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(it) Franco Serantini

From "contropotere" <contropotere@ecn.org>
Date Mon, 29 Apr 2002 06:28:35 -0400 (EDT)


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Franco Serantini, morto di repressione
 

Sono ormai trascorsi trent'anni da quel 7 maggio 1972, quando Franco Serantini 
veniva ucciso dallo Stato. Aveva vent'anni. Era nato in Sardegna. Non avendo 
famiglia, e soffrendo di "assoluta carenza affettiva", visse fra befotrofi e istituti di 
rieducazione. A Pisa era in semilibertÓ: doveva mangiare e dormire nell'istituto 
di rieducazione in piazza San Silvestro. SemilibertÓ Ŕ una parola grottesca: la 
libertÓ non si dimezza. Franco, la libertÓ, la voleva tutta intera: divent˛ anarchico.

Incominci˛ a guardare il mondo con occhi diversi e ad avvicinarsi, nell'autunno 
del 1971, al gruppo anarchico "Giuseppe Pinelli" che ha la sede in via S. Martino 
al numero civico 48.

Il 5 maggio 1972 partecipa al presidio antifascista indetto da Lotta continua a 
Pisa contro il comizio dell'on. Giuseppe Niccolai del Movimento Sociale Italiano. 
Il presidio viene duramente attaccato dalla polizia; durante una delle 
innumerevoli cariche Franco viene circondato da un gruppo di celerini sul 
lungarno Gambacorti, e pestato a sangue. In seguito viene trasportato nella 
caserma dei carabinieri, infine nel carcere "Don Bosco" di Pisa, dove il 6 
maggio fu interrogato. "Chiesto all'imputato in che cosa crede, risponde: - Sono 
anarchico". Disse anche: "Fui arrestato mentre scappavo. Mi giunsero addosso 
una decina di poliziotti e mi colpirono alla testa. Accuso infatti forti dolori al capo 
ancora attualmente". Fu messo in cella di isolamento.

Il 7 Maggio, due giorni dopo l'arresto, viene trovato senza sensi nella sua cella, 
muore alle 9:45,

poco dopo essere stato trasportato al Centro Clinico del carcere.

Ai funerali del 9 maggio 1972 vi fu una grande partecipazione popolare. Al 
cimitero Cafiero Ciuti, un anziano militante anarchico, tiene l'ultimo discorso di 
commiato. 

In piazza S. Silvestro il 13 maggio del 1972 ci fu una grande manifestazione 
indetta da Lotta continua con un comizio conclusivo di Gianni Landi per gli 
anarchici e di Adriano Sofri per Lotta continua. Terminato il comizio venne 
apposta all'ingresso del palazzo Tohuar, l'ultima abitazione di Franco, una lapide 
in suo ricordo. Le manifestazioni e le iniziative per ricordare Serantini si 
rinnovano anno dopo anno, a Torino gli viene dedicata una scuola, nel 1979 a 
Pisa nasce la biblioteca omonima e nel 1982 in piazza S. Silvestro, ribattezzata 
nel frattempo piazza Serantini, viene inaugurato un monumento donato dai 
cavatori di Carrara. 

Le indagini per scoprire i responsabili della morte di Serantini affogano nella 
burocrazia giudiziaria italiana e nei "non ricordo" degli ufficiali di PS presenti al 
fatto. I sessanta uomini del Secondo e del Terzo plotone della Terza compagnia 
del I Raggruppamento celere di Roma, che sono i protagonisti della vicenda, 
scompaiono nelle nebbie delle stanze della magistratura. Ma la vicenda 
dell'anarchico Serantini rimane all'attenzione dell'opinione pubblica: attraverso 
una costante campagna stampa dei giornali anarchici, di Lotta continua e dei 
comitati "Giustizia per Franco Serantini".

Grande aiuto alla memoria fu dato da Corrado Stajano con il libro "Il sovversivo. 
Vita e morte dell'anarchico Serantini", uscito nel 1975, grazie al quale si Ŕ potuto 
conoscere e mantenere in vita il ricordo di un ragazzo assassinato in una strada 
dell'Italia dei primi anni Settanta che credeva nella libertÓ, nella giustizia e in un 
mondo migliore.

La vicenda di Franco Serantini, massacrato di botte dalla polizia intenta a 
difendere un comizio del Movimento Sociale Italiano, rimane dolorosamente 
nella nostra memoria, anche di chi, come me, allora non c'era.

La storia di Franco Ŕ assieme a tante altre (Giannino Zibecchi, Claudio Varalli, 
Francesco Lo russo, Giorgiana Masi, Fausto e Jaio, Carlo Giuliani ecc.) una 
delle tante vittime della repressione.

Una delle poche e sintetiche considerazioni che si possono trarre da questa 
vicenda Ŕ che "di Stato si muore"

Nessuna giustizia, nessuna pace. Contro la repressione non si tace.

 
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