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{Info on A-Infos}
(it) Comunicati FIES, PICASSENT III - 3/5/00
From
"armando esteban quito" <cavallialati@hotmail.com>
Date
Wed, 5 Jul 2000 13:02:33 -0400
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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
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PICASSENT III - 3/5/00
Stimati compagni/e
Siamo qui in tre, riuniti a discutere intorno al tavolo.
Ieri ci è arrivato un articolo, uscito martedì 2.5.00 su
ABC (quotidiano di destra con tiratura nazionale), il
bollettino dell'AAPPEL (assemblea in appoggio ai
prigionieri in lotta, di Barcellona), e diverse lettere con
informazioni su quanto sta succedendo fuori. L'articolo di
ABC è grave, di una durezza e provocazione senza limite,
però è sempre il solito. Da ABC, un quotidiano dove la gran
maggioranza dei suoi ammiratori e lettori sono dei
nostalgici del franchismo, non è sorprendente la violenza
dell'attacco diretto, principalmente, contro l'associazione
Salhaketa, alle lotte dei detenuti e contro i compagni/e
coinvolti in queste.
E' uscito anche un nuovo articolo su "La Razon", che
ancora non abbiamo letto, però ci è stato detto che,
un'altra volta, criminalizzava una figura importante
dell'appoggio, un uomo distaccato sia per il suo lavoro
alla ricerca di dignità e giustizia, sia per le sue
convinzioni e la sua militanza contro la violenza, venga da
dove venga.
Il 17 aprile è stata censurata la pagina web
dell'Associazione Contro la Tortura, per aver diffuso i
casi di tortura e maltrattamenti e, nella stessa campagna
di repressione, vari collettivi d'appoggio ai detenuti
hanno ricevuto la visita della polizia (c'è da far presente
che questi collettivi non denunciano solo gli abusi
commessi contro i detenuti/e, ma anche i problemi che
l'emarginazione e la povertà generano). Sembra che, alla
maggioranza assoluta degli uomini dello stato spagnolo,
tutto questo gli sia andato alla testa.
E' curiosa la quantità d'informazione che
l'"articolista", Pablo Munoz, possiede nelle sue mani,
frutto evidente della consegna, da parte della DGIP
(direzione generale delle istituzioni penitenziarie), dei
fascicoli personali dei compagni criminalizzati. Gli stessi
di ABC lo confermano nella loro linea: ricevono le
informazioni dalla stessa DGIP.
Quello che qui è interessante analizzare è il perché di
questi attacchi violenti della stessa natura di quella che
scrisse l'"articolista", David Jimenez, tre anni fa sul
"Mondo": "I dieci detenuti FIES più pericolosi", nel quale
figuravano i compagni anarchici di Cordoba (uno di essi vi
sta scrivendo tutto ciò).
Un fatto evidente, che salta all'occhio oggi, è lo
stesso interesse di bloccare, con la tipica
criminalizzazione, un movimento che sta prendendo corpo
tanto dentro come fuori, senza riproporre la metedura de
pata di tre anni fa, la quale, indirettamente, ha provocato
un dibattito nel movimento anarchico.
E' sorprendente che nel suo articolo, ABC ci relazioni
con il MLVN (Movimento di Liberazione Nazionale Basco),
senza nemmeno formulare la parola anarchia. Lo è, ancora di
più, oggi, che è stato reso pubblico che un gruppo
anarchico ha assunto la responsabilità dell'invio di un
pacchetto bomba al signor Zuloaga, portavoce dei settori
retrogradi del potere, il cui articolo, sull'esempio de "La
Razon" del 6.3.00, criminalizzava la lotta dei detenuti
sociali e anarchici, associandola, già a marzo, alle lotte
dei militanti dell'ETA (uomini e donne che, oltre a lottare
contro lo stato spagnolo, lo fanno con la speranza di una
società più giusta).
