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(it) Condanna per Silvano e botte per i compagni

From tactical@tmcrew.org
Date Tue, 1 Feb 2000 12:46:26 -0500


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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
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From: El Paso <elpaso@ecn.org>

Sei anni e 10 mesi e' la condanna inflitta circa un'ora fa a silvano in
primo grado.
Alla sentenza sono seguiti subito i primi disguidi con le forze
dell'ordine, che non lasciavano allontanare i compagni che avevano
assistito al processo. Sono cominciati i tafferugli con la polizia che era
schierata su tre lati dell'incrocio in cui e' collocato il tribunale, per
chiudere l'accesso alle vie. Da subito celerini e caramba sono avanzati
verso il centro dell'incrocio, dividendo in due spezzoni i compagni. Alcuni
sono riusciti a defluire lungo l'unica via lasciata libera - evidentemente
per consentire di levarsi dai coglioni a chi ne aveva abbastanza, salvo poi
fermarlo. Il grosso che si trovava all'incrocio e' stato invece accerchiato
dagli agenti in assetto antisommossa e ha cercato di riparare in massa
all'asilo occupato di via alessandria, che dista solo pochi isolati. 
Al momento i compagni che sono restati in gruppo, circa un centinaio sono
assediati in via alessandia, all'interno dell'asilo; l'accesso al posto
occupato da parte degli altri gruppi sparsi per il quartiere puo' avvenire
solo dal lato piu' defilato, all'angolo tra via alessandria e via bologna.
Si tratta di stare all'occhio perche' gli sbirri hanno fermato 4-5 persone
gia' trasferite in questura e hanno pestato indiscriminatamente anche chi
cercava solo di avvicinarsi all'asilo individualmente. 
Attualmente una compagna e' in ospedale, accompagnata dall'avv. novaro. Non
si sa se i compagni in questura abbiano gia' dovuto presentare le nomine,
quindi non si conoscono ne' identita' dei fermati ne' eventuali capi
d'imputazione.

Stamattina (lunedi 31 gennaio) alle 9.00 sono iniziate 4 ore di camera di
consiglio. Alle 14.00 l'udienza e' proseguita per l'emissione della
sentenza, che e' avvenuta alle 14.30 circa.
Il presidio all'esterno si era formato dalla mattina, con sound system e
diffusione a palla di radio black out che seguiva in diretta la vicenda. 
Al momento della sentenza l'atmosfera all'esterno era quieta, vista la
gravita' del'attesa. Le forze dell'ordine avevano precedentemente
provveduto a bloccare via bologna, che era quindi chiusa al traffico.
Gia' dalle 14.00 non era ammesso l'accesso all'udienza dato che i compagni
avevano riempito l'area riservata al pubblico. A differenza delle udienze
scorse, non e' stato neanche concesso lo scambio tra chi assisteva e chi
era fuori.
La notizia della sentenza e' stata nonostante tutto accolta con
compostezza, per qualche istante: appena avuto sentore pero' che i compagni
non erano liberi di collegarsi al grosso di chi era fuori ci si e'
scagliati contro lo schieramento che impediva l'accesso al tribunale,
provocando l'avanzata degli altri schieramenti disposti sulle altre vie.
Non si e' pensato li' per li' a formare dei cordoni, per cui il gruppo
principale e' stato chiuso dagli sbirri ed e' stato 'scortato' sino
all'asilo, dove i compagni hanno trovato rifugio e sono ora sotto assedio.
Una cinquantina di persone e' sui tetti, un'altra cinquantina e' in strada,
a fronteggiare la sbirraglia prezzolata.
L'avvicinamento dall'esterno e' problematico, i pestaggi frequenti.
Radio black out sta invitando tutti a recarsi sul posto.


