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(it) Per la costruzione di un polo di azione diretta anticapitalista

From Comitato di Lotta Quadraro <quadraro@ecn.org>
Date Mon, 12 Nov 2001 06:45:39 -0500 (EST)


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
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PER LA COSTRUZIONE DI UN POLO DI
AZIONE DIRETTA ANTICAPITALISTA
        PER L’ANTICAPITALISMO
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IL “SIPARIO STRAPPATO” DI GENOVA CI CHIARISCE LE IDEE.

Non possiamo nemmeno tentare di prendere parola su “Genova g8” (e sul 
movimento antiglobal …) senza costringere la ciclicità sinusolidale dei 
movimenti all’interno delle ripetitive categorie che li caratterizzano:
interclassismo, temporaneità, reiterabilità, (frequente ed improprio) 
utilizzo politico.

E’ da qui che vogliamo partire per intervenire, a freddo, sulla “prima, 
durante e dopo” Genova/G8, sull’eventuale ed incerto futuro dei “social 
forum”, sui compiti specifici e generali dell’anticapitalismo.

Abbiamo più volte affermato che qualunque movimento politico non autonomo 
ed indipendente dal punto di vista teorico/politico/organizzativo viene 
utilizzato ed eterodiretto secondo schemi ed obiettivi non propri; è un 
principio generale della lotta politica che trova conferma nel “movimento 
antiglobal” utilizzato in campo internazionale (vedasi il tentativo 
unitario franco/tedesco/inglese di screditare l’euroscettico e filo-u.s.a. 
berlusconi e la sua polizia “esagerata” e scapestata …) ed in campo interno 
(rivincita elettoralistica dell’ulivo che, seppur contraddittoriamente ed 
in preda ad alcune convulsioni precongressuali, tenta la via dell’accusa di 
“regime cileno” per riannodare i cocci di un tardo-frontismo di “garanzia 
democratica”).

In questa situazione fluida, interclassista per composizione sociale e per 
forme e formule espressive (“dichiarazioni di guerra” ma anche “unità, 
dialogo e società civile”, etc..) ha buon gioco la chiesa cattolica e la 
sua “antiglobalizzazione compassionevole” fatta di ideologiche ed 
interessate “campagne” sulla “riduzione del debito” condite in salsa 
“jubilee 2000”;
una situazione di confusione, pressappochismo e variopintume 
tardo/terzomondista in cui bene si inseriscono gli obiettivi ufficiali del 
g8 di aiuto “civile e umanitario” ai paesi “poveri” per coprire con le 
chiacchiere il grande affare dell’esportazione planetaria del capitalismo.
Il “movimento antiglobal”, cercando di rendere “universali” esperienze 
locali politicamente e geograficamente limitate (zapatismo, porto alegre, 
federalismo municipalista, bilancio partecipativo) si pone, oggettivamente 
sul terreno di miglioramento di sistema, di smussamento degli angoli di 
crudeltà del capitale, di sfruttamento “temperato”; esso fa propria la 
tematica utopistica delle “regole e del controllo, dei processi e delle 
pressioni” degli organismi internazionali, spacciati come asettici e 
superpartes.

E’ in questo humus che, localmente, trova spazio una sorta di spettacolare 
palestra di allenamento per comparse politiche in cerca di affermazione o, 
peggio, di riciclaggio o recrudescenze fatte di leaderismi non richiesti, 
di affermazioni tanto infuocate quanto parolaie ed irresponsabili.
I fatti, e le contraddizioni, però, hanno la testa dura … e sono questi 
fatti e queste contraddizioni che hanno rovinato “sogni e desideri” di un 
intero ceto politico piccolo borghese; a Genova g8, come a napoli, come a 
seattle … e prima ancora a los angeles nel 1992 e a parigi nel 1994 come in 
tutte le cittadelle dei “vertici” padronali … ha fatto comparsa ed 
irruzione qualcosa di sconvolgente, di  nuovo ed antico insieme: il bisogno 
contro la compatibilità e la “ragionevolezza”, il desiderio contro la 
politica, la “comune” contro la proprietà, lo stomaco contro la tattica, la 
libertà contro la necessità!