Nello stesso modo, si sono criminalizzati i collettivi
apolitici che lottano contro l'esclusione sociale e
denunciano, nel marco costituzionale, i crimini dello stato
e, in particolare, la mancata applicazione delle leggi da
parte dell'apparato giuridico/poliziesco/penitenziario.
Infine, che nessuno si sorprenda che, se qualcuno decide di
scontrarsi col potere, lo faccia utilizzando metodi che non
a tutti piacciono.
E' facile, per il magnate della disinformazione,
attuare con una volontà che arriva dall'alto, spaventando,
con false e tendenziose informazioni, tutti coloro che si
avvicinano alla nostra realtà e ci appoggiano nelle nostre
rivendicazioni.
Esigono la libertà d'espressione ma, quello che più
vogliono, è diffondere un messaggio di guerra. Prestare
attenzione a quanto dice il nemico è importante, evitando
però di ingrandire la loro forza, è imprescindibile
conoscere l'avversario, studiare le possibilità e i mezzi
che impiega per sviluppare le sue strategie, senza, però,
trasformarle in una macchina onnipotente e indistruttibile.
E' una classe di gente abituata all'impunità e che spingono
gli altri a chiedere un'informazione manipolata in
anticipo. In tanti sappiamo che gli strumenti informativi -
la televisione e i grandi mezzi - sono i responsabili di
una realtà imposta e prefabbricata. Non soltanto sono
strumenti di distorsione ma, bensì, anche strumenti
accumulativi, nel senso che accumulano tale quantità
d'informazioni che affogano l'informazione stessa. Il
sapere tutto, senza sapere niente, per rapidamente
dimenticare, crea nella gran maggioranza della popolazione,
una realtà che si sostenta su niente.
Per finire, pensiamo che la campagna di
criminalizzazione che si scatenò intorno a questa lotta,
non denota una paura rispetto le nostre rivendicazioni,
dato che hanno già reso pubblico un progetto di riforme
della giustizia e ciò non vuol dire che vadano ad
umanizzare il sistema carcerario. Il carcere non si
umanizza e nessuna riforma proveniente da un governo, che
propone all'ideologo del FIES, o la dispersione come il
"Difensore del popolo", può apportare qualcosa di positivo,
però crediamo che si apprestino a sanare l'istituzione di
fronte alla società. Non sono le rivendicazioni in se
stesse che li intimoriscono ma, bensì, la nascita di un
movimento sovversivo e diffuso che non possono
addomesticare.
Nella nostra volontà di ribelli e anarchici, o come
vogliano chiamarci, continueremo insieme alla gente che ci
vuole, agli anarchici che ci conoscono come esseri liberi,
degni ed incorruttibili, a coloro che sono solidali con le
nostre lotte e ancora credono nella possibilità di un
cambiamento.
Esistono due realtà distinte e due verità: la loro e la
nostra. Ciò che è certo è che, questi mercenari del potere,
contribuiscono a dare più valore alle lotte perché alle
menzogne, quando sono troppe, alla fine nessuno ci crede.
Un forte abbraccio pieno di amore e di rabbia a tutti
gli spiriti liberi.
GILBERT GHISLAIN CLAUDIO LAVAZZA LLARBI CHAUNI
Picassent III Giugno 2000
AI MIEI COMPAGNI/E
Questa lettera la inviamo ad alcuni compagni che, a
loro volta, la
diffonderanno a tutti i gruppi e organizzazioni libertarie.
Abbiamo deciso, data la mia traiettoria di lotta, che sio
io a rivolgermi al
movimento. E' mia opinione, che sia o un altro è lo stesso,
comunque, questa
lettera la scrivo dopo aver lungamente discusso con alcuni
compagni/e.
Vorrei spiegare un po' la mia traiettoria di lotta come
rivoluzionario,
poiché, da quando sono stato arrestato, in Spagna, ho letto
ed ascoltato
molte sciocchezze provenienti sia dai mezzi di
disinformazione dello Stato,
sia da alcuni settori del movimento. Vorrei farlo perché
non ho mai voluto
chiarire niente, però, credo che oggi sia arrivato il
momento.
