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(it) Umanità Nova n.40 - Una piazza rossa e nera

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Date Fri, 6 Dec 2002 11:17:22 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002 

Una piazza rossa e nera
Praga: le manifestazioni contro il vertice NATO 


Nei giorni del vertice della NATO a Praga, la capitale ceca si è
trasformata in una città di fantasmi: nessuno nelle strade
eccetto i manifestanti e la polizia che ha dispiegato oltre
12mila uomini in armi a presidiare il tranquillo svolgimento del
summit. Il Ministero dell'Interno ceco ha stanziato ben 650
milioni di corone (circa 21,5 milioni di euro) per le sole
misure di sicurezza del vertice. 

Una feroce campagna antianarchica è stata messa in piedi sino al
punto di pagare un tossicodipendente di vecchia data per
dichiarare ai giornalisti di essere stato in un campo
paramilitare anarchico dove si insegnava l'uso di armi ed
esplosivi. Questa bufala ha avuto grande risalto sui principali
quotidiani locali che paventavano altresì la calata sulla
capitale ceca dei violenti del Black Bloc. La "notizia" è stata
ripresa in Italia dal quotidiano leghista "La Padania". 

Le autorità ceche hanno altresì svolto un'intensa campagna
terroristica per indurre la popolazione a rintanarsi in casa. In
un libretto le "10 raccomandazioni per il cittadino praghese"
tra cui quella di "non parlare con i manifestanti" e di
"allontanarsi dalla città". Oltre 200.000 praghesi hanno
lasciato la capitale nei giorni del vertice: i tram, normalmente
sovraffollati, hanno viaggiato semivuoti. Questo fornisce un
quadro efficace del clima di terrore artatamente suscitato dalle
autorità locali. La TV ceca ha a più riprese mostrato le
esercitazioni antiguerriglia delle forze speciali, preparando in
tal modo i cittadini ad un clima di guerra di strada.

Infine il parlamento ha deliberato la chiusura delle frontiere
agli attivisti più radicali poi concretatasi in centinaia di
respingimenti di manifestanti stranieri e persino di
giornalisti.

La memoria della feroce repressione abbattutasi nei confronti di
coloro che nel 2000 manifestarono contro la Banca mondiale era
ancora ben viva: le cariche, i pestaggi, le torture nelle
caserme, le molestie sessuali, le espulsioni di massa. 

Gli anarchici della Federazione Cecoslovacca non si sono
lasciati intimorire: da mesi si preparavano ad accogliere il
vertice degli assassini dell'Alleanza Atlantica. Sotto il
cartello "AntiNATO" si sono raccolti, oltre ai compagni della
CSAF, il collettivo femminista "8 marzo", l'Organizzazione degli
anarchici rivoluzionari - Solidarietà, Reclamiamo le strade ed
alcune individualità. Nei mesi precedenti si sono tenute
conferenze antimilitariste nelle università, dibattiti in oltre
40 città della Cechia e della Slovacchia, street party e
manifestazioni oltre a tre incontri internazionali cui hanno
preso parte soprattutto anarchici polacchi, sloveni, croati.

Il programma del cartello "AntiNATO" non prevedeva una marcia
sul centro congressi né l'interruzione del vertice avendo
preferito un approccio che privilegiasse l'esplicitazione delle
ragioni della protesta e dell'antimilitarismo anarchico. Il
portavoce del Cartello, sia per ragioni di sicurezza, sia per
evitare le personalizzazioni tipiche dei media, indossava una
maschera con il volto di Vaclav Klaus, il leader del maggior
partito di destra ceco tra i maggiori sostenitori dell'ingresso
della Cechia nella NATO. Il nome del "portavoce"? È ovvio:
George Bush!

La prima iniziativa si è svolta il 17 novembre, anniversario
della caduta del regime bolscevico. Il giorno domenicale ha
favorito la partecipazione di molti compagni dalle varie città
della Cechia e della Slovacchia. Il percorso ricalcava quello
effettuato nel 1989 dagli studenti in lotta contro il regime.

La seconda manifestazione si è svolta il 20 novembre, il giorno
precedente il vertice: per diverse ore slogan, canti, una samba
sfrenata ed un "cacerolazo" di solidarietà con la lotta
antiliberista degli argentini hanno disturbato la lussuosa cena
dei delegati nel palazzo "Obecni dum".

Il giorno successivo si è tenuta la principale tra le iniziative
programmate dal cartello "AntiNATO", un corteo che ha
attraversato le vie della città partendo dalla Namesti Miru e
facendovi poi ritorno. Qualche ora prima dell'inizio della
manifestazione circa un centinaio di anarchici si era diretto
verso il centro congressi. Scopo di quest'iniziativa era
mostrare il vero volto della "democrazia" le cui regole valgono
solo in alcune circostanze e solo per alcuni. Infatti il corteo
attraverso il ponte che collega la città al centro congressi era
stato programmato con molti mesi in anticipo e ne era stata data
comunicazione alla polizia. La manifestazione era pertanto
"autorizzata". Naturalmente all'ingresso del ponte i cento
compagni sono stati fermati da due carri armati e da un folto
schieramento di polizia in assetto antisommossa. Alla faccia
delle libertà democratiche e del diritto di manifestare!