IDEOLOGIA DELLE “REGOLE” E LEGGI CAPITALISTICHE
La condizione materiale della “globalizzazione (cioè l’accelerazione del 
costante processo di internazionalizzazione capitalista dovuta al terremoto 
del triennio 1989/1991) esprime la necessità di un suo camuffamento, di un 
suo nascondersi dietro la maschera buona delle “regole”, del controllo, 
della democratizzazione della “globalizzazione” sono la forma, storicamente 
contingente, del processo naturale di diffusione capitalista.

Sponsor principale del “capitale temperato” è la chiesa cattolica, che 
utilizza “l’antiglobalizzazione” per divenire essa stessa potenza mondiale, 
presente organizzativamente oltreché voce interessata della protesta dei 
cosiddetti “paesi poveri”, della loro necessità di”remissione” del debito 
esterno, del loro prossimo ingresso nel club del capitale.

E’ una storia vecchia quella “delle regole e dei diritti uguali per tutti”; 
in passato, questa utopia ha avuto teorici migliori … comunque già 
criticati e battuti dalla lotta del movimento rivoluzionario.
La realtà è che le regole vere di questa società non le stabilisce nessuno, 
se non la legge del profitto che muove il mercato mondiale ed allarga 
l’arena dei suoi competitori; i diritti e le libertà non sono uguali per 
tutti, né potranno mai esserlo dentro i confini dell’orizzonte 
capitalistico, fatto certo di classi e di oppressione, ma fatto anche di 
lotte di classi, di liberazioni, di rivoluzioni.

OLTRE L’”ANTIGLOBALIZZAZIONE”, PER L’ANTICAPITALISMO
Molti eventi cosiddetti storici spesso non cambiano nulla delle direttrici 
geostrategiche/ economiche del mondo, ma vengono più o meno consapevolmente usati dagli attori politici come catalizzatori a breve o medio termine per 
accelerare dei cambiamenti i cui contorni sarebbero stati messi a fuoco più 
lentamente; è quello cui stiamo assistendo dopo gli attentati contro gli 
u.s.a. dell’11 settembre scorso.

Dopo l’attacco alle “torri” si è formata la “grande coalizione contro il 
terrorismo”, prodromo, motore ed annuncio di una riformulazione complessiva 
degli equilibri di potenza mondiali, di cui è già possibile individuarne 
gli snodi centrali che caratterizzeranno l’accumulo contraddittorio dei 
decenni degli equilibri di potenza mondiali, di cui è già possibile 
individuarne gli snodi centrali che caratterizzeranno l’accumulo 
contraddittorio dei decenni futuri.

·       inasprimento della competizione interimperialistica pluripolare 
derivante dal consolidamento e dalla formalizzazione “costituzionale” dei 
blocchi economici continentali.

·       Accettazione, da parte degli u.s.a., della fine dell’unipolarismo e 
relativo processo di adeguamento della linea politica internazionale del 
“contenimento” in quella della “regolazione”.

·       Spostamento del baricentro del profitto mondiale ad est con 
l’ingresso della cina nel w.t.o., la “conquista” dell’atomica 
indo/pakistan, il riciclaggio russo a guardia dei corridoi balcanici.

·       Acquisizione di sempre maggior peso relativo dell’area 
mediorientale, terreno di confronto interessato tra u.s.a. e u.e., ma anche 
di locali potenze d’area ansiose di sedere al “tavolo” grosso della 
spartizione.

