
giuridici, combattendone la dichiarata funzione di incatenare
senza processo i tanti disgraziati sans papier fuggiti dalle
loro terre per trovare ospitalità nella nostra. Sono convinto
che abbiamo anche altri, nuovi motivi, per continuare la nostra
lotta.

Massimo Ortalli



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