I compagni hanno poi raggiunto la manifestazione principale che
si è diretta verso il quartiere popolare di Nusle, nella valle
sotto il centro congressi. Il corteo, cui si sono uniti
anarchici dei paesi dell'Est partiti da un'altra piazza, ha
raccolto alcune migliaia di dimostranti anarchici. La polizia,
che aveva annunciato incidenti e violenze, è rimasta a bocca
asciutta nonostante si fosse premurata di "dimenticare" un
proprio veicolo incustodito lungo il percorso della
manifestazione e che un pullman di delegati l'avesse
"incidentalmente" attraversato.

Un gruppo di meno di un centinaio di bolscevichi, tra cui un
gruppetto della corrente "Ernesto" di Rifondazione Comunista,
dopo aver aggredito, picchiandola e ferendola, una compagna del
gruppo femminista "8 marzo" che li aveva invitati a ripiegare il
loro striscione, è stato cacciato dal corteo dopo una breve
colluttazione con un gruppo antifascista. Un militante bolognese
di Rifondazione ne è uscito con il naso fratturato.

Le bandiere rosse, le falci e martello in un paese uscito solo
da pochi anni da una dittatura bolscevica agli occhi degli
anarchici dei paesi dell'est non sono dissimili dai vessilli e
dai simboli di fascisti e nazisti. I comunisti cechi di
"Iniziativa contro la guerra" erano stati accettati all'interno
del corteo organizzato dagli anarchici a condizione che non
portassero i loro striscioni in una manifestazione libertaria.
Scrive in merito un compagno della CSAF: "non volevamo avere, in
una manifestazione indetta da noi, simboli della dittatura
bolscevica che ha liquidato un così gran numero di anarchici in
Russia, Ucraina, Corea, Spagna e Bulgaria e che ha oppresso per
molti anni i popoli dell'Europa orientale."

Quest'episodio è stato ignobilmente strumentalizzato da
"Liberazione" e "Manifesto" per criminalizzare il corteo
anarchico, descritto come banda di "agenti provocatori" estranei
al movimento che, a loro dire, avrebbero "scorrazzato
liberamente" per la città. Ivan Bonfanti, l'autore del pezzo
"Praga, con il black bloc mascherata finale", comparso il 22
novembre sul quotidiano di Rifondazione, si è dimostrato ben più
abile del suo collega de "La Padania" nell'arte di imbastire
menzogne degne della neolingua orwelliana. Spiazzato da una
manifestazione determinata, antimilitarista e sostanzialmente
anarchica conclusasi senza gli incidenti previsti (o auspicati?)
dalla polizia e dagli "autentici" rappresentanti del "movimento
dei movimenti" Bonfanti non ha trovato di meglio che definire
come "infiltrati" i partecipanti al corteo del cartello
"AntiNATO". Una ben nota abitudine di marca stalinista. 

Più "raffinato" il cronista de "Il Manifesto" che si è distinto
in considerazioni di "costume" sull'abbigliamento in nero di
molti manifestanti e persino sul canto di "bella ciao" o sui
tamburi "già ammirati a Genova". Non si può che augurargli un
futuro come redattore di "Novella 2000".


Nel comunicato finale emesso dal Segretariato Internazionale
della Federazione Anarchica Cecoslovacca i compagni esprimono
soddisfazione per l'esito di una manifestazione che "si è svolta
così come i compagni avevano deciso e non come desiderava la
polizia. La polizia voleva la guerra e si era preparata sei mesi
a questo scopo. Gli anarchici volevano dimostrare che c'è una
resistenza (al militarismo) e spiegare alla gente le proprie
proposte. È quello che è accaduto" (...) "Il nostro successo è
stato il passare da una strategia di opposizione ai vertici ad
una di radicamento locale". "Mai un così gran numero di cechi
era sceso in strada. E questo nonostante il clima di guerra
creato dal ministero dell'Interno".

Una Praga in rosso e nero ha manifestato contro la guerra, il
militarismo e l'autoritarismo in una città blindata in cui
ancora aleggiano i fantasmi tetri del passato ed il futuro porta
il nome di un'alleanza di morte, targata NATO. Come gridavano i
compagni il 17 novembre "dopo 13 anni di capitalismo abbiamo
bisogno di una nuova rivoluzione!".

Maria Matteo

per approfondimenti il sito della CSAF (anche in inglese):
http://www.csaf.cz/english



http://www.ecn.org/uenne/


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