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(it) DICHIARAZIONE DA SEATTLE DEI POPOLI INDIGENI

From tactical@tmcrew.org
Date Mon, 7 Feb 2000 15:16:01 -0500


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
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DICHIARAZIONE DA SEATTLE DEI POPOLI INDIGENI

In occasione della Terza Riunione Ministeriale dell'Organizzazione Mondiale
del Commercio (WTO)
30 novembre - 3 dicembre 1999


Noi, Popoli Indigeni di diverse regioni del mondo, siamo venuti a Seattle
ad esprimere la nostra gran preoccupazione per come l'Organizzazione
Mondiale del Commercio (WTO) sta distruggendo la nostra Madre Terra,
insieme alla diversità culturale e biologica di cui siamo parte. 

La liberalizzazione del commercio e lo sviluppo orientato all'esportazione,
che sono i principi fondamentali sui quali si basano le politiche
incoraggiate dal WTO stanno generando i più avversi impatti sulla vita dei
popoli indigeni. Il nostro diritto inerente all'autodeterminazione, la
nostra sovranità come nazioni, i trattati e altri accordi consultivi che le
nazioni e noi popoli indigeni abbiamo negoziato con altre nazioni-stati,
sono minati dagli Accordi del WTO. Vista la gravità dell'impatto di tali
accordi sulle nostre comunità, che si manifesta sia attraverso il degrado
ambientale sia attraverso la militarizzazione e la violenza che
generalmente accompagna i progetti di sviluppo, quest'impatto dev'essere
immediatamente abbordato. 

L'Accordo del WTO sull'Agricoltura, che promuove la competizione attraverso
le esportazioni e la liberalizzazione delle importazioni, ha permesso
l'entrata nelle nostre comunità di prodotti agricoli a basso prezzo. Ciò
sta provocando la distruzione delle pratiche agricole ecologicamente
ragionevoli e sostenibili dei popoli indigeni.

La sicurezza alimentare e la produzione di coltivazioni tradizionali sono
seriamente compromesse. Tra i popoli indigeni sono aumentati
significativamente i casi di diabete, cancro ed ipertensione, dovuti alla
scarsità d'alimenti tradizionali e all'entrata di cibo-spazzatura nelle
nostre comunità. 

L'agricoltura su piccola scala sta venendo soppiantata dalle piantagioni
commerciali d'esportazione, che si concentrano sulle terre ancestrali e che
sono in mano ad un pugno di transnazionali agricole e di latifondisti.
Questo ha portato all'emigrazione forzata di migliaia di membri delle
nostre comunità, che si trasferiscono nelle città vicine, dove finiscono
per trasformarsi in persone senza casa e disoccupate. L'Accordo del WTO sui
Prodotti Forestali promuove il libero commercio di quest'ambito. Eliminando
le tariffe sui prodotti forestali nei paesi sviluppati per l'anno 2000, e
in quelli sottosviluppati per l'anno 2003, quest'Accordo condurrà alla
deforestazione in molti degli ecosistemi del mondo dove vivono i popoli
indigeni.

In molti paesi si stanno modificando le leggi minerarie al fine di
permettere l'entrata di compagnie minerarie straniere. In questo modo,
queste potranno acquisire le nostre terre minerarie e sgomberare senza
alcun ostacolo i popoli indigeni dai loro territori ancestrali. Queste
operazioni in campo minerario su grande scala, come l'estrazione di
petroli, continuano a degradare le nostre terre e i fragili ecosistemi,
contaminando il suolo, l'acqua e l'aria delle nostre comunità.


L'appropriazione delle nostre terre e delle nostre risorse, insieme
all'aggressiva promozione del consumismo e dell'individualismo della
cultura occidentale, continuano a distruggere gli stili di vita
tradizionali e le culture. Il risultato di questo processo non è solo la
degradazione ambientale, ma anche la malattia, l'alienazione ed alti
livelli di stress, che si manifestano in elevati tassi d'alcolismo e di
suicidi. 

I TRIPs (Aspetti dei Diritti di proprietà Intellettuale legati al
Commercio) del WTO fomentano il furto e il brevetto delle nostre risorse
biogenetiche. Alcune delle piante che i popoli indigeni hanno scoperto,
coltivato e utilizzato come alimento, medicinali e per i loro rituali sacri
sono già state brevettate negli USA, in Giappone e in Europa.
Com'esempio di questo abbiamo la ayahuasca, la quinoa e la sangre de dragón
nelle selve dell'America del Sud, la kava nel Pacifico, lo zafferano e il
cocomero amaro in Asia. Il nostro accesso e controllo sulla nostra propria
diversità biologica, e il controllo sulle nostre conoscenze tradizionali e
sul patrimonio intellettuale vengono minacciate dall'Accordo TRIPs.