Sono nato nel seno di una famiglia umile e a 13 anni,
dovetti inserirmi nel
mondo del lavoro. A 15 anni, iniziai la mia militanza nella
fabbrica e per
le strade.
Dopo essere passato da Autonomia Operaia, un movimento con
una forte
presenza nelle fabbriche e nelle università, nel '78, con
alcuni compagni
dell'autonomia e altri di sensibilità acrata, fondammo i
"Proletari Armati
per il Comunismo". Era un gruppo, principalmente,
marxista-leninista benché,
molto presto, ci avvicinammo ad alcuni principi libertari.
Non saprei
spiegare perché, forse, fu dovuto al fatto che, fin dal
primo momento, vari
componenti del gruppo appartenessero a coloro che, oggi,
chiamiamo ribelli
sociali e che la nostra lotta si focalizzasse nel tessuto
carcerario.
Per me non fu nessuna scoperta. Credo che tutti i
rivoluzionari possano
raccontare un fatto o un aneddoto che risvegliò la nostra
coscienza, nel mio
caso fu la vita e la morte di Sacco e Vanzetti.
L'obiettivo prioritario del mio gruppo era la
distruzione del carcere e la
solidarietà con i compagni reclusi. Una solidarietà che si
tradusse
nell'assalto al carcere di Frosinone, per liberare due
compagni e di
numerose altre azioni contro l'Istituzione Penitenziaria e
i suoi boia,
sempre responsabili diretti delle più immonde torture.
Alla fine degli anni '80, il gruppo fu decimato
dalle forze repressive.
All'inizio dell'81, passai la frontiera e mi stabilì nello
stato francese. A
partire da quel momento la mia attività si circoscrisse in
azioni di
esproprio per provvedere alle spese dei miei compagni
detenuti e per
finanziare la pubblicazione di riviste e bollettini di
controinformazione
anarchica.
Nell '89 passai nello stato spagnolo, dove
continuai le mie attività in
appoggio ai miei compagni italiani, fino alla mia
detenzione nel dicembre
del '96. A Cordoba si conclusero 16 anni di vita in
clandestinità e iniziò
la mia permanenza nei centri di sterminio dello Stato.
Credo di aver colmato, con questo breve riassunto,
la curiosità di tanti
compagni e che altri abbiano la decenza di tacere.
Da alcuni mesi, insieme, abbiamo aperto uno spazio di lotta
contro il
carcere, in primo luogo e innanzitutto, vogliamo
ringraziare di cuore tutti
i compagni/e che ci appoggiano.
In questa lotta e, molto più in là delle rivendicazioni,
molti di coloro che
hanno aderito e fin dall'inizio, cerchiamo di raggiungere
l'espansione del
movimento rispetto un obiettivo concreto e immediato. Lo
vediamo come una
necessità comune per neutralizzare il crescente
fortificamento dello Stato,
che sotto i principi dello sviluppo dell'economia globale e
del benessere
delle imprese, reprimono i rivoluzionari, la gente che
lotta, gli immigranti
ed esclude i poveri dal diritto di poter vivere come essere
liberi e degni.
Non possiamo dimenticare, in questo contesto, che tre
lavoratori muoiono
ogni giorno per ingrossare i conti bancari dei padroni.
Senza entrare nel dibattito sulla convenienza o meno del
lavoro salariato,
sono cifre che non possono lasciare nessuno insensibile.
Lo è, anche, la
spaventosa campagna contro gli immigranti, orchestrata dai
mezzi di
comunicazione, come lo è la criminalizzazione di qualsiasi
tipo di
dissidenza.
E' triste vedere che non è cambiato niente, abbiamo lottato
con tutti i
mezzi a nostra disposizione per evitare tutto questo, però,
le cose
continuano come prima, ugualmente a prima. E' agli
anarchici e ai ribelli,
agli occupanti, a tutti gli esclusi e a chi lotta contro
l'arrogante realtà
capitalista che vorrei rivolgermi.
