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(ca) Centro di sterminio di Vilabona (Asturias) Dichiarazione

From Breccia rivista <breccia@ecn.org>
Date Sat, 9 Dec 2000 11:44:39 -0500 (EST)


di Michele Pontolillo(it)
Sender: worker-a-infos@ainfos.ca
Precedence: list
Reply-To: a-infos-d

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      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
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Comunico che dalle 12.00 del giorno 7 dicembre 2000 inizierò uno
sciopero della fame a oltranza.

A causa della persistenza della situazione fortemente repressiva che
si sta vivendo sia dentro che fuori delle carceri e dalla
legittimità che mi conferisce il diritto inalienabile dell'individuo
a ribellarsi di fronte alla prepotenza e l'arroganza di chi esercita
il Potere, comunico che dalle ore 12.00 del giorno 7 dicembre 2000
inizierò uno sciopero della fame a oltranza per le ragioni e i
contenuti che sono esposti a seguire.
Da alcuni anni osserviamo un importante indurimento dell'azione
repressiva degli Stati imperialisti europei, diretta a criminalizzare
e ridurre l'attivismo dei movimenti sociali e politici, tra loro, il
>movimento anarchico, molto radicato in paesi marcati da continue
lotte operaie e rivoluzionarie come è il caso dello stato spagnolo,
italiano o greco.
In qualsiasi direzione si guardi il panorama è desolante. La
ristrutturazione del capitalismo spinto dall'utilizzo in vasta scala
>delle tecnologie telematiche, ha aperto nuove contraddizioni che
molto difficilmente i governi potranno risanare grazie all'uso di
politiche di consenso. Gli stati, e per estensione la società nel suo
insieme, hanno dovuto adattarsi in qualsiasi modo alle nuove esigenze
di un capitalismo sempre più escludente.
Il ribasso dei costi di produzione, l'indice sempre più alto della
disoccupazione, la flessibilità e la precarizzazione del lavoro di
cui la conseguenza più immediata è stata la proletarizzazione di
ampi settori sociali, tradizionalmente vicini alla classe media, la
contrattazione della mano d'opera a basso costo proveniente dai
paesi del terzo mondo, lo smantellamento dello stato del benessere
sul quale risiedeva il patto sociale raggiunto tra proletariato e
borghesia, sono aspetti concludenti di una realtà che lascia
intravedere non solo un futuro incerto per tutti coloro che prendono
parte al processo di produzione e che sono rimasti intrappolati tra
la schiavitù del lavoro e la triste minaccia di andare ad aumentare
le liste dei disoccupati, ma anche una probabile radicalizazione del
conflitto di classe.
"L'incertezza e l'imprevedibilità del futuro, l'elevato numero degli
esclusi dal processo produttivo relegati ai margini di una vita
misera e fatta di sussistenza, pongono come interdetto il sistema di
sfruttamento".
Così descrive con opprimente realismo lo scrittore francese Jacques
Attali, questo nuovo scenario che si sta disegnando ad un ritmo
>veloce nell'occidente opulento, quello che hanno spazzato non è
stata l'Europa, ma una certa maniera di pensare l'ordine sociale, un
capitalismo completamente nuovo sta per sorgere, un capitalismo
globale che modificherà profondamente il ruolo degli Stati e nazioni
nel mondo. Un capitalismo spinto da nuove forze, da dove emergerà una
nuova élite e dove saranno proletarizzate l'insieme delle classi
tradizionali, presto rimarrà ,al posto dei salariati, un vasto
proletariato declassato; una super classe trionfante galleggerà
sulle acque fangose della miseria, mentre, il prezzo del successo di
alcuni si paga con l'emarginazione della maggioranza e con la
violenza dei declassati.
Di fronte a questa inquietante radiografia sociale, gli Stati
mostrano serie difficoltà a conservare il consenso verso le loro
istituzioni e le crescenti proteste popolari, alcune delle quali si
differenziano nettamente dalla linea di azione ufficiale di partiti
e sindacati, operaisti addomesticati e fedeli servitori dei loro
padroni, scegliendo forme di lotta autonoma e autogestita, lo