All'interno del tribunale

La sentenza giunge inaspettata sul piano delle risultanze processuali,
assolutamente inconsistenti, ma non sul piano politico, visto che siamo
ormai abituati ad assistere al ruolo servile della magistratura. 
A caldo si può supporre che vista l'enormita' della condanna il giudice
abbia accolto la quasi totalita' delle richieste del p.m., che era di 7 anni.
Si tratta di una sentenza di primo grado, per cui da oggi decorrono i
termini per ricorrere in appello.
I termini invece per il deposito della sentenza e' di trenta giorni, per
cui non sono ancora note le motivazioni dell'organo giudicante.
Attualmente e' arduo pensare a motivi convincenti, sotto il profilo
squisitamente legale. Infatti nel corso del dibattimento si e' assistito
allo sgretolamento costante delle 'prove granitiche' promesse dal p.m.
laudi. La totale inconsistenza delle accuse e' stata poi dimostrata nelle
udienze successive, dedicate alla requisitoria dell'organo inquirente.
Infatti, gli unici capi d'imputazione in grado di rimanere in piedi erano
quelli minori relativi alla contraffazione del bollo dell'auto e a piccoli
furti, fatti dichiarati peraltro spontaneamente dallo stesso silvano.

Val la pena di spendere due parole su tali capi d'imputazione. I fatti a
cui si riferiscono sono stati ampiamente illustrati al giudice da silvano
nel corso del dibattimento. Il quadro che ne e' emerso non e' quello
riconducibile ad un intento di sbarcare il lunario al limite della
legalità, per sopravvivere all'esistente. Silvano ha 'svelato' al giudice
la consapevolezza del compagno che rifiuta il dilemma: servire o comandare,
e sceglie di procurarsi da vivere con dignita', svolgendo periodicamente il
lavoro di fabbro e procurandosi quanto gli occorre per il proprio lavoro e
per l'esistenza propria e dei propri compagni.
Oltre a questi fatti minori gli veniva addebitata la contraffazione del
bollo relativo all'auto che guidava al momento del suo arresto. Anche
dietro a questa condotta non vi e' il meschino tentativo di risparmiare le
poche lire, da metter via per l'abbonamento dello stadio, bensi' la scelta
di non rispettare il divieto e i limiti posti continuamente ad un'esistenza
libera.
A ogni fatto silvano ha opposto il loro significato.
Non la semplice volonta' di delinquere ma la ricerca di nuovi schemi di
vita, di un'aggregazione sociale esente dai mercantilismi che regolano e
determinano oggi la convivenza umana. Una ricerca onesta di un'esistenza
libera che e' posta fuori legge dallo stato.

Prima che sia nota la motivazione della sentenza non e' possibile dare una
valutazione  precisa sul piano tecnico. 
Per chi ha seguito la vicenda giudiziaria e' in ogni caso evidente  che le
accuse non sono state accompagnate da nessuna prova a carico. Si tratta del
mancato rispetto di quello che oggi e' ancora un presupposto di legge, per
quel che ci frega.
E' ovvio che non e' il rispetto della legge che importa, neppure agli
inquirenti. Ecco perche' non importano le prove, non importa il processo:
come si e' gia' detto, l'obiettivo e' altrove.
Cosi' come non importava che sole e baleno fossero indagati o meno, e oggi
sappiamo che non lo erano neppure: non e' neccessario essere indagati,
oggi, per essere messi dentro.
Allo stato attuale dei fatti, sole e baleno sono morti perche' silvano non
ha pagato il bollo dell'auto.
Altro il pm non ha potuto provare, nonostante l'impiego del satellite, la
possibilita' di disporre totalmente di qualsiasi persona fisica, da
arrestare, detenere, interrogare, torturare, deportare altrove. Quel che
potevano fare - tutto! - l'hanno fatto.
Non e' stato dimostrato nulla perche' non c'era nulla. Quel che c'era,
silvano l'ha rivendicato con orgoglio, e per gli zelanti democratici, l'ha
ampiamente pagato con custodia cautelare in eccesso.
Il giudice ha ritenuto che i fatti denunciati dal pm sono provati. Resta da
vedere come, ma poco importa. Sappiamo che non importa neanche ai giudici.

Sul sito del paso www.ecn.org\elpaso e' di nuovo disponibile il materiale
dell'ex-CDA con gli aggiornamenti processuali.
Contiamo di sentire silvano entro sera.
State collegati.


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