L'Articolo 27.3b dell'Accordo TRIPs permette il brevetto di forme di vita e
fa una distinzione artificiale tra piante, animali e microrganismi. La
discriminazione tra processi "essenzialmente biologici", "non biologici" e
"microbiologici" è anch'essa erronea. In accordo a quanto sappiamo, tutte
queste sono forme di vita e tutti questi processi generatori di vita sono
sacri e non devono essere soggetti ad alcun tipo di proprietà privata.


Per ultimo, la liberalizzazione del settore servizi e investimenti, che
viene promossa dall'Accordo Generale di Servizi (GATS), rafforza il dominio
e il controllo di monopolio delle corporazioni transnazionali sui settori
strategici dell'economia. La Banca Mondiale e il Fondo Monetario
Internazionale impongono condizionamenti di liberalizzazione, deregulation
e privatizzazione ai paesi intrappolati nella trappola del debito. Questi
condizionamenti vengono inoltre rafforzati dal WTO.
.

Alla luce degli avversi impatti e conseguenze che hanno portato con sé gli
Accordi del WTO sopra citati, noi, i popoli indigeni presentiamo le
seguenti richieste:

Chiediamo che siano realizzate in forma urgente analisi sociali e di
giustizia ambientale riguardo agli effetti accumulativi che tali accordi
avranno sui popoli indigeni. Questi dovrebbero partecipare sullo stesso
piano nello stabilimento dei criteri e indicatori per dette analisi, in
modo che vengano tenuti in conto aspetti spirituali e culturali.

Deve essere realizzata una revisione degli Accordi con il fine di abbordare
tutte le ingiustizie e disequilibri che colpiscono in maniera avversa i
popoli indigeni. In questo senso facciamo le seguenti proposte:


Per l'Accordo sull'Agricoltura:

a. I piccoli agricoltori non devono essere compresi nello stesso, dato che
loro si dedicano maggiormente alla produzione per uso domestico e vendono i
loro prodotti nei mercati locali.

b. Dovrebbe essere assicurato il riconoscimento e la protezione dei diritti
dei popoli indigeni ai loro territori e risorse, così come i loro diritti
di continuare a praticare la loro agricoltura e gestione sostenibile delle
risorse, e a conservare i loro mezzi di vita tradizionali.

c. Dovrebbe essere garantita la sicurezza alimentare e la capacità dei
popoli indigeni a produrre, consumare e commercializzare i loro alimenti
tradizionali. 


Riguardo alla liberalizzazione dei servizi e degli investimenti
raccomandiamo quanto segue:

a. Deve essere frenata ogni attività insostenibile, come quella mineraria,
la piantagione di monocoltivazioni commerciali, la costruzione bacini
artificiali, lo sfruttamento petrolifero, la conversione di poderi in campi
da golf, lo sfruttamento del legname ed altre attività che distruggono le
terre indigene e violano i diritti dei popoli indigeni ai loro territori e
risorse.

b. Allo stesso modo, dovrebbe venire riconosciuto e protetto il diritto dei
popoli indigeni ai loro stili di vita tradizionali, alle loro norme
culturali e ai loro valori. 

c. Non dovrebbe essere permessa la liberalizzazione dei servizi, in
speciale nel campo della salute, se ciò implicherebbe un impedimento perché
i popoli indigeni abbiano libero accesso ai servizi sanitari culturalmente
appropriati e di buona qualità.

d. Dovrebbe essere regolata la liberalizzazione dei servizi finanziari, che
ha convertito il mondo in un casinò di dimensioni planetarie.