Il carcere non è, semplicemente, la conseguenza di un
sistema ingiusto ma,
anzi, uno dei pilastri sul quale si regge lo Stato. Su
piccola scala, è la
rappresentazione più crudele di tutta la società, una
società che lo Stato
ha imprigionato per controllarci. Si respira carcere da
tutti i lati, nelle
fabbriche, nelle scuole, nelle strade, financo nel nostro
stesso pensiero.
E' per questo che la lotta contro l'istituzione
penitenziaria è una lotta
che ci riguarda tutti e il punto di partenza di un'attività
permanente
contro il sistema nella sua totalità.
Questo è l'obiettivo comune che abbiamo, dato che essere
detenuti vuol dire
non essersi adattati alle regole del gioco, che una falsa
democrazia ci
impone. Credere nella rivoluzione forse è passato di moda,
comunque, io
continuo credendo in essa, nel presente e nella nostra
capacità di
rispondere al potere, qui e ora.
E' difficile per me esporre tutto ciò che penso, sarebbe
troppo lungo e non
so, veramente, se sarei capace di farlo. Comunque, non
voglio diventare
pesante e vado al sodo.
Abbiamo proposto uno sciopero dell'aria di una settimana,
in tutte le
carceri, dal 1 luglio fino al 7, qualcosa di simile al
digiuno che abbiamo
organizzato in marzo.
Da tutte le parti i compagni stanno preparando delle
mobilitazioni per
appoggiarci.
I compagni della C.N.A di Madrid, ha proposto una gran
manifestazione e un
campeggio, l'idea va bene. Il problema, come sempre, sarà
quello di trovare
la giusta coordinazione affinché, nessun gruppo o
collettivo rimanga al
margine dal poterci partecipare attivamente, sia a livello
autorganizzativo
che a livello d'azione.
Ci sono alcuni disaccordi e divergenze tra le diverse
dimaniche libertarie.
Non è un segreto per nessuno, se ne discute nelle
assemblee, nei centri
sociali e perché non discuterlo per iscritto. E' un peso
che ci portiamo
dietro da troppo tempo e, con molta probabilità, non
possiamo risolvere con
facilità, però possiamo provarlo. La proposta di una grande
manifestazione a
Madrid è una buona opportunità per stare insieme, almeno
per un giorno, per
alcune ore.
Queste diferenze esistono anche nel carcere e non sono
poche, però tutto si
fa più facile tra noi, quando pensiamo che l'unità si crea
sulla base di
considerazioni umanamente senmplici e su azioni puntuali.
In tutti i modi,
pensiamo che la piattaforma antifascista, attraverso la
CNA/Madrid, per
questa determinata protesta, è la maggiormente capace di
organizzare un
evento di tale dimensioni. C'è da supporre che vi siano
delle richieste di
autorizzazione, al posto di altre e sciocchezze simili ma,
nemmeno, richiede
molto lavoro e discussioni ma, semplicemente, fissare una
data concreta,
affinché chi lo desidera possa partecipare.
E' quanto, dal carcere, necessitiamo e chiediamo a tutti i
gruppi e ai
compagni dello stato. Questo, in nessun modo, vuol dire che
chiediamo ai
nostri compagni di dimenticare le loro proprie
dinamiche,però, una
manifestazione ha senso, solo per la ripercussione sociale
che può avere e,
quindi, per il suo numero di partecipanti.
C'è da segnalare che le istituzioni penitenziarie hanno
iniziato una
campagna di smantellamento, silenziosa e progressiva, del
regime F.I.E.S.,
facendo uscire alcuni compagni dai bunker. Tutto questo non
ci fa
dimenticare che le torture non sono finite e che continuano
a morire i
compagni infermi.
Come avete ben detto, cari compagni, l'obiettivo comune è
l'amnistia per
tutti i detenuti e la distruzione di tutte le carceri.
Senz'altro da aggiungere, vi lascio con un fortissimo
Abbraccio Ribelle e
Anarchico.
Claudio Lavazza
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