dimostrano. Qual'è la formula adottata dagli Stati per contenere
dentro dei limiti tollerabili il discontento generale e la
radicalizzazione delle lotte sociali? Nulla più che concedere ai
suoi organi tutto il potere, per far fronte a questa nascente
situazione, con una corrispondente enfasi possessiva e paranoica nel
perfezionamento dei suoi macchinari per la lotta anti terrorista,
l'ordine e la legge; eufemismi politici per il controllo e
l'eliminazione di tutti i dissidenti reali, potenziali o immaginari.
Il fatto che questa repressione utilizzi o no i suoi strumenti di
guerra ( polizia, pallettoni di gomma, proiettili di piombo,
montature giudiziarie arresti arbitrari ecc.) dipende dal livello
raggiunto dalla lotta di classe. Questo è il panorama del grande
spiegamento di tutti i suoi potenti mezzi coercitivi e repressivi
dei quali lo Stato sta facendo sfoggio negli ultimi tempi, segnale
inequivocabile che il conflitto tra sfruttati e sfruttatori è
aumentato considerevolmente. Le prime vittime degli attacchi
>repressivi dello Stato sono, naturalmente, i proletari ribelli che
hanno preso coscienza dalla propria condizione di sfruttati e il
fatto,che ricorrano in prima linea alla lotta contro il potere,ne e'
espressione.
Tra il proletariato che insorge, ci sono gli anarchici, disertori
dichiarati dall'imposizione dello stato e del capitale e provvisti
di un progetto politico e sociale assuefatto alle tesi socialiste,
>secondo le quali i lavoratori, che sono gli unici produttori di
ricchezza sociale, possono e devono emanciparsi dal dominio della
borghesia capitalista per essere una volta per tutte padroni delle
loro vite e del loro futuro.
Chiunque abbia, anche solo una vaga conoscenza dei principi che
incoraggiano l'anarchia, saprà che nell'antiautoritarismo più
viscerale e nell'anticapitalismo si basa la teoria e la pratica
anarchica.
Gli anarchici sono nemici dichiarati di tutte le gerarchie di
qualsiasi imposizione e dominio, di qualsiasi provenienza con
qualsiasi nome si chiami; apologisti della vita e della libertà,
dell'autodeterminazione e dell'indipendenza dell'individuo e dei
popoli a cui appartiene, desiderano una società autogestita come
l'unica base sulla quale è possibile costruire un mondo più giusto,
egualitario e libertario e qui allora, quando il proletariato si
prepara a prendere l'iniziativa di fronte al risveglio delle sue
ansie emancipate, come lo ha già fatto in varie occasioni lungo la
sua esistenza come classi, che lo Stato si toglie la maschera che
indossa e mostra la suo vero volto vile, violento e criminale, per
quanto possa essere mascherato con adorni liberali e democratici. I
metodi che utilizza lo Stato per terminare le rivolte proletarie
sono conosciuti da tutti, le sue mani sono macchiate di sangue
innocente.
Torna alla memoria l'infame ricordo dei GAL, il battaglione basco e
>spagnolo e altre bande armate e organizzate dallo Stato, che si
dedicavano a seminare paura e terrore, mentre la popolazione inerme
osservava attonita, come cadevano uno dietro l'altro quelli che
avevano cercato di criticare il sistema e lottare contro di esso.
Ricordiamo anche le bombe di piazza fontana e alla stazione di
Bologna, che hanno causato la morte di centinaia di persone, fatti
che al giorno d'oggi non sono ancora stati chiariti, malgrado il
tempo trascorso da quando si sono consumate queste atroci tragedie:
qualcosa si è mosso, almeno lo Stato italiano ha riconosciuto
>l'implicazione di certi suoi soggetti dei servizi segreti in questi
atti barbarici e criminali. Per quanto cerchino di nasconderla, tutti
>sappiamo la verità, gli attentati furono pianificati e ordinati
dalle più alte sfere del potere costituito: è stato il terrorismo di
Stato che nella ricerca disperata di contrastare l'enorme offensiva
rivoluzionaria del proletariato, impegnato a cambiare e trasformare
radicalmente la realtà, si rese responsabile della morte di
centinaia di innocenti.
Più recentemente, lo Stato italiano ha portato un gran numero di