Il relazione all'Accordo TRIPs facciamo le seguenti proposte: 

a. Dovrebbe essere emendato l'Articolo 27.3b proibendo in forma categorica
il brevetto di qualsiasi forma di vita. Lo stesso dovrebbe proibire
espressamente il brevetto di microrganismi, piante, animali, incluse tutte
le loro parti, sia i geni sia le sequenze di geni, cellule, linee di
cellule, proteine o sementi.

b. Allo stesso modo, si dovrebbe proibire il brevetto dei processi
naturali, siano questi biologici o microbiologici, sempre quando implichino
l'uso di piante, animali o microrganismi e le loro parti per la produzione
di varietà vegetali, animali o microbiche. 

c. Dovrebbe essere assicurata l'esplorazione e lo sviluppo di forme
alternative di protezione, oltre il regime dominante di proprietà
intellettuale della visione occidentale. Tali alternative devono proteggere
la conoscenza, le innovazioni e le pratiche in agricoltura, la cura della
salute e la conservazione della biodiversità. Le stesse dovranno basarsi
nei metodi e leggi consuetudinarie indigene per la protezione della
conoscenza, del patrimonio e delle risorse biologiche.


d. Dovrebbe essere garantito che la protezione offerta alla conoscenza,
all'innovazione e alle pratiche indigene e tradizionali sia in accordo a
quanto stabilito nella Convenzione di Diversità Biologica (per esempio
negli Articoli 8j, 10c, 17.2 e 18.4) e dal Documento Internazionale sulle
Risorse Fitogenetiche. 

e. Dovrebbe essere tenuto in conto il diritto dei popoli indigeni e degli
agricoltori a continuare con le loro pratiche tradizionali di
immagazzinare, condividere e scambiare sementi, così come di coltivare,
raccogliere e utilizzare piante medicinali. 

f. Dovrebbe essere proibito ai ricercatori scientifici e alle corporazioni
di entrare in possesso e di brevettare sementi e piante medicinali
indigene, così come della conoscenza indigena riguardo a queste forme di
vita. Dovrebbe essere rispettato il diritto al consenso previamente
informato e al veto da parte dei popoli indigeni. 

Nel caso che queste proposte formulate in precedenza non possano essere
attese, esigiamo la cancellazione degli Accordi su Agricoltura, Prodotti
Forestali e TRIPs del WTO. 

Facciamo un appello agli stati membri del WTO affinché non permettano la
realizzazione di un nuovo round fintanto che non venga svolta una revisione
e una rettifica dell'attuazione degli accordi vigenti. Rifiutiamo le
proposte per un trattato d'investimenti, competizione, tariffe industriali
accelerate, e acquisizioni da parte dei governi, come la creazione di un
gruppo di lavoro sulla biotecnologia.

Esigiamo che il WTO venga riformato e divenga più democratico, trasparente
e responsabile. In caso che non venga fatto, esigiamo l'abolizione del WTO.

Esigiamo alle nazioni-stato membri del WTO di sottoscrivere l'adozione da
parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell'attuale testo della
Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e la
ratifica dell'accordo numero 169 dell'OIL. 

Convochiamo tutte le organizzazioni popolari e le Ong ad appoggiare la
Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni e di promuoverla tra tutti i
loro membri.

Comprendiamo che la filosofia che alimenta gli Accordi del WTO e i principi
e le politiche che promuove, si oppongono ai nostri valori fondamentali,
alla nostra spiritualità e alla nostra cosmovisione, così come alle nostre
idee e pratiche rispetto allo sviluppo, al commercio e alla protezione
dell'ambiente. Per questo, sfidiamo il WTO a ridefinire i suoi principi e
pratiche verso un paradigma di "comunità sostenibili", e che riconosca e
permetta la permanenza d'altre visioni del mondo e d'altri modelli di
sviluppo. Indubbiamente, i popoli indigeni sono i più pregiudicati dalla
globalizzazione e dagli Accordi del WTO. Tuttavia, crediamo che siamo noi a
poter offrire alternative viabili al modello di sviluppo dominante basato
sulla crescita economica e la promozione delle esportazioni. I nostri
sistemi di vita sostenibili e culture, conoscenze tradizionali, cosmologie,
spiritualità, valori di collettività, reciprocità, rispetto e riverenza
verso la Madre Terra, sono fondamentali per la ricerca di una società
trasformata in cui prevalga la giustizia, l'equità e la sostenibilità. 

Questa Dichiarazione del Caucus dei Popoli Indigeni è stata appoggiata da: 
Indigenous Environmental Network USA/CANADA, Seventh Generation Fund USA,
International Indian Treaty Council, Indigenous Peoples Council on
Biocolonialism, the Abya Yala Fund, and TEBTEBBA (Indigenous Peoples'
Network for Policy Research and Education), 
1 dicembre 1999,
Seattle, Washington, USA.

Le organizzazioni dei popoli indigeni, Ong's, e individui che desiderano
sottoscrive la presente Dichiarazione, possono inviare un email a: 
ien@igc.org o tebtebba@skyinet.net

tradotto da Consolato Ribelle del Messico-Brescia.





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