In Italia scalate, o.p.a., “rivoluzioni”, in telecom e montedison, manovre 
in hdp, la svolta ai vertici delle “generali”, i nuovi assetti in 
mediobanca scandiscono una stagione di rapidi ed intensi mutamenti; il 
consolidamento degli interessi unitari del “blocco proprietario di centro” 
sta esprimendo la compagine berlusconiana che, se in politica estera sembra 
privilegiare un rapporto preferenziale con gli u.s.a., in politica interna 
si attiene alle determinazioni euro sul patto di stabilità: accelerazioni 
su federalismo, privatizzazioni (con conseguenti attentati definitivi allo 
statuto dei lavoratori e sulla “libertà di licenziamento”), repressione (e 
suo coordinamento sovranazionale).

A fronte di questa realtà, per dare strategia e prospettiva ad una 
soggettività rivoluzionaria seria, occorre approfondire la critica 
dell’”antiglobalizzazion3” compassionevole, scadenzista, tribale, reazionaria.
Bisognerà arrivare, in tempi brevi, ad una proposta operativa per un 
anticapitalismo moderno, che riproponga la metropoli imperialista come 
cuore dinamico dell’internazionalizzazione capitalista, ma anche come luogo 
di concentrazione, contaminazione e sedimentazione del proletariato 
universale, di accumulo della contraddizione, di incrocio tra la sostanza 
infiammabile della trasformazione sociale e la forma attuale di 
soggettività rivoluzionaria.

LA METROPOLI IMPERIALISTA: LABORATORIO DELL’AUTONOMIA DI CLASSE
La metropoli imperialista è il punto d’incontro, storicamente determinato 
dal movimento reale, tra la contraddizione ed il “cuneo” della soggettività 
di classe.

Noi, che non possiamo intervenire sui “tempi della rivoluzione”, possiamo 
però intravvedere il suo futuro svolgimento dentro la copertura del gap tra 
movimento reale ed il suo prodotto antagonista, dentro lo squilibrio tra 
affermazione capitalista e coscienza, autonoma ed organizzazione proletaria.

Lavorare alla copertura di questo squilibrio, cioè al radicamento di una 
minoranza cosciente all’interno della metropoli imperialista: questo il 
punto di unione tra compito specifico e compito generale che ci troverà 
puntuali alle prossime battaglie di classe.

IL MOVIMENTO COMUNISTA PER L’AUTONOMIA DI CLASSE, LONTANO ED 
AVVERSO A POLITICISMI SPETTACOLARI, SCEVRO DA TATTICHE ED 
UTILIZZI PARLAMENTARISTICI, DA UTOPISTICI TENTATIVI DI “FERMARE” O 
ADDOLCIRE LA GLOBALIZZAZIONE, COGLIE NEGLI EFFETTI PROFONDI 
DEL PRESENTE MOTO REALE DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE 
CAPITALISTA GIL ELEMENTI DELLA CONVENIENZA PROLETARIA E 
DELLA STRATEGIA RIVOLUZIONARIA; SENZA DIMENTICARE LA 
CENTRALITA’ DEL NOSTRO LAVORO QUOTIDIANO LA DOVE AVVIENE IL 
PROCESSO MOLECOLARE DELL’ACCUMULAZIONE E DELLO 
SFRUTTAMENTO, CONTINUEREMO A PORTARE LA TEMATICA 
ANTICAPITALISTA ED INTERNAZIONALISTA NEL MOVIMENTO CONTRO LA 
GUERRA IMPERIALISTA, NEL “POPOLO DI SEATTLE” E NELLE SUE 
SCADENZE, COJN L’IMPEGNO ESPLICITO DI CONTRIBUIRE 
ALLA PROPRIA DIFESA, ALLA PROPRIA ORGANIZZAZIONE, ALLA 
PROPRIA CRESCITA, ALLA PROPRIA LIBERAZIONE DA CORVI E 
CORVETTI, VECCHI ARNESI  POLITICI E NUOVE, SCALPITANTI 
COMPARSE.

PER LA COSTRUZIONE DI UN POLO DI AZIONE DIRETTA ANTICAPITALISTA
PER L’ANTICAPITALISMO

Novembre 2001

Comitato cittadino per l’autonomia di classe


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