anarchici di fronte ai suoi santi tribunali dell'inquisizione,
accusandoli di appartenere a un'inverosimile quanto grottesca
organizzazione armata, strutturata gerarchicamente con tanto di
capi, luogotenenti e commandi operativi. Tutto questo accompagnato
>da una forte campagna di criminalizzazione che ha dato luogo a una
vera caccia all'anarchico, chiunque parlasse di rivoluzione e di
comunismo libertario o avesse avuto qualsiasi contatto sporadico con
l'anarchismo, era sistematicamente perseguitato e incarcerato. La
>caccia non ha tardato a dare i suoi frutti portandosi via la vita
dei compagni anarchici Sole e Baleno, morti per opera e grazie allo
Stato, quando si trovavano sequestrati nelle sue immonde prigioni.
>Le cose non sono cambiate. Lo Stato continua a utilizzare le
montature politiche-giudiziarie, come arma per spegnere i fuochi
>della resistenza proletaria che sorgono li dove le contraddizioni
sociali sono più acute . E' il caso dei tre compagni anarchici di
Madrid, accusati di aver inviato dei pacchi bomba a giornalisti del
servizio della stampa spagnola più reazionaria. L'operazione viene
disegnata e perpetrata, come si usa in questi casi negli uffici del
ministero degli interni, la brigata provinciale di informazione o
altrimenti la polizia politica assicura che gli accusati compaiano
dinanzi all'autorità giudiziaria incaricata di aprigli le porte
>della prigione, dove impareranno cosa significa il dolore, la
sofferenza e l'impotenza. Le prove? mantenere relazioni con gli
anarchici e i proletari ribelli incarcerati.
Senza dubbio, per far sì che le montature giudiziarie abbiano
l'effetto desiderato, esse si servono del contributo di elementi
essenziali come il pubblico linciaggio, lo screditamento personale e
politico di chi subisce la rappresaglia, e la condanna morale dei
loro atti e del loro modo di essere, la loro sensibilità e il loro
pensiero. I mezzi di comunicazione dello Stato hanno un ruolo
cruciale e decisivo sotto questo aspetto, preparano il terreno per
far sì che la repressione possa agire impunemente, incaricandosi di
criminalizzare e infangare il nome di individui, gruppi, collettivi
considerati scomodi e fastidiosi dal potere.
Il gioco è uno dei più perversi che si possano immaginare: i
>giornalisti segnalano e accusano, i tribunali sentenziano e le
carceri eseguono.
Questi pedagoghi della coscienza di massa, così impegnati a
dimostrare l'indimostrabile, ovvero, che questo mondo così come è
organizzato è il migliore che abbiamo mai avuto, eccellenti
manipolatori della realtà e ineguagliabili artisti nel distorcerla,
chiamano col nome di bugia e calunnia la libertà d'espressione,
linciaggio mediatico il diritto di informazione, marchiano di
terrorismo la solidarietà attiva verso chi subisce la rappresaglia
politica ed è rinchiuso a vita nei centri di sterminio del capitale,
nascondono le torture e gli omicidi che si commettono
quotidianamente nei commissariati e nelle carceri, l'annichilimento
dei proletari ribelli nei moduli dell'isolamento sotto l'insegna dei
prigionieri FIES , la dispersione, la morte lenta e agonizzante dei
>prigionieri con malattie incurabili e in stato terminale,
appellandosi al potente e dogmatico Stato di Diritto. Di fronte a
uno scenario che potremmo definire dantesco, senza voler essere
troppo drammatici, ci sono solo due atteggiamenti: o la sottomissione
cieca e devota al dominio capitalista o la ribellione spontanea e
passionale contro tutto ciò che ci opprime e schiavizza.
- Chiusura dei moduli di isolamento e abolizione dell'archivio di
interni in osservazione speciale, FIES
- Fine della dispersione
- Libertà immediata per tutti i prigionieri con malattie
incurabili

ABBATTERE IL MURO DELLE GALERE !!!
VIVA L'ANARCHIA !!!

Michele Pontolillo, prigioniero anarchico italiano sequestrato nel
centro di sterminio di Villabona (Asturias).

C.P. de Villabona
Aptdo 33271 Gijon Asturies
(spagna)







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